Venezuela, un mese dopo il terremoto: migliaia di persone vivono ancora in strada

Scritto il 25/07/2026
da team.redazione


A un mese dal sisma del 24 giugno, l'emergenza non è terminata. Migliaia di sfollati vivono accanto agli edifici danneggiati, mentre alle necessità sanitarie e alla carenza di acqua potabile si aggiunge una grave sofferenza psicologica. Medici Senza Frontiere opera con quattro cliniche mobili tra La Guaira e Caracas.

Un mese può sembrare un tempo sufficiente perché un terremoto scompaia progressivamente dalle prime pagine. Per chi lo ha vissuto, però, trenta giorni possono significare continuare a dormire sotto una tenda, davanti alla propria casa lesionata, senza sapere se e quando sarà possibile rientrarvi.
È questa la situazione descritta da Medici Senza Frontiere (MSF) nel suo aggiornamento del 24 luglio sulle conseguenze del devastante terremoto che il 24 giugno ha colpito il Venezuela, con particolare violenza nello Stato costiero di La Guaira e nell'area della capitale Caracas.
Il bilancio ufficiale riportato da MSF è pesantissimo: 5.398 morti, 16.740 feriti e 17.907 sfollati. Sono 6.462 le persone che, secondo i dati citati dall'organizzazione, sono state estratte vive dalle macerie. Almeno 190 edifici risultano crollati, mentre oltre 895 strutture, comprese scuole, ospedali e altre infrastrutture pubbliche essenziali, avrebbero subito gravi danni e sarebbero ancora a rischio.

Dormire davanti alla propria casa

Dietro questi numeri esiste una seconda emergenza, meno immediatamente visibile di quella dei primi giorni.
Migliaia di persone continuano infatti a vivere in insediamenti informali oppure hanno montato tende accanto agli edifici nei quali abitavano. Secondo MSF, nella sola Maiquetía, nello Stato di La Guaira, circa 3.000 persone dormono sui marciapiedi davanti a una ventina di edifici gravemente danneggiati e instabili.
Una situazione analoga viene segnalata lungo Avenida Bolívar, a Caracas, dove altre 3.000 persone vivrebbero ancora in strada, senza un riparo adeguato e con difficoltà nell'accesso ai servizi essenziali.
L'emergenza, insomma, ha cambiato forma ma non è finita.
Superata la drammatica fase immediatamente successiva al sisma, il problema diventa garantire condizioni di vita accettabili a chi ha perso la casa o non può ancora rientrarvi. Acqua potabile, servizi igienici, assistenza sanitaria, ripari sicuri e protezione diventano necessità quotidiane.
E, accanto a queste, emerge con forza un bisogno che difficilmente può essere misurato osservando le macerie: quello della salute mentale.

Le ferite che non si vedono

Perdere improvvisamente la propria abitazione, assistere alla morte di familiari o amici, cercare persone ancora disperse e vivere per settimane nell'incertezza lascia conseguenze che vanno ben oltre le ferite fisiche.
MSF parla apertamente di una grave crisi psicologica.
Per questo l'organizzazione ha integrato il sostegno alla salute mentale nelle attività delle proprie cliniche mobili. Nell'ultimo mese sono state effettuate 113 visite individuali per la salute mentale, 323 sessioni di supporto psicologico di gruppo e 1.402 sessioni di psicoeducazione. Nello stesso periodo le équipe hanno realizzato complessivamente 2.217 consulti medici.
Andreas Spaett, responsabile dei programmi di MSF in Venezuela, descrive una popolazione che continua a fare i conti con il trauma e, soprattutto, con l'incertezza sul futuro.
Dopo una prima fase nella quale l'organizzazione aveva concentrato gli interventi sulla fornitura di materiali alle strutture sanitarie esistenti, MSF è passata alla gestione diretta di quattro cliniche mobili: tre nell'area di La Guaira e una a Caracas.
Sono strutture che non si limitano all'assistenza sanitaria di base. Le équipe svolgono attività di promozione della salute, assistenza psicologica e interventi legati all'acqua e ai servizi igienico-sanitari.

L'altra emergenza è l'acqua

Quando un terremoto compromette acquedotti, ospedali e servizi pubblici, anche un gesto apparentemente elementare come bere un bicchiere d'acqua sicura può diventare un problema.
A Playa Verde MSF ha installato un serbatoio da 5.000 litri, mentre quattro importanti punti di distribuzione dell'acqua sono sottoposti a clorazione continuativa e al monitoraggio della qualità. Sono inoltre state distribuite 5.000 bottiglie di acqua potabile d'emergenza alle famiglie costrette a vivere in strada.
A questo intervento si aggiunge quello logistico e sanitario.
In un mese MSF riferisce di aver donato circa 8,5 tonnellate di forniture mediche d'emergenza, destinate a sostenere l'assistenza di circa 10.000 pazienti. Materiali disinfettanti e dispositivi per la prevenzione e il controllo delle infezioni vengono consegnati non soltanto agli ospedali ancora funzionanti, ma anche agli obitori locali, sottoposti a una pressione eccezionale a causa dell'elevato numero delle vittime.

Dopo le macerie comincia un'altra emergenza

Le grandi catastrofi hanno spesso due tempi.
Il primo è quello delle immagini che fanno il giro del mondo: edifici crollati, soccorritori, ambulanze, persone estratte dalle macerie. Il secondo arriva quando quelle immagini diventano meno frequenti, mentre per chi è rimasto sul posto comincia una quotidianità fatta di tende, attese e domande senza risposta.
Il Venezuela si trova oggi proprio in questa seconda fase.
Secondo Spaett, migliaia di persone continuano a vivere davanti agli edifici danneggiati aspettando di sapere se potranno tornare nelle proprie abitazioni. I campi stanno progressivamente diventando più organizzati con il rafforzamento degli aiuti e del coordinamento, ma l'incertezza rimane una componente fondamentale dell'emergenza.
Ed è forse proprio questo il dato che, a un mese dal terremoto, merita maggiore attenzione: ricostruire non significa soltanto rialzare gli edifici.
Significa restituire acqua, cure e un luogo sicuro nel quale dormire. Ma significa anche accompagnare migliaia di persone che, sopravvissute al terremoto, devono ora convivere con ciò che hanno visto, con ciò che hanno perso e con un futuro che, per molte di loro, rimane ancora sospeso.