Cassette arancioni contro la violenza domestica: in Ticino un nuovo canale discreto per chiedere aiuto

Scritto il 13/09/2026
da team.redazione


Una cassetta arancione collocata in un luogo della vita quotidiana, un biglietto lasciato senza attirare l’attenzione e la possibilità di indicare quando e come essere ricontattati in sicurezza. È il principio del progetto presentato alla Cantina Angelo Delea di Losone da MI-TI-CI Against Abuse, associazione impegnata nell’accompagnamento di donne e minori vittime di violenza, abusi, stalking e bullismo. Un sistema semplice, pensato soprattutto per quelle situazioni nelle quali persino una telefonata può diventare difficile o pericolosa.
Ci sono situazioni nelle quali chiedere aiuto non significa semplicemente prendere il telefono e comporre un numero.
Chi vive una condizione di violenza domestica può trovarsi sottoposto a un controllo continuo: telefonate, messaggi, contatti personali e persino gli spostamenti possono essere sorvegliati dall’aggressore. È proprio partendo da questa realtà che nasce il progetto “Cassette arancioni”, presentato giovedì 10 settembre alla Cantina Angelo Delea di Losone.
L’iniziativa è promossa dall’associazione MI-TI-CI Against Abuse, composta da motociclisti e volontari che operano a sostegno di donne e minori vittime di abusi fisici e psicologici, violenza domestica, stalking e bullismo.

Un biglietto per aprire un contatto

Il funzionamento è volutamente semplice.
Nelle prossime settimane le cassette arancioni dovrebbero essere posizionate in diversi luoghi del Cantone normalmente frequentati dalla popolazione: Comuni, farmacie, supermercati e altri punti nei quali una persona possa entrare senza destare particolari sospetti.
Chi si trova in difficoltà potrà lasciare all’interno della cassetta un biglietto indicando le informazioni che ritiene possibile comunicare: nome, cognome, indirizzo e soprattutto le modalità e gli orari nei quali sia possibile essere contattati senza correre rischi.
Saranno quindi i volontari dell’associazione a stabilire un primo contatto e a valutare insieme alla persona interessata quale forma di sostegno possa essere necessaria.
È un dettaglio importante, perché il progetto non vuole sostituire la Polizia o le strutture specializzate. L’obiettivo è piuttosto quello di creare un ulteriore punto d’accesso, particolarmente utile per chi non riesce ancora a rivolgersi direttamente ai servizi competenti.

Un’attività già presente sul territorio

MI-TI-CI Against Abuse non interviene soltanto attraverso il nuovo progetto.
Secondo quanto spiegato nel comunicato, l’associazione accompagna già le vittime in momenti particolarmente delicati della loro vita: per esempio quando devono recarsi in tribunale, incontrare i figli oppure recuperare effetti personali.
L’associazione opera inoltre in partenariato con la sezione violenza domestica della Polizia cantonale, che partecipa anche alla formazione dei volontari.
Durante la presentazione di Losone erano presenti, tra gli altri, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il presidente del PLR ticinese Alessandro Speziali, Amalia Mirante, co-fondatrice di Avanti con Ticino&Lavoro, Simona Specht, presidente e fondatrice dell’associazione Una Goccia nel Mare, il Console Generale d’Italia Uberto Vanni d’Archirafi e Manga, presidente e fondatore di MI-TI-CI Against Abuse. Gli spazi dell’incontro sono stati messi a disposizione dalle Cantine Delea.

Il sostegno di Una Goccia nel Mare

Il progetto è stato reso possibile anche grazie a un contributo di 5'000 franchi dell’associazione Una Goccia nel Mare, fondata cinque anni fa da Simona Specht e dal marito.
L’associazione sostiene iniziative in Svizzera e all’estero, con particolare attenzione alle donne e ad ambiti come sanità, istruzione e maternità.
Anche le Cantine Delea hanno aderito all’iniziativa. David Delea ha ricordato l’importanza del lavoro svolto in Ticino dalle numerose associazioni impegnate nell’aiuto alle persone che attraversano momenti di difficoltà.

La semplicità come punto di forza

L’elemento forse più particolare dell’intero progetto è proprio la sua semplicità.
Una cassetta riconoscibile. Un foglio di carta. Poche informazioni. Nessuna procedura complessa da affrontare nel momento in cui una persona potrebbe già trovarsi in una situazione di forte pressione o paura.
Non è una soluzione alla violenza domestica e non pretende di esserlo. È però un canale aggiuntivo, pensato per riuscire a raggiungere anche chi, vivendo sotto controllo, può avere difficoltà persino a compiere quel primo gesto necessario per uscire dall’isolamento.
E in alcune situazioni, quel primo gesto può essere semplicemente un biglietto infilato in una cassetta arancione.