Sette raid in sei ore il 25 luglio e otto feriti trasferiti all’ospedale da campo di Medici Senza Frontiere a Deir El Balah. Ma è il bilancio dell’ultimo mese a descrivere la continuità della violenza: 49 pazienti feriti in attacchi aerei o da cecchini israeliani, almeno 15 dei quali bambini. La testimonianza della coordinatrice medica Randa Masoud racconta un sistema sanitario sottoposto a una pressione estrema.
Sette raid nell'arco di sei ore
Non sono soltanto i numeri di una nuova giornata di bombardamenti. È la loro ripetizione, giorno dopo giorno, a descrivere ciò che le équipe di Medici Senza Frontiere stanno affrontando nella Striscia di Gaza.
Secondo il comunicato diffuso da MSF il 28 luglio, il 25 luglio sette raid aerei hanno colpito diverse aree della Striscia tra mezzogiorno e le 18. Otto pazienti feriti sono stati successivamente trasferiti all'ospedale da campo dell'organizzazione ad Al Zawayda, nell'area di Deir El Balah.
Uno di loro è arrivato in condizioni talmente gravi da richiedere un intervento chirurgico immediato.
La dottoressa Randa Masoud, coordinatrice medica di progetto di MSF, riferisce che i medici hanno dovuto procedere all'amputazione di tre arti. Il paziente ha inoltre perso completamente la vista da un occhio, mentre il grave trauma subito dall'altro rende, secondo la testimonianza medica, molto probabile una cecità permanente.
Meno di due ore dopo, racconta Masoud, un altro attacco ha colpito Deir El Balah nei pressi dell'ospedale Al-Aqsa.
Quarantanove feriti in un solo mese
È però allargando lo sguardo agli ultimi trenta giorni che emerge la dimensione del fenomeno registrato direttamente dalle équipe dell'organizzazione umanitaria.
Nell'ospedale da campo di Deir El Balah, MSF dichiara di avere curato 49 pazienti feriti in attacchi aerei israeliani o da cecchini israeliani. Almeno 15 erano bambini.
Si tratta quindi di pazienti osservati e trattati direttamente dal personale sanitario dell'organizzazione, non di una stima complessiva delle vittime nella Striscia.
L'attacco avvenuto nei pressi dell'ospedale Al-Aqsa avrebbe inoltre colpito l'ingresso della struttura, provocando, secondo MSF, due morti e dieci feriti. L'ospedale ha chiesto l'assistenza dell'organizzazione per ridurre la pressione sul proprio pronto soccorso e le ambulanze di MSF hanno effettuato due trasferimenti, trasportando complessivamente sei persone.
Altri pazienti sono stati trasferiti successivamente perché il reparto chirurgico dell'Al-Aqsa aveva raggiunto la piena capacità.
Chirurgia d'urgenza in un sistema vicino al collasso
Le condizioni dei pazienti, spiega Masoud, andavano da gravi a estremamente critiche. Alcuni hanno dovuto essere portati immediatamente in sala operatoria; altri necessitavano di fissazioni esterne per fratture complesse.
Il problema non riguarda soltanto il numero dei feriti.
Secondo la coordinatrice di MSF, questa pressione si scarica su équipe mediche già stremate, mentre la disponibilità di farmaci, materiali, forniture e attrezzature sanitarie rimane fortemente limitata. Il risultato è un sistema sanitario che l'organizzazione descrive come vicino al collasso.
In questo quadro assume particolare rilevanza anche la vicinanza degli attacchi alle strutture sanitarie. MSF richiama espressamente la necessità di garantirne la protezione: colpire un ospedale, o un'area immediatamente circostante, non espone infatti soltanto al pericolo pazienti e personale, ma può interrompere cure dalle quali dipendono altre persone.
«Non gli somiglia nemmeno lontanamente»
È su questo punto che la testimonianza di Randa Masoud assume un significato che va oltre il racconto di una singola giornata.
Per la coordinatrice medica, quanto osservato sul terreno è incompatibile con l'idea di una cessazione effettiva delle ostilità:
«Questo non è affatto un cessate il fuoco. Non gli somiglia nemmeno lontanamente».
La frase nasce dall'esperienza diretta delle équipe che continuano a ricevere feriti, effettuare interventi chirurgici d'urgenza e trasferire pazienti da strutture che non riescono più ad assorbirne il numero.
Il comunicato di Medici Senza Frontiere non costituisce naturalmente un bilancio complessivo di ciò che sta avvenendo nella Striscia. Offre però un punto di osservazione particolarmente concreto: quello di un ospedale da campo e dei pazienti che vi arrivano.
Ed è forse proprio questa scala ridotta a rendere i numeri più comprensibili.
Quarantanove persone ferite da attacchi aerei o colpi di cecchino curate in trenta giorni in una sola struttura. Quindici sono bambini. E dietro ciascun numero ci sono interventi chirurgici, amputazioni, fratture, disabilità permanenti e un personale sanitario chiamato a continuare a lavorare mentre intorno la violenza non si arresta.
Per questo MSF torna a chiedere un cessate il fuoco effettivo a Gaza.
