Le nuove direttive della SECO sui Programmi di occupazione temporanea potrebbero portare alla chiusura di diverse strutture attive da anni. Con un'interpellanza, Lorenzo Quadri chiede al Consiglio federale di valutarne le conseguenze sociali, occupazionali ed economiche.
La nuova impostazione adottata dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) nell'ambito delle misure relative al mercato del lavoro sta suscitando interrogativi e preoccupazioni in diversi ambienti. Al centro del dibattito vi sono i Programmi di occupazione temporanea (POT), strumenti utilizzati da anni per accompagnare le persone disoccupate nel percorso di reinserimento professionale.
Sulla questione è intervenuto il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi), che ha depositato un'interpellanza al Consiglio federale chiedendo chiarimenti sulle conseguenze della nuova linea adottata dalla SECO.
Secondo quanto evidenziato nell'atto parlamentare, il nuovo orientamento punta maggiormente su misure individuali di reinserimento professionale ed è accompagnato da controlli più rigorosi per evitare che i Programmi di occupazione temporanea assumano carattere permanente o possano sostituire posti di lavoro ordinari.
Pur riconoscendo la necessità di prevenire possibili distorsioni del mercato del lavoro, Quadri sottolinea come questi programmi rappresentino da tempo uno strumento importante per numerose persone in cerca d'impiego. Attraverso i POT, infatti, molti disoccupati possono mantenere una routine quotidiana, conservare abitudini lavorative, sviluppare competenze e continuare a coltivare relazioni sociali utili in vista di un futuro reinserimento nel mondo del lavoro.
L'interpellanza richiama l'attenzione sul rischio che la soppressione di tali programmi possa produrre effetti indesiderati. Tra le conseguenze indicate figurano una maggiore difficoltà nel reinserimento professionale e un possibile aumento dell'isolamento sociale delle persone coinvolte.
Il parlamentare evidenzia inoltre un ulteriore aspetto: la cessazione dei Programmi di occupazione temporanea potrebbe comportare anche la perdita di posti di lavoro tra il personale incaricato della loro gestione e del loro coordinamento. A suo giudizio si verrebbe così a creare una situazione paradossale, nella quale strumenti concepiti per favorire l'occupazione finirebbero per generare nuova disoccupazione.
Un'altra preoccupazione riguarda i servizi che questi programmi offrono alla collettività. In molti casi, infatti, le attività svolte nell'ambito dei POT contribuiscono a sostenere enti, associazioni e realtà pubbliche che beneficiano delle prestazioni fornite dai partecipanti ai programmi.
Attraverso la sua interpellanza, Quadri chiede quindi al Consiglio federale se la SECO abbia valutato gli effetti sociali, occupazionali ed economici della nuova impostazione e se il Governo ritenga opportuno riesaminare l'attuale strategia per preservare i programmi che hanno dimostrato nel tempo una concreta utilità sociale.
Le risposte dell'esecutivo federale permetteranno di chiarire se la Confederazione intenda confermare l'attuale orientamento oppure adottare correttivi per garantire la continuità di alcuni Programmi di occupazione temporanea particolarmente radicati sul territorio.
Le domande rivolte al Consiglio federale
- La SECO ha valutato le conseguenze sociali, occupazionali ed economiche derivanti dalla nuova impostazione relativa ai POT?
- La chiusura di programmi attivi da molti anni rappresenta una perdita per i disoccupati coinvolti e per le realtà che beneficiavano delle loro prestazioni?
- Quali misure intende adottare il Consiglio federale per evitare che i disoccupati interessati rimangano privi di attività strutturate di reinserimento?
- È opportuno che misure destinate a favorire l'occupazione provochino il licenziamento del personale impiegato nella gestione e nel coordinamento dei POT?
- Il Consiglio federale è disposto a riesaminare l'attuale impostazione della SECO per preservare i programmi che hanno dimostrato una reale utilità sociale e occupazionale?
