A Gaza è stata dichiarata la pace ma pace non c’è. L’esercito israeliano autorizza in numero insufficiente l’entrata degli aiuti umanitari e a Gaza si continua a morire per scarsità di beni essenziali: cibo, acqua, servizi igienici, medicamenti d’emergenza e medicamenti quotidiani.
L’unico ospedale psichiatrico di Gaza è stato distrutto: mancano i medicamenti per la cura dei malati psichici, per curare depressioni, stress post-traumatici e disturbi d’ansia che colpiscono anche i bambini.
Un appello urgente che chiede di facilitare l’accesso alle cure e ai beni di prima necessità è stato inviato il 13 maggio 2026 al Consiglio federale da tre ex consiglieri federali, Ruth Dreifuss, Micheline Calmy-Rey e Joseph Deiss, ed è stato sottoscritto da quasi 600 esponenti del mondo sanitario, giuridico, culturale e della società civile svizzera.
Nell’appello si fa riferimento anche al bilancio delle vittime degli attacchi israeliani, da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco (10 ottobre 2025): 981 persone uccise e oltre 3100 feriti c’informa Zoe Sangalli, medico membro di comitato dell’associazione SHWAG, Swiss Healthcare Workers Against Genocide.
Nessuna risposta. Anzi, il 16 giugno scorso il parlamento ha addirittura bocciato una mozione che esortava ad adottare le misure necessarie per trasferire in Svizzera persone particolarmente vulnerabili provenienti dalla Striscia di Gaza.
L’appello è stato rilanciato in una conferenza stampa tenutasi a Berna il 18 giugno 2026, dove è stato ribadito, fra l’altro, che Israele ha il diritto di difendersi, come ogni Stato, ma nel rispetto del diritto internazionale umanitario: la Svizzera deve quindi agire sanzionando le imprese, le persone e le istituzioni che lo violano.
Nell’indifferenza pressoché generale, continua anche l’occupazione abusiva in Cisgiordania con espropri, distruzione di villaggi, violenze e uccisioni sia da parte delle forze armate israeliane, sia da parte dei coloni israeliani, sostenuti dalla complicità dell’esercito israeliano.
In pochissimo tempo, Israele ha istituito almeno 57 nuove colonie e avamposti con aziende israeliane e internazionali che hanno fornito macchinari, materie prime e supporto logistico.
Due Ong israeliane hanno recentemente censito 185 nuovi espropri/insediamenti avvenuti fra il 2023 e il 2025. Le incarcerazioni e le detenzioni abusive di Palestinesi sono state completate dall’introduzione recente della pena di morte, che colpirebbe unicamente cittadini palestinesi.
In giugno è stato pubblicato l’agghiacciante rapporto ONU della Commissione d’inchiesta internazionale nei Territori palestinesi sulle uccisioni deliberate di bambini. Queste conclusioni sono state confermate anche dall’inchiesta giornalistica investigativa del quotidiano olandese Volkskrant, premiata dall’European Press Prize (giugno 2026), “What Wounds are Telling Us” (Che cosa ci dicono le ferite).
Siamo confrontati con un’economia, di guerra e di occupazione, fondata sulla gestione predatoria delle risorse e sulla cancellazione della popolazione palestinese. Il genocidio, ricordiamolo, può essere lucrativo. Ed è il caso di Gaza, dove l’occupazione permanente è diventata terreno di prova per fabbricanti d’armi e imprese tecnologiche.
Di fronte a tanta ingiustizia, crudeltà e disprezzo del diritto internazionale umanitario (si pensi anche al recente sequestro illegale delle navi e dell’equipaggio della Sumud Flottilla al largo di Creta) noi cittadine e cittadini possiamo andare oltre un dissenso passivo.
Non dobbiamo, dapprima, scivolare nell’indifferenza ma restare vigili e continuare a sollecitare il nostro governo poiché, come è stato detto, “Il nostro silenzio rinnega la nostra umanità”.
Esiste tuttavia un’ulteriore possibilità, uno strumento efficace di lotta non violenta: il boicottaggio.Abbiamo perciò inviato una lettera aperta raccomandata (25.5.26) alle direzioni regionali e centrali di Migros, Coop, Aldi, Liedl e Mueller*, supermercati nei quali abbiamo individuato prodotti di origine israeliana, chiedendo di valutare la sospensione della vendita di prodotti israeliani e dei Territori occupati fintanto che lo Stato di Israele viola il diritto internazionale umanitario.
*Presso Manor non abbiamo individuato prodotti.
A tutt’oggi, Mueller non ha risposto. Migros, Coop, Aldi e Lidl dichiarano di attenersi alle disposizioni delle autorità federali. La Confederazione non ha certo brillato nemmeno nel caso del regime di apartheid del Sudafrica, eppure la popolazione ha boicottato i prodotti e questo è stato un segnale importante.
Per questo crediamo che sia importante questa azione: il consumo critico e il boicottaggio sono mezzi concreti ed efficaci e vanno usati, poiché possiamo farlo. Ci permettono di chiedere chiaramente comportamenti più etici alle aziende, ci permettono di far sentire il nostro peso sulle reti economiche e finanziarie.
Seguendo i suggerimenti del movimento internazionale BDS (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni) proponiamo di focalizzare l’azione su pochi prodotti mirati più che sui tanti prodotti boicottabili, per concentrare e non disperdere la pressione sulle aziende interessate.
Sul sito www.24maggio.ch proponiamo l’elenco dei prodotti di origine israeliana o prodotti nei Territori occupati in vendita presso Migros, Coop, Aldi, Lidl e Mueller nonché l’elenco, parziale, di merci, servizi e tecnologie prodotti da ditte internazionali che lucrano sull’occupazione dei Territori palestinesi, sull’apartheid e sul conflitto tuttora in corso.
Ricordiamo che, oltre a non rispettare il diritto internazionale umanitario, il governo israeliano non rispetta l'articolo 2 dell'accordo di associazione UE - Israele.
Chiediamo a tutte le persone di riflettere sull’importanza del loro gesto, un gesto piccolo che, in una società dei consumi come la nostra, può fare la differenza: non restiamo passivi di fronte ai soprusi.
Gruppo Cittadine e cittadini 24 maggio
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