Tassa sulla salute ai frontalieri: la perizia dà ragione a Vitta. Il PLR chiede a Berna di intervenire e sostiene il blocco dei ristorni

Scritto il 04/06/2026
da team.redazione


La controversa "tassa sulla salute" destinata ai lavoratori frontalieri torna al centro del dibattito politico tra Svizzera e Italia. A riaccendere il confronto è una perizia giuridica commissionata dal Consiglio di Stato ticinese e affidata al professor Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario dell'Università di Friborgo. Secondo le conclusioni dell'esperto, la misura allo studio in Italia non può essere considerata una semplice tassa di scopo, bensì una vera e propria imposta. Un elemento che, se confermato sul piano politico e diplomatico, potrebbe avere conseguenze rilevanti nei rapporti fiscali tra i due Paesi.
La questione riguarda il contributo che l'Italia intende introdurre per alcune categorie di frontalieri residenti nelle province di confine e occupati in Svizzera. L'obiettivo dichiarato sarebbe quello di finanziare il Servizio Sanitario Nazionale nelle aree interessate dal fenomeno del frontalierato. Tuttavia, la proposta ha suscitato fin dall'inizio forti perplessità in Ticino, poiché i lavoratori interessati risultano già assicurati e coperti dal sistema sanitario svizzero. Da qui il timore che il nuovo prelievo possa tradursi in una forma di doppia imposizione fiscale.
Secondo quanto emerge dalla perizia del professor Hinny, la natura giuridica del prelievo appare infatti incompatibile con la definizione di semplice contributo sanitario. La conclusione è netta: si tratta di un'imposta e, in quanto tale, rischia di entrare in conflitto con gli accordi internazionali esistenti tra Svizzera e Italia in materia di doppia imposizione. Una valutazione che rafforza la posizione sostenuta negli ultimi mesi dal Consigliere di Stato Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia, il quale aveva più volte espresso dubbi sulla legittimità della misura italiana.
Per il Partito Liberale Radicale ticinese la pubblicazione della perizia rappresenta un punto di svolta. In un comunicato diffuso da Bellinzona, il partito sostiene che le conclusioni dell'esperto rendano ormai necessario un intervento deciso da parte della Confederazione nei confronti delle autorità italiane. Secondo il PLR, Berna dovrebbe abbandonare l'atteggiamento prudente mantenuto finora e far valere con maggiore determinazione gli interessi del Canton Ticino e dei lavoratori coinvolti. Nel mirino dei liberali radicali vi è in particolare la cautela mostrata dal Consiglio federale nelle ultime settimane e dal capo del Dipartimento federale dell'economia Guy Parmelin.
La posta in gioco va oltre la sola questione fiscale. Da anni il tema dei frontalieri rappresenta uno dei dossier più delicati nei rapporti tra Ticino e Lombardia, intrecciando aspetti economici, occupazionali e politici. L'eventuale introduzione di una nuova imposizione a carico dei lavoratori impiegati in Svizzera rischierebbe infatti di alterare gli equilibri raggiunti con il nuovo accordo fiscale tra i due Paesi, entrato in vigore dopo un lungo e complesso negoziato.
È in questo contesto che torna d'attualità una proposta avanzata da Christian Vitta già nei mesi scorsi: il blocco totale o parziale dei ristorni fiscali versati all'Italia. I ristorni rappresentano una quota delle imposte pagate dai frontalieri che la Svizzera trasferisce alle amministrazioni italiane di confine in virtù degli accordi bilaterali. Per il PLR, qualora Roma dovesse perseverare nell'introduzione della tassa sulla salute nonostante le conclusioni della perizia, la sospensione di tali versamenti costituirebbe una misura legittima di tutela degli interessi ticinesi e del mercato del lavoro cantonale.
La vicenda si avvia dunque verso una nuova fase, che potrebbe assumere una dimensione diplomatica oltre che giuridica. Da una parte vi è la volontà italiana di reperire risorse per il sistema sanitario delle zone di confine; dall'altra vi è la convinzione, sostenuta ora anche da una perizia specialistica, che il nuovo prelievo non sia compatibile con gli accordi fiscali internazionali vigenti.
La proposta di sospendere totalmente o parzialmente i ristorni all'Italia non nasce peraltro oggi. Negli ultimi mesi l'ipotesi era già stata evocata da diversi esponenti del Governo ticinese, tra cui il direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia Christian Vitta, ma aveva trovato sostegno anche in altri settori della politica cantonale. Sulla questione si erano infatti espressi favorevolmente anche il consigliere di Stato Norman Gobbi e il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, mentre il tema era approdato a Berna attraverso interventi parlamentari promossi da esponenti della Lega.
La novità è che ora la perizia del professor Pascal Hinny fornisce una base giuridica autorevole alle preoccupazioni espresse dal Ticino. Secondo il PLR, le conclusioni dell'esperto rendono necessario un intervento più deciso della Confederazione nei confronti delle autorità italiane e rafforzano la legittimità di eventuali misure di risposta qualora Roma dovesse procedere con l'introduzione della tassa sulla salute.
Resta ora da capire quale sarà la reazione del Consiglio federale e se Berna deciderà di assumere una posizione più incisiva nei confronti dell'Italia. La perizia richiesta dal Consiglio di Stato potrebbe infatti rappresentare un punto di svolta in una controversia che tocca non solo i frontalieri, ma più in generale i delicati equilibri fiscali e istituzionali che regolano i rapporti tra Svizzera e Italia nelle regioni di confine.