INTERVISTA SENZA PARACADUTE N.14 ALL’ULISSE FUTURISTA
Vincenzo Tirella (classe 1970), originario di Mendrisio, risiede a Coldrerio. Ha studiato presso la Scuola Professionale Artigianale Industriale (SPAI), ottenendo il diploma di elettricista. Si è specializzato presso un rinomato studio ticinese di ingegneria di impianti elettrici, dove
ha lavorato come capoprogetto. È titolare della Engineering Consulting Promotion Sagl (CH) e cofondatore della Genergo S.r.l. (I). Ha ottenuto numerosi brevetti innovativi concessi a livello mondiale, alcuni in collaborazione con il Politecnico di Milano.
Caro Vincenzo,nella redazione del tuo profilo mi ha intrigato l’idea di intervistare un nuovo “Pico della Mirandola”: sono forse fuori strada?
Il paragone mi lusinga, ma preferisco restare con i piedi per terra: sono Vincenzo di Mendrisio, elettricista di formazione, con una curiosità che non si ferma mai. Ho avuto la fortuna di crescere tra due culture: quella svizzera, fatta di rigore, precisione e affidabilità, e quella italiana, più creativa e dinamica. Questa combinazione mi ha aiutato ad affrontare problemi complessi in modo pragmatico, cercando soluzioni che funzionassero davvero. Nel mio lavoro ho imparato una cosa semplice: quando qualcosa non funziona, non è un ostacolo astratto, ma un sistema fisico da capire e migliorare: un approccio che alla lunga ripaga.
Cosa muove la tua curiosità di inventore “pazzo”: vivi forse su Marte?
In realtà no. Il mio interesse non è Marte, ma ciò che va oltre: asteroidi come 16 Psyche e … molti altri simili nella fascia tra Marte e Giove. Si parla spesso del valore economico di questi corpi celesti, ma per me il punto di arrivo è un altro, ossia la possibilità, sul lungo periodo, di accedere a materie prime extraterrestri al fine di ridurre la pressione sulle limitate risorse del nostro Pianeta e, di conseguenza, le persistenti dinamiche di conflitti politico/sociali. Io continuo comunque a vivere e lavorare qui, vicino al confine, come molte altre persone. Non penso a “scappare dalla Terra”, ma a migliorare ciò che possiamo fare oggi, pensando al nostro Futuro. Da questa idea nasce il sistema di propulsione su cui sto ancora lavorando. In un arco di soli 18 mesi – e non anni – siamo riusciti a realizzare e portare in orbita tre missioni consecutive, utilizzando come vettore spaziale Falcon 9 di Space X: tutte con esito positivo. Il sistema è stato quindi testato in più missioni in orbita, accumulando oltre mille ore
di funzionamento e centinaia di accensioni, con effetti misurabili anche con parametri orbitali pubblici.
Non è un concetto teorico: è qualcosa che sta già operando e sviluppandosi nello spazio.
Ti concedo di non perderti in castelli in aria. Ma sei forse diventato un seguace di Elon Musk: “dobbiamo diventare una specie multiplanetaria”?
Rispetto molto le visioni di Musk. Portare l’umanità oltre la Terra è un obiettivo importante. Il mio approccio è però diverso: lavoro su ciò che rende possibile quel Futuro, migliorando l’efficienza e la sostenibilità degli attuali sistemi spaziali. Se riuscissimo a rendere i satelliti più efficienti, più puliti e con capacità operative più lunghe, staremmo costruendo le basi del futuro dell’Umanità. Non sono dichiarazioni astratte: sono piccoli passi concreti e indispensabili.
Per il fine settimana del 1° maggio, te la senti di lanciare un messaggio ai lavoratori?
Per il 1° maggio ai lavoratori vorrei dire questo: continuate a fare bene il vostro lavoro, anche quando sembra invisibile. Molte delle cose più avanzate nascono da competenze tecniche solide e da persone che ogni giorno fanno il proprio mestiere con serietà e zelo. L’innovazione non arriva solo da grandi idee, ma da chi costruisce, testa, migliora e non si accontenta del “funziona abbastanza”. Che si tratti di un’infrastruttura, di un impianto o di un sistema spaziale, alla base vi sono sempre mani e menti che stanno lavorando con precisione e responsabilità.
Mi sento un po' Ulisse, ma non nel senso del viaggiatore epico. Piuttosto nell’ottica che la conoscenza sia un percorso continuo: non si tratta necessariamente di andare lontano, ma di capire sempre meglio ciò che abbiamo davanti a noi.
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L’Intervista mi conferma nell’imperatività dell’epopea omerica … come se Vincenzo impersonasse un neo-Ulisse: simbolo della Curiosità Umana, che deborda i confini del sapere, rammentandoci come nati non fummo “a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”! Virtù, queste ultime, che vengono trasmesse dalle Scuole Tecniche Professionali: modello formativo (gioiello) che la Svizzera deve saper difendere e promuovere nel mondo!
