Neutralità svizzera, nasce un comitato di sinistra per il Sì all’iniziativa

Scritto il 16/08/2026
da Giacomo Morandi


La campagna in vista della votazione federale del 27 settembre si arricchisce di una voce che attraversa i tradizionali schieramenti politici. Un gruppo di partiti, associazioni e movimenti della sinistra pacifista e internazionalista ha annunciato il proprio sostegno all’iniziativa popolare sulla neutralità svizzera, portando nella campagna argomentazioni legate al non allineamento, alla pace, alla diplomazia e al diritto internazionale.

«Anche da sinistra votiamo Sì all’iniziativa sulla neutralità». È questo il messaggio con cui il Comitato pacifista e internazionalista per la neutralità entra ufficialmente nella campagna che porterà gli elettori svizzeri alle urne il prossimo 27 settembre.
Il punto di partenza è una situazione internazionale caratterizzata dal riarmo e dalla crescente contrapposizione tra blocchi politici e militari.
Il Comitato sostiene che la Svizzera dovrebbe recuperare pienamente il proprio ruolo storico di Paese neutrale, capace di offrire uno spazio alla diplomazia, alla mediazione e alla ricerca di soluzioni negoziali ai conflitti.
Nel materiale distribuito per la campagna il concetto viene sintetizzato attraverso la richiesta di una Svizzera realmente non allineata, impegnata nel diritto internazionale, nella diplomazia e nella pace.

La Svizzera e la NATO: una cooperazione che si è intensificata

Negli ultimi anni la Svizzera ha intensificato diverse forme di cooperazione con la NATO.
Tra gli sviluppi concreti figurano la partecipazione svizzera ad attività ed esercitazioni con l'Alleanza e l'apertura a Ginevra di un ufficio di collegamento della NATO. Non si tratta quindi di un'ipotesi o di una valutazione politica, ma di elementi documentati.
Ciò che appartiene invece al terreno politico è il giudizio sulle conseguenze di questo avvicinamento.
Per il Comitato pacifista e internazionalista, questo percorso è incompatibile con una concezione rigorosa della neutralità e rischia di compromettere la capacità della Confederazione di presentarsi come interlocutore realmente equidistante nei conflitti internazionali.
L'iniziativa offre quindi agli elettori la possibilità di pronunciarsi anche sulla direzione futura della politica di sicurezza svizzera e sui limiti da porre alla cooperazione con alleanze militari.
Il tema assume particolare significato alla luce di quanto avvenuto recentemente in Europa. Finlandia e Svezia, per lungo tempo militarmente non allineate, sono entrate nella NATO, rispettivamente nel 2023 e nel 2024.
Per il Comitato, la Svizzera dovrebbe scegliere una strada differente e mantenersi esterna ai blocchi militari.

Il nodo delle sanzioni

Il secondo grande tema riguarda le sanzioni internazionali.
La Svizzera ha adottato negli ultimi anni numerose sanzioni decise dall'Unione Europea. Anche questo è un dato di fatto e costituisce uno degli elementi centrali del dibattito sulla neutralità.
La questione politica è un'altra: l'adozione di sanzioni decise al di fuori dell'ONU è compatibile con il ruolo di uno Stato permanentemente neutrale?
Il Comitato risponde negativamente e definisce queste misure parte di vere e proprie «guerre economiche». Secondo i sostenitori del Sì, partecipare alle misure economiche adottate da una delle parti compromette la credibilità della Svizzera come mediatrice agli occhi degli Stati colpiti.
Esiste inoltre un aspetto umanitario delle sanzioni che va oltre la contrapposizione politica.
Nel 2025 Francisco Rodríguez, Silvio Rendón e Mark Weisbrot hanno pubblicato su The Lancet Global Health lo studio Effects of international sanctions on age-specific mortality: a cross-national panel data analysis, vol. 13, agosto 2025, pp. e1358-e1366, DOI 10.1016/S2214-109X(25)00189-5.
Gli autori hanno analizzato 152 Paesi tra il 1971 e il 2021 e dichiarano di aver trovato una significativa associazione causale tra sanzioni e aumento della mortalità.
Gli effetti più forti emergono per le sanzioni unilaterali, economiche e statunitensi. Per le sanzioni delle Nazioni Unite, invece, lo studio non ha trovato evidenza statistica di un effetto sulla mortalità.
La ricerca stima inoltre in 564'258 i decessi annui associati alle sanzioni unilaterali, un ordine di grandezza che gli stessi ricercatori confrontano con il carico globale di mortalità associato ai conflitti armati.
Sono risultati scientifici che acquistano una particolare rilevanza nel contesto della votazione svizzera.

