Una nave iraniana colpita, un marinaio di 23 anni morto, due cargo russi sotto sanzioni occidentali, una corvetta lanciamissili e una piattaforma petrolifera. Sullo sfondo, una delle rotte più sensibili nei rapporti tra Iran e Russia.
L'attacco ucraino del 25 luglio nel Mar Caspio appare molto più complesso di quanto suggeriscano le prime ricostruzioni. Kyiv sostiene di avere preso di mira una rete utilizzata per i trasferimenti militari tra Teheran e Mosca. Iran e Russia respingono invece questa lettura almeno per quanto riguarda la nave iraniana colpita, sostenendo che trasportasse esclusivamente materiale civile.
Abbiamo provato a separare ciò che è documentabile da ciò che, per ora, rimane un'affermazione delle parti.
Ed emerge un quadro meno semplice di quello raccontato da entrambi i fronti.
Ana o Anna? Partiamo dalla nave
L'agenzia ufficiale iraniana IRNA indica il mercantile come “Anna”, ma i principali registri marittimi identificano una general cargo iraniana chiamata ANA, numero IMO 8934491, MMSI 422029200 e callsign EPBO5. VesselFinder la registra come nave costruita nel 1986 e battente bandiera iraniana. MarineTraffic conferma IMO, MMSI e caratteristiche generali.
La coincidenza tra caratteristiche, posizione, bandiera e le successive ricostruzioni specialistiche rende molto probabile che si tratti della stessa nave.
La Ana è lunga circa 89 metri, ha una stazza lorda di 1.846 tonnellate e una portata di circa 2.755 tonnellate. MagicPort indica come proprietario registrato e commercial manager Mohammadi AR, con sede in Iran, mentre la gestione ISM risulta affidata a Moje Sepide Atlas Co., società di Bandar Anzali che gestisce una flotta di dieci general cargo.
Né la Ana né, secondo il controllo effettuato dal database MagicPort su oltre 300 liste internazionali, il proprietario e il gestore risultano attualmente sottoposti a sanzioni.
È un particolare che diventerà importante confrontando la Ana con le altre navi attaccate.
L'attacco e il marinaio morto
Secondo IRNA, la Ana sarebbe stata colpita da un drone ucraino la mattina del 25 luglio mentre si trovava nel Caspio. Nell'attacco è morto Nima Moradi, 23 anni, colpito dalle schegge. A bordo si trovavano altri otto cittadini iraniani e due indiani.
Il console generale iraniano ad Astrakhan, Ahmad Heydarian, ha riferito che alcuni membri dell'equipaggio sono stati ricoverati e altri trasferiti nel porto russo di Olya.
Reuters conferma che l'Iran ha attribuito l'attacco all'Ucraina, che un marinaio è morto e un altro è rimasto ferito, e che Teheran ha convocato l'incaricato d'affari ucraino definendo l'azione ostile e criminale.
Fin qui i fatti essenziali sono sostanzialmente convergenti.
Le versioni divergono quando si arriva alla domanda decisiva.
Che cosa trasportava la Ana?
Teheran: «Rotoli di lamiera»
L'Iran non si limita più a parlare genericamente di “carico civile”.
IRNA scrive esplicitamente che la nave trasportava rolled sheet iron, vale a dire rotoli di lamiera d'acciaio. Secondo l'ambasciatore iraniano a Mosca Kazem Jalali, il mercantile era interamente civile e non trasportava materiale militare.
La stessa fonte iraniana sostiene che la Ana si fosse fermata a circa cinque chilometri dalla foce del Volga, in attesa che migliorassero le condizioni meteorologiche, prima di proseguire il viaggio.
È una versione molto precisa.
Ma resta, allo stato delle nostre verifiche, una dichiarazione iraniana.
Non siamo riusciti a trovare pubblicamente un manifesto di carico, una polizza di carico o documentazione doganale che permetta di verificare indipendentemente che nelle stive vi fossero effettivamente soltanto rotoli di lamiera.
Quindi non possiamo affermare che Teheran abbia dimostrato la natura civile del carico.
Allo stesso modo, però, non abbiamo trovato documenti pubblicati da Kyiv che dimostrino la presenza di armi, droni, componenti missilistici o altro materiale militare proprio a bordo della Ana.
E cosa dicono i dati AIS?
Qui occorre evitare conclusioni troppo facili.
