Il dibattito sulla gestione della migrazione e delle procedure d'asilo torna al centro della politica federale. Con una nuova mozione indirizzata al Consiglio federale, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri propone infatti di avviare un progetto pilota finalizzato all'esternalizzazione delle procedure d'asilo, prendendo spunto dalle recenti evoluzioni della politica migratoria europea.
La richiesta è chiara: il Governo dovrebbe elaborare e realizzare un programma sperimentale che preveda la partecipazione della Svizzera a un cosiddetto «hub di rimpatrio» situato in un Paese terzo considerato sicuro oppure, in alternativa, la creazione di una struttura analoga, eventualmente in collaborazione con altri Stati partner. L'obiettivo dichiarato è quello di rafforzare gli strumenti a disposizione della Confederazione per la gestione della migrazione irregolare e per l'esecuzione dei rimpatri delle persone che non hanno diritto a rimanere sul territorio svizzero.
La proposta si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da importanti cambiamenti. Secondo quanto evidenziato nella motivazione della mozione, l'Unione europea sta infatti procedendo a una revisione profonda delle proprie politiche migratorie. Tra gli elementi più significativi figura il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, sul quale Parlamento e Consiglio dell'UE hanno recentemente raggiunto un accordo politico. Lo scopo dichiarato è rendere più rapide ed efficaci le procedure di allontanamento delle persone che non dispongono di un diritto di soggiorno nei Paesi membri.
Tra le novità previste emerge la possibilità di creare centri o hub di rimpatrio in Paesi terzi. Si tratta di strutture destinate ad accogliere persone soggette a decisioni di allontanamento, con l'intento di facilitare l'esecuzione dei rimpatri e di ridurre gli incentivi all'immigrazione irregolare. Secondo i sostenitori di questo approccio, tali strumenti potrebbero contribuire a rendere più credibile ed efficace l'intero sistema di gestione migratoria. I critici, al contrario, sollevano interrogativi sul rispetto dei diritti fondamentali, sulle garanzie giuridiche e sulla concreta applicabilità di queste soluzioni nel lungo periodo.
Anche in Svizzera il dibattito sull'esternalizzazione delle procedure d'asilo è aperto da diversi anni. La nuova mozione si inserisce infatti in un percorso politico già avviato dallo stesso Lorenzo Quadri. Nel 2021 il consigliere nazionale ticinese aveva presentato la mozione «Svizzera sulla falsa riga della Danimarca, creare centri asilanti in paesi extraeuropei» (21.3785), con la quale proponeva di sviluppare una base legale per istituire strutture destinate ai richiedenti l'asilo al di fuori dell'Europa, ispirandosi al modello danese allora in discussione. Tre anni più tardi è seguito un nuovo intervento parlamentare, la mozione «Asilo. Anche la Svizzera deve applicare il modello Ruanda» (24.3628), che invitava il Consiglio federale a valutare soluzioni analoghe a quelle adottate o studiate da altri Paesi europei per trasferire in Stati terzi sicuri parte della gestione delle domande d'asilo.
La proposta attuale rappresenta dunque un ulteriore sviluppo di una linea politica perseguita da tempo dal parlamentare della Lega dei Ticinesi. Rispetto alle precedenti iniziative, tuttavia, il nuovo testo punta in modo specifico alla realizzazione di un progetto pilota concreto, con l'obiettivo di verificare sul campo la fattibilità operativa di un sistema di esternalizzazione delle procedure e dei rimpatri.
Un elemento centrale della nuova mozione è rappresentato da uno studio commissionato dal Consiglio federale e pubblicato nell'aprile 2026, secondo il quale l'esternalizzazione delle procedure d'asilo sarebbe, almeno in linea di principio, realizzabile. Lo stesso rapporto evidenzierebbe inoltre come i centri di rimpatrio situati in Paesi terzi richiedano standard inferiori rispetto ad altre forme di esternalizzazione, risultando quindi più facilmente attuabili sul piano pratico.
Per Lorenzo Quadri queste conclusioni dovrebbero spingere la Svizzera ad assumere un ruolo più attivo. Nella motivazione della mozione viene infatti criticato quello che viene definito un atteggiamento eccessivamente attendista da parte del Consiglio federale. Il Governo ha dichiarato di voler valutare un'eventuale partecipazione a modelli sviluppati da altri Paesi europei qualora dovessero dimostrarsi efficaci. Secondo il parlamentare ticinese, invece, la Confederazione dovrebbe anticipare i tempi e sperimentare direttamente una soluzione pilota, contribuendo così allo sviluppo di nuovi strumenti operativi nel settore migratorio.
Secondo il testo depositato alle Camere federali, attendere che siano altri Stati a compiere i primi passi significherebbe rinunciare alla possibilità di acquisire esperienza diretta e di contribuire in prima persona alla definizione di nuovi modelli di gestione migratoria. Da qui la richiesta di passare dalla fase di studio e osservazione a quella della sperimentazione concreta.
La proposta riapre dunque una discussione destinata a suscitare interesse e polemiche. Da un lato vi è la volontà di rendere più efficaci le procedure di allontanamento e di contenere la migrazione irregolare; dall'altro restano aperte questioni giuridiche, diplomatiche e umanitarie che accompagnano ogni progetto di trasferimento delle procedure d'asilo o dei rimpatri al di fuori dei confini nazionali.
Sarà ora il Parlamento federale a esaminare la mozione e a decidere se la Svizzera debba limitarsi a osservare le esperienze europee oppure assumere un ruolo pionieristico nella sperimentazione di nuovi modelli di gestione dell'asilo e dei rimpatri. Una scelta che potrebbe contribuire a ridefinire uno dei temi più sensibili e dibattuti della politica svizzera contemporanea.
Asilo, Quadri rilancia: «La Svizzera avvii un progetto pilota per esternalizzare le procedure»
Scritto il 03/06/2026
da team.redazione
