Somalia, a Baidoa un bambino su due soffre di malnutrizione acuta

Scritto il 11/08/2026
da team.redazione


La denuncia di Medici Senza Frontiere: un bambino su quattro tra quelli sottoposti a screening è gravemente malnutrito. Un terzo delle famiglie vive con un solo pasto al giorno, mentre siccità, sfollamenti e riduzione degli aiuti internazionali aggravano una crisi che rischia di diventare ancora più drammatica.

La situazione che emerge da Baidoa, nel sud-ovest della Somalia, ha ormai superato la dimensione di una normale emergenza alimentare. Secondo una nuova indagine condotta nel mese di luglio da Medici Senza Frontiere (MSF) negli insediamenti che accolgono le persone sfollate, un bambino su due sottoposto a screening presenta una malnutrizione acuta e uno su quattro è gravemente malnutrito.

Numeri che assumono una dimensione ancora più impressionante considerando che il monitoraggio effettuato dall'organizzazione dall'inizio dell'anno ha coinvolto oltre 21.000 bambini sotto i cinque anni, confermando livelli di malnutrizione acuta globale attorno al 50%. L'indagine specifica di luglio ha interessato 888 nuclei familiari distribuiti in 14 insediamenti per sfollati. Un terzo delle famiglie intervistate riesce a consumare appena un pasto al giorno, mentre soltanto il 2% può permettersene tre.
«Dietro ogni numero c'è un bambino», afferma Allara Ali, coordinatrice di progetto di MSF in Somalia, definendo ciò che le équipe stanno osservando «scioccante» e ben oltre la soglia dell'emergenza. MSF punta inoltre il dito sulla progressiva riduzione dei finanziamenti destinati alla Somalia, che limita fortemente anche la capacità d'intervento delle altre organizzazioni presenti sul territorio.

Siccità e sfollamenti alimentano la crisi

Alla malnutrizione si sommano le conseguenze di una siccità sempre più grave. L'assenza di piogge ha privato centinaia di migliaia di persone di acqua, cibo, raccolti e bestiame. Secondo i dati delle Nazioni Unite riportati da MSF, nei primi tre mesi del 2026 oltre mezzo milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in Somalia e nove sfollamenti su dieci sono stati provocati dalla siccità. L'85% degli sfollati è costituito da donne e bambini.
Le conseguenze sono già evidenti negli ospedali e nei centri nutrizionali.
Dall'inizio dell'anno, oltre 21.000 bambini sono stati ricoverati nelle strutture ambulatoriali per la malnutrizione sostenute da MSF a Baidoa, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Altri 2.890 hanno avuto bisogno di cure ospedaliere, con un incremento del 78%. Nel Mudug, durante giugno e luglio, i ricoveri nelle strutture sostenute dall'organizzazione sono aumentati del 70%.
E la crisi nutrizionale si intreccia con quella sanitaria. Morbillo e difterite stanno continuando a diffondersi, mentre le campagne vaccinali non riescono a raggiungere efficacemente tutta la popolazione. Nei primi mesi del 2026 MSF ha già curato circa 2.500 casi di morbillo a Baidoa, contro circa 1.700 registrati nell'intero 2025.

Colpite anche le madri

Particolarmente grave è la situazione delle donne incinte e delle madri che allattano. In appena due mesi MSF ne ha ricoverate oltre 2.600 per malnutrizione.
Il problema rischia così di perpetuarsi da una generazione all'altra: quando una madre è malnutrita aumentano infatti i rischi per il bambino durante la gravidanza, al momento del parto e nei primi mesi di vita.
Per far fronte all'aumento dei pazienti, MSF ha triplicato la capacità di una propria struttura sanitaria, portandola da 50 a 150 posti letto. Sono stati inoltre distribuiti beni di prima necessità e viene trasportata acqua potabile alle comunità sfollate di Baidoa e del Mudug. Ma l'organizzazione avverte che gli interventi sanitari, da soli, non possono risolvere una crisi determinata anche dalla mancanza di cibo, acqua e servizi essenziali.

Le storie dietro i numeri

Il comunicato di Medici Senza Frontiere racconta anche alcune delle vite che si nascondono dietro queste statistiche.
Nasteho Ibrahim ha già perso uno dei suoi gemelli. Il secondo è ricoverato al Bay Regional Hospital di Baidoa per malnutrizione acuta grave. Tutti e sei i suoi figli, racconta la donna, hanno dovuto essere ricoverati almeno una volta.
Per il piccolo Ahmed si tratta già del terzo ricovero. Febbre, diarrea, problemi respiratori e incapacità di alimentarsi lo avevano portato in ospedale una prima volta. Dopo sei giorni di trattamento le sue condizioni erano migliorate, ma una volta tornato a casa il bambino ha avuto una nuova ricaduta. Anche Nasteho soffre di malnutrizione e non riesce a produrre latte sufficiente per nutrirlo.
La famiglia vive praticamente grazie a ciò che riescono a portare vicini e parenti. La scarsità d'acqua è tale che, racconta Nasteho, talvolta l'unica disponibilità è una tanica ricevuta da altre famiglie.
Il suo caso rivela inoltre un elemento importante: Nasteho non è una sfollata. Vive a Baidoa da anni. La crisi, dunque, non riguarda più soltanto gli insediamenti degli sfollati, ma sta investendo più ampiamente la popolazione della regione.
Altrettanto drammatica è la testimonianza di Nuriyo Mo'alin, una contadina che ha camminato per ore per raggiungere l'ospedale con la figlia gravemente malnutrita. La bambina soffre di diarrea, vomito e anemia e, dopo sette giorni di trattamento, ha cominciato lentamente a riprendersi.
La siccità ha compromesso anche la possibilità della famiglia di vivere dei propri raccolti. Nuriyo racconta che persino gli asini utilizzati per andare a prendere l'acqua sono morti. La famiglia riesce raramente a consumare due pasti al giorno e l'ultima assistenza economica ricevuta da un'organizzazione, secondo la sua testimonianza, risale a tre anni fa.

Una crisi che perde finanziamenti

Proprio mentre aumentano i bisogni, diminuiscono però le risorse internazionali disponibili.
Secondo MSF, la Somalia sta perdendo priorità tra alcuni dei principali donatori, compresi Stati Uniti e Regno Unito. Nel 2026 il piano di risposta umanitaria per il Paese è stato ridotto del 40% e a luglio risultava finanziato per meno di un terzo. Una contrazione che sta ulteriormente indebolendo servizi sanitari già estremamente fragili.
MSF chiede quindi alla comunità internazionale, alle organizzazioni e alle autorità sanitarie di rafforzare immediatamente la risposta: servono più posti letto, personale sanitario, una disponibilità continua di alimenti terapeutici, medicinali e attrezzature, oltre a campagne vaccinali capaci di raggiungere anche le comunità più isolate.
Il messaggio lanciato da Baidoa è netto: aspettare che venga formalmente dichiarata una carestia significherebbe intervenire quando parte del danno è già avvenuta.
«Il mondo non può aspettare una dichiarazione di carestia prima di agire», avverte Allara Ali. «È necessario agire ora per prevenire la perdita di vite umane».