Sahel, nasce un asse sempre più stretto tra Russia, Burkina Faso, Mali e Niger

Scritto il 14/07/2026
da team.redazione


Sicurezza, diplomazia, economia e lotta al terrorismo al centro dell’incontro di Niamey. L’AES accusa Francia e Ucraina di interferenze nella regione; Parigi e Kiev respingono le contestazioni

La cooperazione tra la Russia e la Confederazione degli Stati del Sahel compie un ulteriore passo avanti. L’8 luglio, a Niamey, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha incontrato i suoi omologhi di Burkina Faso, Mali e Niger per la seconda sessione delle consultazioni ministeriali tra Mosca e l’AES.
Dal vertice è emerso un accordo destinato ad andare oltre la sola assistenza militare. Le parti hanno firmato un memorandum per rendere permanenti le consultazioni tra il Ministero degli Esteri russo e quelli dei tre Paesi africani, creando un meccanismo stabile di coordinamento politico e diplomatico. Il documento si aggiunge al comunicato congiunto che indica le principali aree della futura collaborazione.

La posizione di Mosca
Nel testo integrale dell’intervento pubblicato dal Ministero degli Esteri russo, Lavrov definisce la Confederazione AES una nuova realtà geopolitica africana e ribadisce il sostegno di Mosca al processo d’integrazione avviato da Burkina Faso, Mali e Niger.
Secondo il ministro, ogni Stato africano deve poter scegliere autonomamente i propri partner e le proprie modalità di sviluppo, senza pressioni esterne. La Russia presenta quindi la collaborazione con l’AES come un rapporto fondato sulla sovranità, sulla non ingerenza e sul principio delle “soluzioni africane ai problemi africani”.
Sul piano della sicurezza, Mosca ha confermato la volontà di continuare a contribuire al rafforzamento delle forze armate dei tre Paesi e della loro Forza unificata. Il comunicato finale accoglie inoltre con favore la crescente cooperazione militare e tecnico-militare, compresa l’assistenza fornita dall’Africa Corps, struttura russa subentrata in diversi teatri africani alle attività precedentemente attribuite al gruppo Wagner.
La cooperazione annunciata, tuttavia, non si limita alle armi. Il materiale ufficiale russo e le fonti africane parlano anche di formazione, commercio, investimenti, infrastrutture, energia, istruzione, cultura e coordinamento nelle organizzazioni internazionali.
Lavrov ha inoltre trasmesso ai presidenti di Burkina Faso, Mali e Niger l’invito di Vladimir Putin a partecipare al terzo vertice Russia-Africa, previsto a Mosca nel mese di ottobre. TASS riferisce che l’agenda sarà concentrata in particolare su economia, commercio e investimenti, con la partecipazione auspicata anche di ministri competenti e rappresentanti delle imprese.

Il progetto politico dell’AES
L’Alleanza degli Stati del Sahel nacque nel settembre 2023 come patto di difesa reciproca. Nel luglio 2024 Burkina Faso, Mali e Niger firmarono il trattato che la trasformava in una Confederazione, con l’obiettivo dichiarato di coordinare le politiche di sicurezza, diplomazia ed economia.
I tre Paesi hanno successivamente abbandonato la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ECOWAS, accusandola di essersi allontanata dai propri principi originari e di essere diventata eccessivamente condizionata da potenze straniere. I dirigenti dell’AES presentano la Confederazione come uno strumento per recuperare sovranità politica, militare ed economica.
Nelle intenzioni dei tre governi, la cooperazione dovrebbe comprendere una forza militare comune, un fondo di stabilizzazione, una banca d’investimento e progetti condivisi nei settori minerario, energetico e agricolo.

Una guerra che continua
Il rafforzamento dell’alleanza con Mosca avviene mentre la situazione della sicurezza resta estremamente difficile.
Da oltre un decennio il Sahel centrale è teatro delle operazioni di gruppi affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, oltre che di movimenti armati separatisti. Gli attacchi si sono progressivamente estesi dal nord del Mali verso Burkina Faso e Niger, provocando migliaia di vittime e milioni di sfollati.
All’inizio di luglio, gruppi armati hanno condotto attacchi coordinati contro numerose postazioni militari maliane, dal nord fino alle zone centrali e meridionali del Paese. Le autorità di Bamako hanno dichiarato di aver respinto diverse offensive, mentre le formazioni ribelli e jihadiste hanno rivendicato la conquista temporanea di alcune posizioni.
Il comunicato di Niamey sottolinea proprio la necessità di rafforzare la capacità degli eserciti dell’AES e della loro Forza unificata per contrastare una minaccia che, nonostante anni di interventi internazionali, non è stata eliminata.