VesselFinder identifica la Ana con destinazione Bandar-e Anzali, Iran, e la colloca nelle acque interne russe sulla rotta verso il Caspio.
MagicPort conferma che negli ultimi dodici mesi la nave ha effettuato scali ad Astrakhan, Bandar Anzali e Baku, quindi si tratta chiaramente di un mercantile inserito stabilmente nel traffico commerciale caspico. Tuttavia lo stesso database, nell'aggiornamento oggi disponibile, mostra come successiva destinazione Astrakhan.
Un ulteriore database russo di tracking indica Astrakhan come porto di gran lunga più frequentemente visitato dalla nave, seguito da Olya e, molto più sporadicamente, Makhachkala e Bandar Anzali.
I dati AIS pubblicamente accessibili sono quindi utili per ricostruire l'area operativa della Ana, ma non sono sufficienti, da soli, a stabilire cosa trasportasse durante quel viaggio.
E soprattutto l'AIS registra la navigazione della nave, non ciò che si trova nelle stive.
Kyiv parla di logistica militare Iran-Russia
Il presidente Volodymyr Zelensky ha confermato gli attacchi ucraini nel Caspio, parlando di una nave militare russa e di imbarcazioni utilizzate, secondo Kyiv, per trasportare carichi militari collegati all'Iran.
Reuters riporta la stessa rivendicazione ucraina.
Questa affermazione non nasce però dal nulla.
Il Caspio costituisce effettivamente una delle vie di collegamento tra Russia e Iran e la questione dei trasporti militari lungo questa rotta precede di anni l'attacco alla Ana.
Ma proprio qui bisogna evitare un passaggio logico scorretto: che alcune navi della rotta abbiano trasportato materiale militare non significa automaticamente che ogni nave che percorre quella rotta, in ogni viaggio, trasporti armi.
E le altre due navi colpite aiutano a capire la differenza.
Port Olya 2: sanzionata dagli Stati Uniti
Tra i bersagli indicati dalle fonti ucraine compare la Port Olya 2, IMO 9481881, general cargo battente bandiera russa.
In questo caso non dobbiamo affidarci alle accuse di Kyiv.
Il registro ufficiale dell'Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro statunitense mostra che la Port Olya 2 è stata inserita nella lista SDN già l'8 maggio 2022, insieme alla società russa Transmorflot LLC, alla quale la nave è collegata.
Questo documenta che la nave si trova da anni nel mirino delle sanzioni statunitensi.
Non dimostra però, da solo, quale fosse il suo carico il 25 luglio 2026.
Begey: qui il collegamento con le forniture militari è molto più esplicito
La seconda nave russa indicata come bersaglio è Begey, IMO 8943210.
E qui troviamo un documento occidentale particolarmente significativo.
Il 10 settembre 2024 il governo britannico inserì Begey in un gruppo di cinque cargo russi sanzionati specificamente, secondo Londra, per il loro ruolo nel trasporto di forniture militari dall'Iran alla Russia.
Le altre quattro erano Skif-V, Omskiy, Musa Jalil e Baltiyskiy.
Naturalmente una sanzione britannica resta una decisione politica e amministrativa di un Paese coinvolto nel sostegno all'Ucraina e non equivale a una sentenza indipendente.
Ma rappresenta comunque un elemento documentale precedente di quasi due anni all'attacco e rende la posizione della Begey sostanzialmente diversa da quella della Ana.
Per la nave iraniana, nelle fonti consultate, non abbiamo trovato un'analoga designazione.
E poi compare una nave da guerra
L'operazione non avrebbe riguardato soltanto mercantili.
Fonti ucraine riferiscono che i droni avrebbero colpito anche una nave lanciamissili russa del Project 12418 Molniya, oltre alla Port Olya 2 e alla Begey. La ricostruzione di Militarnyi conferma questi tre bersagli.
The Maritime Executive identifica l'unità militare come la RFS Stupinets, pennant P705, una corvetta classe Tarantul/Project 12418 che avrebbe operato come scorta delle navi mercantili.
Qui manteniamo però il condizionale.
L'attacco a un'unità Project 12418 è attribuito all'intelligence ucraina; l'identificazione specifica della nave come Stupinets deriva invece da fonti marittime e OSINT e non va confusa con una conferma indipendente definitiva.
Nel mirino anche la piattaforma Filanovsky
Nello stesso ciclo di operazioni ucraine sarebbe stata presa di mira anche la piattaforma petrolifera Vladimir Filanovsky, nel settore russo del Caspio.
