La croce svizzera deve poter comparire anche su prodotti fabbricati all'estero se il design o la ricerca sono stati realizzati in Svizzera? Una mozione del consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi chiede di riportare la situazione ai criteri più restrittivi, riservando il simbolo nazionale ai prodotti effettivamente realizzati nel nostro Paese.
La croce svizzera è uno dei simboli più riconoscibili e apprezzati dell'economia elvetica. Da anni rappresenta qualità, affidabilità e legame con il territorio, costituendo un importante valore aggiunto per numerose aziende svizzere. Proprio per questo motivo il suo utilizzo continua a suscitare dibattiti politici e giuridici.
L'11 giugno 2026 il consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi (Centro) ha depositato una mozione che chiede al Consiglio federale di modificare la legislazione affinché la croce svizzera non possa essere utilizzata su prodotti fabbricati all'estero, anche quando determinate attività come ricerca, sviluppo, progettazione o design siano state svolte integralmente in Svizzera.
La questione nasce dall'interpretazione dell'articolo 47 capoverso 3ter della Legge sulla protezione dei marchi, introdotto nell'ambito della riforma "Swissness" entrata in vigore nel 2017. Tale disposizione consente di indicare l'origine svizzera di specifiche attività legate a un prodotto, come ad esempio il design o la ricerca, purché queste siano state svolte completamente nel luogo indicato.
Secondo Regazzi, durante i dibattiti parlamentari che portarono all'approvazione della normativa, era stato chiarito che tali indicazioni non autorizzavano automaticamente l'utilizzo della croce svizzera sui prodotti realizzati all'estero. Negli anni successivi questa è stata anche la prassi seguita dall'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI).
La situazione è cambiata il 23 marzo 2026, quando l'IPI ha annunciato una precisazione della propria interpretazione. Secondo il parlamentare ticinese, questa nuova lettura consentirebbe alle aziende di affiancare la croce svizzera a indicazioni quali "Swiss Design" o riferimenti ad attività di ricerca svolte nel nostro Paese, anche se la produzione materiale del bene avviene oltre confine.
Per il promotore della mozione, una simile apertura rischia di indebolire il valore distintivo della croce svizzera e di penalizzare soprattutto le piccole e medie imprese che continuano a produrre integralmente in Svizzera, sostenendo costi generalmente più elevati rispetto ai concorrenti internazionali.
Nel testo depositato a Berna si sottolinea inoltre come molte PMI esportatrici siano già confrontate con difficoltà legate alla forza del franco e alle barriere commerciali presenti in alcuni mercati esteri. In questo contesto, il marchio svizzero rappresenterebbe uno dei principali elementi di differenziazione e competitività.
La mozione è stata assegnata al Consiglio degli Stati e seguirà ora il consueto iter parlamentare. Il dibattito permetterà di chiarire quale debba essere il rapporto tra il luogo di progettazione di un prodotto e il suo effettivo luogo di produzione, una questione che tocca direttamente il valore del marchio Svizzera e la tutela del cosiddetto "Swiss Made".
