La malnutrizione nella Striscia di Gaza ha raggiunto livelli senza precedenti, colpendo in particolare donne incinte, madri che allattano, neonati e bambini piccoli. È l’allarme lanciato da Medici Senza Frontiere (MSF), che in un nuovo comunicato diffuso il 7 maggio 2026 denuncia una crisi alimentare “artificiosamente provocata” dalle restrizioni agli aiuti umanitari e commerciali imposte durante la guerra.
Secondo l’organizzazione umanitaria, le conseguenze sulla salute materna e neonatale sono devastanti. Tra giugno 2025 e gennaio 2026, il 90% dei bambini nati da madri malnutrite è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita. La mortalità neonatale, inoltre, è risultata doppia rispetto ai neonati di madri non malnutrite.
Nel comunicato, MSF attribuisce questi dati “al blocco dei beni essenziali imposto da Israele e agli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le strutture mediche”. L’organizzazione sottolinea come l’insicurezza, gli sfollamenti continui, le restrizioni agli aiuti e il limitato accesso a cibo e cure sanitarie abbiano avuto conseguenze dirette sulla salute della popolazione più vulnerabile.
Nel video fornito da MSF, oggi pubblicato e doppiato in italiano da Chiasso TV, Mercè Rocaspana, referente medico dell’Unità di Emergenza di Medici Senza Frontiere, illustra la situazione di malnutrizione a Gaza causata dalle restrizioni imposte agli aiuti alimentari e umanitari. Rocaspana definisce la crisi “interamente artificiale”, spiegando che prima della guerra la malnutrizione nella Striscia era praticamente inesistente.
“Da due anni e mezzo, il blocco sistematico degli aiuti umanitari e delle merci commerciali, unito all’insicurezza, ha fortemente limitato l’accesso al cibo e all’acqua potabile”, afferma Rocaspana nel comunicato di MSF. “Le strutture sanitarie sono state costrette a chiudere e le condizioni di vita sono gravemente peggiorate”.
L’analisi dell’organizzazione si basa sui dati raccolti in quattro strutture sanitarie gestite o supportate da MSF tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026. In particolare, sono stati esaminati i casi di 201 madri con neonati ricoverati nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali Al Nasser e Al Helou, a Khan Younis e Gaza City. Più della metà delle donne ha sofferto di malnutrizione durante la gravidanza e il 25% risultava ancora malnutrito al momento del parto.
La situazione riguarda anche i bambini sotto i sei mesi. Tra ottobre 2024 e dicembre 2025, i team di MSF hanno preso in carico 513 neonati nei programmi ambulatoriali di alimentazione terapeutica nelle strutture di Al Mawasi e Al Attar, a Khan Younis. Il 91% dei piccoli pazienti era considerato a rischio di ritardi nella crescita e nello sviluppo. Tuttavia, le cure sono spesso state interrotte a causa dei continui spostamenti forzati e dell’insicurezza: il 32% dei neonati ha abbandonato il trattamento, mentre il 7% è deceduto.
“La maggior parte delle madri ha richiesto sostegno nutrizionale anche quando ai bambini non era ancora stata diagnosticata la malnutrizione”, spiega Marina Pomares, coordinatrice medica di MSF per la Palestina. “Questo riflette la diffusa insicurezza alimentare causata dal blocco imposto da Israele, che ha di fatto impedito l’ingresso di cibo a Gaza per mesi”.
Secondo MSF, prima della guerra a Gaza non esistevano reparti specializzati per l’alimentazione terapeutica infantile. I primi casi di malnutrizione sono stati individuati nel gennaio 2024. Da allora fino a febbraio 2026, l’organizzazione ha ricoverato 4.176 bambini sotto i 15 anni per malnutrizione acuta, il 97% dei quali aveva meno di cinque anni. Nello stesso periodo, oltre 3.300 donne in gravidanza o in allattamento sono state inserite nei programmi ambulatoriali.
Nel comunicato trovano spazio anche le testimonianze dirette delle famiglie sfollate. Sahar Nafez Salem, 24 anni, racconta di vivere in una tenda a Khan Younis con i propri figli dopo un anno di sfollamento: “Quando ho fatto i test di gravidanza, hanno scoperto che ero malnutrita. Le condizioni di vita nelle tende sono difficili sotto ogni aspetto”.
Huda, 33 anni, spiega invece che la figlia più piccola soffre di malnutrizione e problemi respiratori aggravati dalle condizioni climatiche e dall’umidità nella tenda in cui vive la famiglia. “Quando gli aiuti non sono disponibili, faccio fatica a soddisfare i bisogni primari dei miei figli”, racconta.
MSF denuncia inoltre che il drastico ridimensionamento dei punti di distribuzione alimentare e il blocco dei camion commerciali hanno ulteriormente limitato l’accesso al cibo. José Mas, capo dell’unità di emergenza dell’organizzazione, sostiene che “la fame viene deliberatamente utilizzata come strumento di controllo sulla popolazione”.
Nonostante l’attuale cessate il fuoco abbia portato una parziale stabilizzazione della situazione, l’organizzazione umanitaria avverte che le condizioni restano estremamente fragili. “I nostri team continuano a ricoverare nuovi pazienti per malnutrizione”, conclude MSF, chiedendo alle autorità israeliane e agli Stati alleati di garantire un ingresso “adeguato e sostenuto” degli aiuti umanitari e dei beni essenziali nella Striscia di Gaza.
Gaza, l’allarme di MSF: “Malnutrizione provocata artificialmente”. A rischio donne incinte e neonati
Scritto il 07/05/2026
da team.redazione
