Nagorno-Karabakh, appello di CSI alla Svizzera: “Un forum per la pace al vertice di Erevan”

Scritto il 05/05/2026
da team.redazione


Nel contesto di un’Europa chiamata a ridefinire equilibri e priorità geopolitiche, il conflitto irrisolto del Nagorno-Karabakh torna al centro dell’attenzione internazionale. In occasione dell’ottavo vertice della Comunità politica europea (CPE), in corso a Erevan, Christian Solidarity International (CSI) ha rivolto un appello diretto al presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin affinché promuova concretamente un’iniziativa di pace.
Come sottolineato nel comunicato stampa diffuso il 4 maggio 2026, l’organizzazione umanitaria invita la Svizzera a farsi promotrice di un forum internazionale dedicato al Nagorno-Karabakh, sfruttando la presenza dei leader europei riuniti nella capitale armena . L’obiettivo è riportare al centro del dibattito politico una crisi che, nonostante la sua gravità, rischia di essere marginalizzata nel panorama internazionale.
Il contesto è segnato dagli eventi del settembre 2023, quando l’Azerbaigian ha lanciato un’offensiva militare nella regione, preceduta da un lungo assedio durato nove mesi. L’operazione ha portato alla fuga forzata della popolazione armena locale, modificando radicalmente la composizione demografica dell’area. Secondo CSI, non può esistere una pace duratura senza giustizia: un principio ribadito nel comunicato, che richiama anche le indicazioni della Corte internazionale di giustizia sul diritto al ritorno degli armeni nelle loro terre ancestrali .
In questo quadro, la proposta di un forum per la pace assume un valore strategico. La sua realizzazione trova già un fondamento politico nella mozione 24.4259 approvata dal Parlamento svizzero nel marzo 2025, che impegna il Consiglio federale a promuovere un’iniziativa internazionale sul tema . CSI chiede ora che questo mandato non resti sulla carta, ma venga tradotto in azione concreta proprio in occasione del vertice di Erevan.
Il presidente internazionale di CSI, John Eibner, ha invitato esplicitamente Parmelin a inserire la questione nell’agenda dei lavori della CPE, sottolineando come la credibilità della Svizzera nella difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto passi anche dalla capacità di dare seguito a tale iniziativa. Le scelte politiche in questo ambito, si evidenzia, avranno conseguenze che vanno oltre il destino della comunità armena del Karabakh, toccando più in generale il ruolo dell’Europa nella gestione dei conflitti .
Un segnale di attenzione è arrivato anche dall’incontro tenutosi il 30 aprile 2026 a Berna, dove una delegazione di rappresentanti del Nagorno-Karabakh ha dialogato con parlamentari svizzeri. In quell’occasione, Ashot Danielyan, presidente dell’Assemblea nazionale dell’Artsakh, ha espresso gratitudine per l’impegno della Svizzera e ha ribadito la disponibilità degli armeni del Karabakh a partecipare a negoziati pacifici, escludendo il ricorso alla violenza .
Le aspettative nei confronti di un eventuale forum sono elevate. Per la popolazione sfollata, rappresenterebbe una concreta possibilità di ritorno in condizioni di sicurezza e dignità. Allo stesso tempo, costituirebbe un banco di prova per la diplomazia multilaterale europea, chiamata a dimostrare efficacia in uno scenario complesso e altamente sensibile.
In definitiva, l’appello di CSI si inserisce in un momento cruciale: mentre i leader europei discutono di unità e stabilità, la questione del Nagorno-Karabakh pone una domanda fondamentale sulla coerenza tra principi dichiarati e azioni concrete. La risposta potrebbe emergere proprio da Erevan.