Il quadro complessivo suggerirebbe quindi un'operazione molto più ampia rispetto a un attacco isolato contro una nave iraniana: mercantili, infrastrutture energetiche e una nave militare sarebbero stati colpiti nel tentativo di disturbare contemporaneamente la logistica e la capacità russa di proteggerla.
Anche questa interpretazione, tuttavia, resta in parte deduttiva.
Una rotta che esiste davvero
La componente forse più interessante dell'intera vicenda è proprio quella che richiede maggiore cautela.
Il traffico militare Iran-Russia attraverso il Caspio non è semplicemente un'invenzione propagandistica nata dopo l'attacco.
Già nel 2024 il governo britannico aveva formalmente collegato diverse navi russe, fra cui Begey, al trasporto di forniture militari iraniane.
The Maritime Executive ricostruisce da tempo un sistema che avrebbe come punti iraniani soprattutto Bandar Anzali e Amirabad e, sul versante russo, Makhachkala, Kaspiysk, Olya e Astrakhan, collegata poi attraverso il sistema Volga-Don alle vie navigabili interne russe. La testata specializzata cita anche precedenti osservazioni di munizioni, droni e sistemi missilistici destinati alla Russia.
Questo rende credibile l'interesse militare di Kyiv per la rotta.
Non risolve però il caso Ana.
La distinzione che rischia di perdersi
Ed è probabilmente questo il punto centrale.
Da una parte abbiamo Begey, formalmente indicata già nel 2024 dal governo britannico come nave impegnata nel trasferimento di forniture militari iraniane verso la Russia.
Abbiamo Port Olya 2, nave russa e proprietà collegata presenti dal 2022 nella lista sanzionatoria statunitense.
Abbiamo poi una nave lanciamissili russa, se l'identificazione della Stupinets verrà definitivamente confermata.
E infine abbiamo la Ana.
Iraniana, di proprietà privata secondo IRNA, non risultante nelle liste sanzionatorie consultate e che Teheran sostiene trasportasse rotoli di lamiera.
Mettere automaticamente le quattro navi sullo stesso piano sarebbe metodologicamente sbagliato.
La domanda resta aperta
L'Iran sostiene che la Ana trasportasse soltanto materiale siderurgico.
Kyiv inserisce l'attacco nel quadro delle operazioni contro la logistica militare Iran-Russia.
Mosca sostiene la versione iraniana.
Le fonti occidentali confermano che una rete di trasporto militare attraverso il Caspio esiste o è stata quantomeno individuata e sanzionata da diversi governi occidentali.
Ma nessuna delle fonti pubbliche che abbiamo potuto verificare permette finora di dimostrare cosa si trovasse effettivamente nelle stive della Ana il 25 luglio.
Questo è il confine tra ciò che sappiamo e ciò che ci viene raccontato.
C'è però un'altra domanda.
Se la Ana trasportava davvero soltanto rotoli di lamiera, perché è stata colpita?
Errore di identificazione? Attacco deliberato a una nave considerata parte di una più ampia infrastruttura logistica? Informazioni di intelligence non rese pubbliche? Oppure un carico diverso da quello dichiarato da Teheran?
Non abbiamo elementi sufficienti per scegliere una di queste ipotesi.
Ed è proprio qui che diventa interessante un altro passaggio della vicenda.
Dopo le durissime proteste iraniane, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha avrebbe assicurato al collega Abbas Araghchi che l'attacco alla nave iraniana non era intenzionale. La circostanza è riportata sia dall'agenzia iraniana IRNA sia da Reuters.
È una frase che apre più domande di quante ne chiuda.
Se la Ana era considerata un vettore della logistica militare Iran-Russia, perché definire l'attacco non intenzionale?
Se non era lei il bersaglio, quale nave si intendeva colpire?
E se esistono informazioni d'intelligence che giustificavano l'attacco, perché Kyiv non le ha finora rese pubbliche?
Nel frattempo un marinaio iraniano di 23 anni è morto.
Il Caspio è diventato un nuovo spazio operativo della guerra e la rotta Iran-Russia è ormai apertamente nel mirino di Kyiv.
Che su quella rotta transiti anche materiale militare è sostenuto da elementi molto più consistenti di una semplice accusa ucraina.
Che la Ana lo trasportasse quel giorno, invece, rimane ancora da dimostrare.
Ed è una differenza tutt'altro che marginale.
