INTERVISTA SENZA PARACADUTE N.19 ALL’IRANIANA FUTURISTA
Paria Shahrabi (classe 1979) è nata in Iran, nella regione del Kurdistan. Si è trasferita poi a Teheran, dove ha studiato Graphic Design (Comunicazione Visiva). Sposata, ha una figlia adolescente. Successivamente è emigrata in Svizzera, lavorando come traduttrice/interprete e mediatrice culturale. Collabora inoltre con la Segreteria di Stato della migrazione.
Cara Paria,
da esperta mediatrice culturale, quali sono i tuoi rapporti con i Media?
Anche se possiedo il passaporto svizzero, l’Iran è rimasto nel mio cuore: in casa parlo persiano con mio marito e con mia figlia di 14 anni.
In Ticino, come un po’ in tutto il mondo, l’informazione mainstream è dettata dai più forti (quelli che vincono o si vorrebbe vincessero).
Nessuno si è chiesto come sia stato possibile al Governo bloccare internet per 88 giorni e propagandare nel contempo urbi et orbi le immagini dei sostenitori di Khamenei (che rappresentano solo il 10% della popolazione) in festa!
Inoltre solo i giornalisti delle principali reti internazionali (BBC e CNN) sono stati autorizzati a realizzare reportage in Iran, omettendo ovviamente di commentare l’arresto degli oppositori politici e le esecuzioni sommarie in piazza.
Fortunatamente esistono i Social Media e non solo la realtà falsata propinata dai Media al servizio dello stato deviato.
Quali sono le tue critiche al Regime iraniano?
Provengo da una famiglia istruita e conosco molto bene il Paese. Al Regime non interessa l’Iran come Nazione: il suo obiettivo principale è il proselitismo dell’ideologia teocratica.
Io sono musulmana sciita e ricordo di aver vissuto un altro Islam, basato sull’amore e sul rispetto del prossimo.
Per molti iraniani esiste oggi una distinzione netta tra l’Iran e la Repubblica Islamica.
Le ambasciate rappresentano la Repubblica Islamica, non il Popolo iraniano. Per esempio, l’ambasciata a Roma ha pubblicato sul suo sito un appello a chiunque volesse immolarsi al martirio jihadista. È un vero e proprio segnale di allarme di cui nessuno parla.
Noi stessi viviamo da quasi cinquant’anni sotto il sistema generato dalla Rivoluzione islamica del 1979 e … in molti desideriamo liberarcene.
La legge religiosa (sharia), occupa un ruolo centrale nell’ordinamento della Repubblica Islamica e viene considerata superiore alle altre fonti di diritto.
Il problema, a mio avviso, nasce quando Religione e Politica si confondono. Noi invece desideriamo una società democratica e secolare.
Qual è dunque la tua visione sul futuro dell’Iran?
L’Iran è sempre stato un Paese multietnico e multireligioso. Era e sarebbe normale convivere con comunità diverse: curdi, arabi, fars e lori.
Mia madre, che era medico, lavorava nelle zone di confine per aiutare chiunque avesse bisogno di assistenza sanitaria.
L’Iran è un Paese ricchissimo di risorse, ma oggi gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà. A differenza del periodo della monarchia dei Pahlavi, dove il livello di istruzione e il benessere generale erano assai diffusi e ben distribuiti.
Se gli Stati Uniti dovessero raggiungere un accordo con i Khameneisti, come reagirebbe il popolo iraniano?
Oggi molte persone sono disposte a sacrificare la propria vita per il Paese.
Il sistema politico iraniano è attraversato da profonde divisioni interne: la futura Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, è “sparita” dalla circolazione e al riguardo vi è molta incertezza, aggravata dalle tensioni tra i crudeli Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione) e la Popolazione.
Noi iraniani, popolo pacifico, riteniamo che gli Stati Uniti e Israele siano gli unici attori che attualmente ci aiutano (anche perché non disponiamo delle armi necessarie per affrontare da soli il Regime).
Dopo la Rivoluzione islamica, l’Iran ha subito una forte fuga di cervelli. In 47 anni di repressione, il popolo iraniano ha pagato un prezzo altissimo, ma è ancora pronto a combattere e sacrificarsi per la libertà. Oggi molti sostengono il principe ereditario Reza Pahlavi come guida per una transizione democratica verso un Iran libero e fondato sulla separazione tra Religione e Politica.
Ciò che chiediamo è che i Governi stranieri riconoscano e sostengano le nostre aspirazioni democratiche.
Personalmente scrivo e intervengo sui social e nei dibattiti. Se oggi tornassi in Iran, temerei seriamente per la mia incolumità. Potrei insomma dire che mi sono fatta “rifugiata politica” da sola.
Ho ancora tutta la mia famiglia in Iran e vivo con la paura per la loro sicurezza: per tre mesi non ho avuto loro notizie e non sapevo se fossero vivi o morti.
Gli oppositori si riconoscono nei simboli del Leone e del Sole della bandiera dell’Iran prerivoluzionario. Il Leone rappresenta la Forza e il Potere, il Sole il Bene e la Positività. Aggiungerei anche la Spada, che simboleggia la Lotta e la Resistenza.
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La memoria dell’Intervistatore corre al Nabucco di Verdi: inno alla libertà dei popoli oppressi intonato dagli ebrei nel 500 a.C. durante la liberazione dalla schiavitù di Ciro il Grande di Persia. Corsi e ricorsi della storia: ora sono gli ebrei a liberare il popolo iraniano dai suoi
aguzzini Khameneisti.
