Medici Senza Frontiere denuncia un aggravamento della situazione lungo il confine tra Sudan e Ciad. Dall'inizio di maggio sono stati curati 116 feriti, tra cui un numero crescente di donne e bambini. Una crisi umanitaria che si inserisce nel più ampio conflitto che dal 2023 devasta il Sudan.
La situazione umanitaria lungo il confine tra Sudan e Ciad continua a deteriorarsi. A lanciare l'allarme è Medici Senza Frontiere (MSF), che segnala un forte aumento degli attacchi con droni nell'area di Tina, in Sudan, a pochi chilometri dal territorio ciadiano. Dall'inizio di maggio, l'ospedale di Tiné, in Ciad, sostenuto dall'organizzazione umanitaria, ha curato 116 persone ferite a seguito dei bombardamenti.
Secondo quanto riferito da MSF, nelle ultime settimane gli abitanti della zona hanno segnalato attacchi quasi quotidiani. Gli episodi sarebbero attribuiti alle Forze di Supporto Rapido (RSF), uno dei principali attori del conflitto che dal 2023 oppone diverse fazioni armate in Sudan. In alcune giornate si sarebbero registrati fino a cinque o sei attacchi.
Particolarmente drammatico quanto avvenuto il 24 maggio, quando un attacco ha colpito un'area di mercato molto frequentata. In una sola giornata sono arrivati all'ospedale 35 feriti. Tre persone sono state dichiarate morte all'arrivo, mentre altre avrebbero perso la vita sul luogo dell'esplosione. Tra le vittime figurano anche donne e bambini.
I medici sul campo riferiscono che molti pazienti raggiungono le strutture sanitarie dopo ore di viaggio e in condizioni critiche. Le ferite più frequenti comprendono ustioni gravi, traumi provocati dalle esplosioni e lesioni multiple. L'organizzazione racconta anche il caso di un bambino con gravi ustioni al volto, alle braccia e alle gambe, soccorso dopo uno degli ultimi attacchi.
Un elemento che preoccupa particolarmente gli operatori umanitari è il cambiamento nel profilo delle persone colpite. Se in passato tra i feriti erano presenti soprattutto uomini adulti, negli ultimi giorni sarebbe aumentato sensibilmente il numero di donne e bambini. Secondo MSF, il 26 maggio tutti i pazienti arrivati in ospedale dopo un attacco con droni erano civili.
La regione di confine tra Ciad e Sudan vive da mesi una situazione estremamente fragile. Oltre alla guerra nel Darfur, la popolazione deve fare i conti con sfollamenti di massa, carenza di servizi essenziali e difficoltà di accesso alle cure sanitarie. I continui bombardamenti aggravano ulteriormente un quadro già fortemente compromesso.
Dall'inizio del conflitto sudanese, nell'aprile 2023, oltre 900.000 rifugiati hanno attraversato il confine orientale del Ciad in cerca di protezione. Per rispondere all'emergenza, Medici Senza Frontiere ha ampliato le proprie attività nelle province di Sila, Wadi Fira e Ouaddaï, sostenendo strutture sanitarie che assistono sia i rifugiati sia le comunità locali.
La denuncia dell'organizzazione umanitaria richiama ancora una volta l'attenzione sul costo umano dei conflitti armati. In un'area già segnata da anni di instabilità, gli operatori sul terreno ribadiscono la necessità di garantire la protezione della popolazione civile e un accesso rapido e sicuro alle cure per i feriti.