Cosa cambierebbe con le sanzioni

L'iniziativa non propone infatti semplicemente di abolire qualsiasi possibilità per la Confederazione di applicare sanzioni internazionali.
Le sanzioni decise dall'ONU rimarrebbero ammesse. La Svizzera non potrebbe invece adottare autonomamente sanzioni contro Stati belligeranti decise al di fuori del quadro delle Nazioni Unite.
È questo il motivo concreto per cui i promotori sostengono che l'iniziativa rafforzerebbe anche l'autorità dell'ONU.
Non verrebbe eliminato lo strumento delle sanzioni, ma verrebbe stabilita una distinzione precisa tra le misure adottate nell'ambito delle Nazioni Unite e quelle decise autonomamente da singoli Stati o da altri attori internazionali.
La distinzione è particolarmente interessante anche alla luce dello studio pubblicato su The Lancet Global Health, nel quale gli autori rilevano effetti significativi sulla mortalità per le sanzioni unilaterali, mentre non trovano evidenza statistica equivalente per quelle delle Nazioni Unite.

Una neutralità vista da sinistra

L'aspetto politicamente più interessante della nuova campagna è probabilmente la provenienza dei sostenitori.
La difesa di una neutralità più rigorosa non viene proposta soltanto attraverso le argomentazioni tradizionalmente associate alla destra sovranista.
Una parte della sinistra arriva infatti alla stessa conclusione partendo da presupposti differenti: pacifismo, non allineamento, opposizione ai blocchi militari, critica delle politiche di potenza e centralità delle istituzioni multilaterali.
Nel volantino della campagna questa posizione viene sintetizzata attraverso tre messaggi: opposizione all'allineamento della Svizzera alle politiche dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, opposizione all'avvicinamento alla NATO e rifiuto della partecipazione svizzera alle sanzioni unilaterali.
L'obiettivo dichiarato è fare della Confederazione «l'unico Paese dell'Europa occidentale veramente non allineato».

Il comitato ticinese

In Ticino il Comitato pacifista e internazionalista per la neutralità riunisce:
Partito Comunista;
Partito Operaio e Popolare;
Associazione Svizzera-Cuba;
Associazione «No UE - No NATO»;
Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA);
Movimento Svizzero per la Pace.

Il Comitato è nato in vista della votazione sull'iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» e ha attivato un sito in tre lingue,  si-neutralita.ch attraverso il quale vengono pubblicati argomenti e informazioni sulla campagna.

Ma la composizione del Comitato di sinistra racconta soltanto una parte di ciò che sta accadendo attorno al tema della neutralità.

Il 29 agosto a Berna: quando gli schieramenti scompaiono

Sabato 29 agosto 2026, dalle 15 alle 17, Piazza federale a Berna ospiterà la Manifestazione nazionale per la neutralità e la pace, convocata a sostegno dell'iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera».
I messaggi della manifestazione sono altrettanto espliciti: «No alla NATO, sì alla neutralità», «No alla guerra e alle sanzioni» e «Neutralità per la pace e la riconciliazione».
Ma è soprattutto l'elenco degli interventi a raccontare qualcosa di particolare.
Sul medesimo palco sono annunciati Pirmin Schwander, consigliere agli Stati dell'UDC; Massimiliano Ay, consigliere cantonale ticinese del Partito Comunista; e Maria Pia Ambrosetti, consigliera cantonale ticinese di HelvEthica.
Accanto a loro interverranno l'esperto di diritto internazionale Alfred de Zayas, Pascal Lottaz, Jacques Baud, il politologo Wolf Linder, Ralph Bosshard, l'avvocato Philipp Kruse, l'ex ambasciatore svizzero Jean-Daniel Ruch e Christoph Pfluger.
Non è un'interpretazione politica: esponenti dell'UDC, del Partito Comunista e di HelvEthica parteciperanno alla stessa manifestazione nazionale dedicata alla neutralità.
Ed è forse questa l'immagine più interessante con cui avvicinarsi al voto del 27 settembre.
In una Svizzera nella quale siamo abituati a confrontarci, dividerci e votare praticamente su tutto, la neutralità riesce ancora a produrre convergenze che attraversano destra e sinistra.
Non significa essere d'accordo su tutto.
Significa riconoscere che la neutralità della Confederazione può essere considerata un patrimonio che precede e supera l'appartenenza a un partito.
E almeno su questo, il 29 agosto in Piazza federale, la Svizzera offrirà un'immagine piuttosto eloquente.

 

Il flyer dell'iniziativa è scaricabile da questo articolo


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