Le accuse rivolte a Francia e Ucraina
Uno dei passaggi più delicati del documento riguarda l’accusa rivolta a “soggetti statali esterni”, tra i quali vengono citate Francia e Ucraina, di avere favorito attacchi e tentativi di destabilizzazione nella regione. Il comunicato più recente non presenta pubblicamente un dossier dettagliato, ma richiama contestazioni formulate dall’AES negli anni precedenti. Francia e Ucraina negano ogni sostegno ai gruppi terroristici.

Il caso dell’Ucraina
Le accuse contro Kiev risalgono soprattutto agli scontri avvenuti nel luglio 2024 a Tinzaouaten, nel nord del Mali. In quell’occasione ribelli tuareg inflissero pesanti perdite alle forze maliane e agli uomini del gruppo Wagner.
Andrij Jusov, portavoce dell’intelligence militare ucraina, dichiarò in televisione che i ribelli avevano ricevuto le “informazioni necessarie” per portare a termine l’operazione. Mali e Niger interpretarono quelle parole come il riconoscimento di un sostegno ucraino e interruppero le relazioni diplomatiche con Kiev.
Il governo ucraino respinse le accuse, sostenendo che fossero infondate e che non fosse stata condotta alcuna indagine capace di dimostrare un coinvolgimento di Kiev. L’Ucraina negò inoltre qualsiasi sostegno al terrorismo internazionale.
Occorre anche distinguere tra le formazioni tuareg, che perseguono rivendicazioni separatiste, e i gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda o allo Stato Islamico. In alcuni episodi possono combattere contro lo stesso avversario o coordinare temporaneamente le operazioni, ma non sono organizzazioni coincidenti.

Le contestazioni contro la Francia
Le accuse rivolte a Parigi hanno una storia più lunga. Le autorità del Mali hanno denunciato in passato presunte violazioni dello spazio aereo, attività di ricognizione e intelligence, sostegno logistico e trasferimento di informazioni a gruppi armati.
Bamako ha inoltre sostenuto che mezzi francesi avrebbero trasportato o paracadutato armi e munizioni destinate a formazioni operanti sul territorio maliano. Queste accuse sono state presentate anche alle Nazioni Unite, ma le prove tecniche complete non sono state rese pubblicamente disponibili in forma tale da permettere una verifica indipendente.
La Francia ha sempre respinto le contestazioni, ricordando di aver combattuto per anni i gruppi jihadisti nel Sahel attraverso le operazioni Serval e Barkhane. Più recentemente, Parigi ha definito infondate anche le accuse di interferenza formulate dal Burkina Faso.

Dalla Francia alla Russia
La crescente presenza russa nel Sahel coincide con il progressivo allontanamento dei tre Paesi dalla Francia, dagli Stati Uniti e da altre strutture occidentali.
Mali, Burkina Faso e Niger hanno chiesto il ritiro di diverse missioni militari straniere e hanno scelto Mosca come nuovo interlocutore privilegiato nel campo della sicurezza. La Russia offre formazione, equipaggiamenti, consiglieri e sostegno alle forze nazionali e alla futura forza congiunta dell’AES. Già nel 2025 Mosca aveva promesso assistenza per armare e addestrare una prima struttura comune di circa cinquemila uomini.
Secondo il discorso russo, questa cooperazione avviene su richiesta dei governi legittimamente insediati e senza imporre modelli politici. Le fonti occidentali sottolineano invece il consolidamento dell’influenza di Mosca e il ruolo dell’Africa Corps nel sostituire i precedenti dispositivi militari occidentali.
Sono due letture differenti della stessa trasformazione geopolitica. Il dato concreto è che la regione sta cambiando partner e sta costruendo un proprio quadro di cooperazione politica e militare.

Un accordo che sarà giudicato dai risultati
L’incontro di Niamey rappresenta dunque qualcosa di più di una promessa di assistenza contro il terrorismo. Con il memorandum sulle consultazioni permanenti, Russia e AES stanno istituzionalizzando una relazione destinata a coinvolgere sicurezza, politica estera, economia e formazione.
Resta però aperta la domanda principale: questa nuova architettura riuscirà a migliorare realmente la sicurezza delle popolazioni?
L’uscita delle forze francesi e occidentali non ha finora determinato la fine dell’insurrezione. Allo stesso tempo, i nuovi accordi con Mosca sono ancora troppo recenti per permettere una valutazione definitiva.
Burkina Faso, Mali e Niger rivendicano il diritto di scegliere liberamente i propri alleati. La Russia si presenta come un partner disposto a rispettarne la sovranità. Francia e Ucraina respingono le accuse mosse nei loro confronti.
Saranno il controllo del territorio, la protezione dei civili, la riapertura delle scuole e delle vie di comunicazione e il ritorno degli sfollati a stabilire se l’asse tra Mosca e il Sahel produrrà il cambiamento promesso.