Divisa scolastica in Ticino? Una mozione chiede di valutarla dall’infanzia alle elementari

Scritto il 15/09/2026
da team.redazione


Una divisa scolastica semplice e moderna nelle scuole dell’infanzia e nelle elementari ticinesi. È quanto propone una mozione presentata il 15 settembre da Michela Ris insieme a dieci cofirmatari. L’obiettivo dichiarato non è quello di introdurre una rigida uniforme sul modello di altri Paesi, ma di valutare un abbigliamento comune capace di rafforzare il senso di appartenenza alla scuola, ridurre la pressione di marche e mode e attenuare le differenze economiche visibili tra gli allievi.

Il tema della divisa scolastica arriva sul tavolo del Gran Consiglio ticinese.
La mozione, presentata da Michela Ris e sottoscritta anche da Simona Genini, Matteo Quadranti, Paolo Caroni, Giuseppe Cotti, Nadia Ghisolfi, Giovanni Capoferri, Gianluca Padlina, Omar Balli, Josef Savary e Roberta Soldati, chiede al Consiglio di Stato di valutare l'introduzione di un abbigliamento scolastico comune a partire dalla scuola dell'infanzia e per tutto il percorso della scuola elementare.

«Ogni contesto richiede un abbigliamento adeguato»

Il punto di partenza della mozione è soprattutto educativo.
Secondo i firmatari, la scuola non rappresenta soltanto il luogo dove i bambini imparano a leggere, scrivere, fare di conto e socializzare, ma anche uno dei primi ambienti nei quali si impara a vivere all'interno di una comunità e a rispettarne le regole.
Tra questi insegnamenti dovrebbe rientrare, secondo i promotori, anche la consapevolezza che situazioni e luoghi diversi richiedono comportamenti e modi di presentarsi differenti.
Nel testo si afferma infatti che nelle scuole sarebbero sempre più frequenti abbigliamenti ritenuti poco consoni al contesto scolastico. La mozione precisa tuttavia che l'intenzione non è giudicare i gusti personali, le mode o le scelte delle famiglie, né limitare la personalità dei bambini, ma trasmettere il principio secondo cui esistono contesti differenti ai quali è necessario sapersi adeguare.

Non il vecchio grembiule

La proposta non immagina però un ritorno al tradizionale grembiule.
Il riferimento storico viene utilizzato piuttosto per ricordare che l'idea di un abbigliamento scolastico comune non è completamente estranea alla realtà ticinese.
Il modello ipotizzato potrebbe comprendere pochi capi semplici e facilmente lavabili: una maglietta o una polo, una felpa e pantaloni o gonna in colori prestabiliti, eventualmente personalizzati con il nome o il simbolo della scuola o del Comune. Dovrebbero inoltre essere previste soluzioni adatte alle differenti stagioni e alle diverse attività scolastiche.
In altre parole, scrivono i promotori, non «un'uniforme rigida o antiquata», ma un abbigliamento capace di comunicare un concetto molto semplice: quando sono a scuola, faccio parte di quella comunità.

Marche, mode e differenze economiche

Un altro punto sollevato riguarda il rapporto sempre più precoce dei bambini con immagine, consumo, marche e tendenze.
Secondo la mozione, la scuola dovrebbe rappresentare almeno in parte uno spazio nel quale queste dinamiche passano in secondo piano e dove un bambino possa distinguersi soprattutto per ciò che è, per quello che impara e per il proprio comportamento, anziché per ciò che indossa.
Un abbigliamento comune potrebbe quindi contribuire, nelle intenzioni dei firmatari, anche a rendere meno evidenti le differenze economiche tra le famiglie e a diminuire la pressione legata a determinati marchi o modelli di consumo.

L'esperienza francese

A sostegno dell'opportunità di approfondire il tema, la mozione richiama anche alcune esperienze internazionali.
Nel documento viene citata in particolare la Francia, dove tra il 2024 e il 2025 circa un centinaio di scuole e istituti hanno sperimentato una cosiddetta “tenuta comune”.
Secondo la valutazione del Ministero francese dell'Educazione citata nella mozione, nella scuola primaria tre direttori su quattro avrebbero riscontrato un'evoluzione positiva del senso di appartenenza alla scuola e una larga maggioranza dei responsabili degli istituti coinvolti si sarebbe espressa a favore della prosecuzione dell'esperienza.
La stessa valutazione invita però alla prudenza sugli effetti relativi ad altri aspetti, come il clima scolastico e i risultati degli allievi, evidenziando anche alcune difficoltà di adesione. Un elemento che i promotori stessi utilizzano per sostenere l'opportunità di sperimentare la misura prima di arrivare a conclusioni definitive.

La questione dei costi

C'è infine una questione molto concreta: chi paga?
La mozione sottolinea che l'eventuale introduzione della divisa non dovrebbe trasformarsi in un nuovo costo per le famiglie.
Secondo i promotori, un numero limitato di capi destinati alla scuola potrebbe persino ridurre la necessità di acquistare numerosi vestiti per l'uso quotidiano. Tra le possibilità indicate figurano acquisti centralizzati e forme di sostegno o fornitura gratuita per le famiglie che ne avessero necessità.

Prima una sperimentazione?

La mozione non chiede quindi che da domani tutti i bambini ticinesi si presentino a scuola con la stessa divisa.
Al Consiglio di Stato viene chiesto innanzitutto di valutare la proposta e di elaborare eventualmente un modello semplice, moderno, pratico ed economicamente sostenibile, lasciando anche ai singoli istituti o Comuni una possibile personalizzazione.
Una delle ipotesi è quella di partire con alcuni istituti disponibili attraverso una fase pilota, coinvolgendo direzioni, docenti, famiglie e allievi.
Durante la sperimentazione dovrebbero essere analizzati gli effetti sul senso di appartenenza, sul clima scolastico e sulla pressione legata alle marche e alle differenze economiche. Il Governo dovrebbe inoltre valutare i costi della misura e le modalità per evitare che ricadano sulle famiglie.
La questione, dunque, è ora posta sul tavolo politico: un abbigliamento comune può davvero rendere la scuola più inclusiva e rafforzare il senso di comunità oppure rischia di introdurre una regola aggiuntiva senza effetti significativi?
È precisamente ciò che un'eventuale sperimentazione potrebbe permettere di verificare.