Svizzera da 10 milioni? Luca Guidicelli tra immigrazione, identità e pragmatismo

Scritto il 22/05/2026
da Giorgio Grandini


INTERVISTA SENZA PARACADUTE N.16 ALL’AVVOCATO FUTURISTA

Luca Guidicelli (classe 1970), nasce a Lugano dove svolge l’attività di avvocato, dopo aver studiato giurisprudenza all’Università di Friburgo (specializzandosi nei campi del diritto civile ed ecclesiastico). Ha pubblicato numerose opere di diritto esecutivo/fallimentare.

Caro Luca,
sapendoti fine cultore dello studio delle Religioni, mi potresti chiarire cosa distingue, tra le Dottrine monoteistiche, l’Islam dal Cristianesimo o
dall’Ebraismo?

Ti rispondo con conoscenza di causa, avendo letto la Bibbia, i Vangeli e il Corano. Quello che posso dirti, per sintetizzare un po’ queste religioni, è che l’Islam si rifà alla Bibbia e crede che Gesù sia stato un profeta (non Dio in Terra, come invece affermano i Cristiani). Dunque l’elemento comune a tutte e tre queste religioni monoteiste è la Bibbia. Ora però, a parte l’unanimità sul testo sacro di base, le tre religioni sono diverse tra loro per ragioni certamente religiose, ma anche storico-politiche. I Cristiani sono una costola degli Ebrei, perché ritengono che le profezie sul ritorno di Dio in Terra si siano avverate con la presenza di Gesù. In questo senso i Musulmani sono più coerenti con gli Ebrei e considerano Gesù solo un profeta, al pari di Maometto. Anche quest’ultimo ha ricevuto un messaggio divino che si è limitato a trascrivere nel Corano.
Tanto per fare una metafora culinaria è un po’ come se tutti e tre mangiassero gli spaghetti (Dio), calcando un po’ di più rispetto agli altri sull’olio, l’aglio o il peperoncino.

Che riflessi avrebbe l’accettazione dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” sull’identità del nostro Paese: genererebbe uno scontro identitario o religioso?

Premetto che le problematiche che vediamo in altri Paesi (Francia, Belgio, Germania, Italia) non mi sembrano così esacerbate in Svizzera. Tuttavia, in comune con queste Nazioni, condividiamo il fatto che l’Islam non vuole sedersi ad un tavolo con lo Stato per dichiarare il rispetto prioritario del diritto nazionale e così beneficiare come altre Chiese (penso a quella ebraica o a quelle cristiane) di diversi vantaggi. Certo però che se l’Islam non vuole, o non può, sottrarsi alla legge della Sharia, presto o tardi, qualche problema emergerà. Non vorrei comunque confondere questa tematica con quella dell’iniziativa popolare, anche se comprendo che l’accostamento possa costituire uno degli argomenti per il sì o per il no.
I problemi a mio modo di vedere più importanti sono legati alla delinquenza, all’eccessivo ricorso all’assistenza giudiziaria (dopo aver esaurito i diritti della disoccupazione), alla scarsa integrazione dei familiari dei lavoratori.

Le limitazioni previste dall’iniziativa sono dei “taglioni” o strumenti giuridici per regolare un’incontrollata immigrazione in Svizzera?

Comprendo bene la domanda, ma posso affermare, da giurista, che l’iniziativa non fa nulla di diverso dalle tantissime iniziative sottoposte al voto popolare: proporre una modifica costituzionale che viene poi ripresa dal Parlamento, che adotta le necessarie disposizioni per dar seguito alla volontà del Sovrano.
Se il popolo dovesse accettare l’Iniziativa, non vedo come il Parlamento dovrebbe applicare dei “taglioni” o “bandi medievali” (per esempio: espulsioni forzate o sterilizzazione). Un limite di 10 mio di abitanti in Svizzera si potrà probabilmente rispettare, ma occorrerà mostrare una certa dose di pragmatismo, lungimiranza e previdenza. Non penso infatti che se dovessimo un giorno raggiungere tale soglia, si negherebbe il permesso di lavoro ad uno scienziato del CERN, ad un professore universitario o ad un pensionato miliardario (che vuole trascorrere i suoi ultimi anni in Svizzera). E non
penso nemmeno che se, per contingenze imprevedibili, il mercato dell’edilizia necessitasse urgentemente di 10’000 lavoratori straordinari, ciò costituirebbe un ostacolo.
La legge dovrà quindi essere costruita sapientemente in Parlamento.

Da giurista, quale “fervorino” ti senti di lanciare agli elettori ticinesi?

Rifacendomi alla mia precedente metafora sulla ricetta degli spaghetti aglio, olio e peperoncino, consiglierei di gustare il piatto come più vi piace, senza mescolare però troppo gli argomenti religiosi nelle vostre riflessioni. Di certo non sarò io a convincervi per l’una o per l’altra risposta, ma vi invito - anche se pensate di aver già preso la vostra decisione - ad immaginare una serie, come quelle che si vedono sulle varie piattaforme di streaming. Immaginate un futuro con anche solo il 50% in più di abitanti … pensate a come si farà a trovare un alloggio conveniente in un posto dove i vicini siano un po’ come voi e vogliano pace e tranquillità; ragionate su come sarà il mercato dell’occupazione con sempre più concorrenti per un posto di lavoro; meditate anche però a quante persone in più occorrerà sostenere in caso di crisi economica; riflettete se la vostra sicurezza potrebbe essere la stessa di oggi; ponderate se per andare al lavoro ci fossero il doppio di macchine. Insomma provate a pensare alla vostra vita attuale aggiungendo il 50% di persone e … decidete se quel pensiero vi piaccia o no.

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Da laico mi inchino alla saggezza di chi parla perché le cose le conosce e arrivo alla conclusione che il minimo comune denominatore sia sempre: “Libera Chiesa in libero Stato”, ma con la doverosa precisazione che i codici religiosi (Sharia) non stravolgano le tradizioni e la convivenza civile.
Il 14.06.2026 voterò quindi un Sì convinto all’Iniziativa.