Una Svizzera che cresce troppo rapidamente, un Ticino sempre più sotto pressione e il timore che i giovani siano costretti a cercare opportunità oltre Gottardo. Sono questi i temi centrali affrontati questa mattina al Palazzo dei Congressi di Lugano, dove il comitato ticinese a sostegno dell’Iniziativa per la sostenibilità «No a una Svizzera da 10 milioni!» ha presentato le proprie argomentazioni in vista della votazione federale del prossimo 14 giugno.
La conferenza stampa, registrata integralmente da Chiasso TV e pubblicata insieme a questo articolo, ha visto la partecipazione di esponenti dell’UDC, della Lega dei Ticinesi, del PLR e dei movimenti giovanili legati ai rispettivi partiti. I relatori presenti: Marco Chiesa, Piero Marchesi, Lorenzo Quadri, Anastassiya Fellmann, Didier Gaberell e Leonardo Ruinelli.
Nel comunicato diffuso alla stampa, il comitato sottolinea come la Svizzera stia vivendo una crescita demografica considerata ormai “fuori controllo”. Secondo i promotori, dall’introduzione della libera circolazione delle persone la popolazione residente sarebbe aumentata di quasi due milioni di abitanti, portando il Paese verso la soglia simbolica dei 10 milioni. Una trasformazione che, a loro avviso, avrebbe effetti diretti su territorio, infrastrutture, traffico, mercato immobiliare e qualità di vita.
Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione ticinese. Il comitato parla di una pressione crescente sul mercato del lavoro cantonale, ricordando la presenza di quasi 80 mila frontalieri e denunciando fenomeni come dumping salariale ed “effetto sostituzione”. Nel testo si legge infatti che “troppi residenti vedono il proprio potere contrattuale indebolito, troppi salari restano compressi, troppe famiglie fanno fatica a costruire una prospettiva stabile”.
Uno dei passaggi più forti riguarda il futuro delle nuove generazioni ticinesi. Secondo il comunicato, circa 800 giovani lascerebbero ogni anno il Cantone per trasferirsi oltre Gottardo alla ricerca di migliori prospettive professionali. Una dinamica definita dai promotori come “un impoverimento umano, sociale ed economico”, capace di sottrarre al Ticino energie, competenze e futuro.
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema del consumo di territorio. Il comitato sostiene che la crescita della popolazione comporti un aumento costante della cementificazione e della pressione sulle infrastrutture pubbliche. Nel documento si legge che “ogni secondo in Svizzera viene cementificato circa un metro quadrato di superficie verde”, con conseguenze sulla qualità della vita e sulla sicurezza alimentare.
L’Iniziativa per la sostenibilità propone un principio preciso: la popolazione residente permanente non dovrebbe superare i 10 milioni di abitanti prima del 2050. Qualora si raggiungesse la soglia dei 9,5 milioni, il Consiglio federale e il Parlamento sarebbero chiamati ad adottare misure correttive, in particolare nei settori dell’asilo, del ricongiungimento familiare e delle ammissioni provvisorie.
Nel corso della conferenza stampa non sono mancati gli attacchi agli oppositori dell’iniziativa, accusati di minimizzare problemi che, secondo il comitato, sarebbero già visibili nella quotidianità: aumento degli affitti, infrastrutture sature, traffico, costi sociali e perdita di prospettive per le giovani generazioni. Il messaggio politico lanciato da Lugano è stato quindi chiaro: tornare a una gestione autonoma dell’immigrazione per proteggere salari, territorio e qualità di vita.
La votazione federale del 14 giugno si preannuncia dunque come uno dei temi politicamente più sensibili delle prossime settimane. In Ticino, dove il dibattito sulla libera circolazione e sui frontalieri resta particolarmente acceso, il confronto appare destinato a intensificarsi ulteriormente nei giorni che precederanno il voto.
Svizzera da 10 milioni? Il comitato ticinese rilancia il SÌ all’Iniziativa per la sostenibilità
Scritto il 19/05/2026
da Giacomo Morandi
