Domenica 31 maggio alle ore 11, Casa Pessina a Ligornetto inaugura la nuova stagione di mostre fotografiche del Museo d’arte Mendrisio con “Scappato di casa”, il nuovo progetto dell’artista ticinese Jean-Marie Reynier. Un’esposizione intensa e profondamente personale che raccoglie sessanta opere realizzate negli ultimi cinque anni attraverso diverse tecniche analogiche - tirature inedite, Polaroid e Instax - e che segna il ritorno della fotografia al centro della sua ricerca artistica.
Nato a Lugano nel 1983, Reynier si è formato al CSIA e successivamente alla HEAD di Ginevra, sviluppando negli anni un percorso multidisciplinare che lo ha portato a confrontarsi con incisione, pittura, collage, installazione, editoria e curatela. Artista, critico e curatore, ha esposto in Svizzera e all’estero ed è presente in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui quella del Cantone Ticino.
Negli ultimi anni, tuttavia, la fotografia è tornata ad assumere per lui un ruolo centrale. Non come semplice strumento documentario, ma come mezzo fragile e ambiguo attraverso cui interrogare il rapporto tra presenza e sparizione, memoria e perdita. In alcuni testi recenti legati alla sua ricerca, Reynier parla apertamente della fotografia come di un tentativo di confrontarsi con ciò che inevitabilmente svanisce: il tempo vissuto, gli affetti, le emozioni che nessuna immagine può davvero trattenere.
“Scappato di casa” nasce proprio da questa tensione. Le immagini esposte a Casa Pessina sembrano emergere da una dimensione sospesa, quasi onirica, nella quale il quotidiano perde i suoi contorni rassicuranti e si trasforma in traccia emotiva. Paesaggi avvolti nella nebbia, volti sfocati, figure riprese di spalle, oggetti lasciati su un letto d’ospedale, scorci lacustri dove acqua e cielo si confondono: ogni fotografia sembra custodire una presenza che allo stesso tempo si rivela e si allontana.
L’allestimento evita volutamente la narrazione lineare. Non c’è un racconto cronologico o didascalico, ma un percorso fatto di frammenti, di apparizioni, di accostamenti che invitano il visitatore a costruire un proprio spazio interiore. Persino gli elementi più semplici — una margherita, un drago di gomma, un teschio appoggiato accanto a un oggetto quotidiano — assumono una dimensione simbolica, evocando insieme ironia, precarietà e meditazione sul tempo.
Il titolo stesso della mostra, “Scappato di casa”, sembra suggerire una condizione esistenziale più che biografica. Non soltanto il distacco da un luogo fisico, ma una sensazione di spaesamento emotivo e identitario che attraversa molte delle opere. Una fuga che forse coincide con il tentativo di guardare il mondo senza più protezioni, lasciando emergere fragilità e vulnerabilità.
La scelta della fotografia analogica contribuisce in modo decisivo a questa atmosfera. Polaroid e Instax, con le loro imperfezioni, i colori instabili e la materialità immediata dell’immagine, diventano parte integrante del discorso artistico. In un’epoca dominata dalla produzione digitale infinita e dalla sovraesposizione visiva, Reynier sembra cercare invece il limite, l’errore, la possibilità che qualcosa rimanga incompleto o indefinito.
Il progetto inaugura anche una nuova stagione espositiva per Casa Pessina, spazio che negli ultimi anni si è progressivamente affermato come luogo dedicato alla fotografia contemporanea e alla ricerca visiva nel Mendrisiotto. La mostra rappresenta dunque non soltanto un appuntamento artistico, ma anche un’occasione per riflettere sul ruolo della fotografia contemporanea in un territorio che continua a coltivare una forte sensibilità culturale.
Osservando le immagini di Reynier, emerge una domanda che attraversa silenziosamente tutta l’esposizione: che cosa resta davvero di un’esperienza vissuta quando il momento è ormai passato? La fotografia può conservare un frammento di verità o registra soltanto il vuoto lasciato dal tempo? “Scappato di casa” non offre risposte definitive, ma accompagna il visitatore dentro questa inquietudine con delicatezza, lucidità e una rara intensità poetica.
Jean-Marie Reynier torna alla fotografia con “Scappato di casa”: a Casa Pessina un viaggio tra memoria, assenza e quotidianità
Scritto il 26/05/2026
da team.redazione
