Byoblu chiude: ogni voce che sparisce è una ferita per l’informazione

Scritto il 08/05/2026
da Giacomo Morandi


"Byoblu chiude i battenti", titola un post su FB di Massimo Mazzucco. E al sottoscritto si spezza il cuore.
L’emittente “alternativa” italiana si affermò in piena pandemia, quando anche nel “bunker” di Chiasso TV, come in altre redazioni, di fronte alle dichiarazioni di esponenti della scienza con un passato - e un presente - nell’eccellenza, che si ponevano in netta contrapposizione alla narrazione mainstream, anziché prendere per oro colato tutto ciò che veniva raccontato dai più (e oggi rimesso in discussione anche in sedi di primaria importanza), si indagava. Ovvero si faceva il nostro mestiere.
Evitando di tediare sulle qualità della ormai “fu emittente” (poiché chi la conosceva non ha alcun bisogno di sentirne recitare l’elogio funebre), desidero solo soffermarmi sul fatto che, da oggi, il pubblico dovrà rinunciare a un altro mezzo di informazione. E ritengo che questo non sia di poco conto.
Mi sembra di rivivere la “stretta al petto” che sentii quando chiuse Il Giornale del Popolo qui in Ticino. Rivedo il declino di altre testate della vicina Lombardia, come quando chiuse la sede di Varese de La Provincia. E mi incazzo come un toro ogni volta che sento di qualche collega a cui è stata ridotta la percentuale di lavoro, oppure ogni volta che vedo assottigliarsi sempre di più lo “spessore” di un quotidiano.
È vero, siamo in tanti. Per qualcuno addirittura troppi. Per me invece non siamo sufficienti. Ridurre la pluralità significa trattare il lettore, lo spettatore o “l’utente” da imbecille. Significa ritenere che egli non abbia la capacità di discernere.
Possiamo scegliere tra un numero più alto di bibite o birre sullo scaffale di un supermercato che tra i mezzi di informazione (parlo ovviamente di quelli accreditati) a disposizione in TV o sul web.
Perché? Semplicemente perché mantenere qualunque mezzo mediatico ha un costo. Bisogna arrivare a fine mese. E mentre le bibite e le birre sullo scaffale le paghi, la maggior parte dei media può essere consultata gratuitamente sul web. Toll dal rüd cumpres (*). Quindi chi non partecipa alla spartizione di canoni o sussidi pubblici di diverso genere può “reggersi in piedi” solo ed esclusivamente con gli introiti pubblicitari. E qui entra in gioco la necessità di sostentamento che deve affrontare ogni mezzo mediatico che non beneficia di denaro pubblico: la stramaledetta pubblicità.
Veramente interessante la perla di Mazzucco alla fine del suo post: “Pensate al paradosso: se vuoi spiegare al mondo quanto è stupido lavarsi con le saponette, per farlo devi comunque vendere delle saponette.”
Ma non è affatto facile reperire introiti pubblicitari. E Chiasso TV ne sa qualcosa.
Cito ancora Massimo Mazzucco: “Per mandare avanti una televisione in modo regolare ci vuole la pubblicità. Ma quella della pubblicità è una mafia impenetrabile: se qualcuno decide di strozzarti, nel mondo della comunicazione, la prima cosa che fa è proprio impedire che tu riceva pubblicità.”
Quando toccherà a Chiasso TV?  Un giorno, sicuramente. Ma non ora.

(*) spazzatura compresa