L’Amministrazione Trump avvia due importanti riforme nell’ambito della strategia Make America Healthy Again. I produttori dovrebbero essere obbligati a comunicare alla FDA le sostanze considerate autonomamente sicure, mentre HHS e Dipartimento dell’Agricoltura preparano la prima definizione federale degli alimenti ultra-processati.
Una sostanza può entrare negli alimenti perché il produttore stesso ritiene che sia sicura senza essere obbligato a comunicarlo alla Food and Drug Administration?
Negli Stati Uniti, in determinate condizioni, fino ad oggi la risposta è stata sì. È uno degli aspetti più controversi del sistema GRAS – Generally Recognized as Safe, introdotto dal Congresso nel 1958 e destinato ora a essere profondamente modificato.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha annunciato il 10 agosto due nuove iniziative nell'ambito dell'agenda Make America Healthy Again (MAHA) promossa dal Presidente Donald Trump e dal Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.
La prima riguarda direttamente il controllo degli ingredienti utilizzati dall'industria alimentare. La FDA ha proposto una norma che renderebbe obbligatoria la notifica all'agenzia quando un produttore conclude che una sostanza aggiunta agli alimenti destinati all'uomo o agli animali può essere considerata GRAS, cioè «generalmente riconosciuta come sicura».
La seconda iniziativa riguarda invece gli alimenti ultra-processati: HHS e Dipartimento dell'Agricoltura (USDA) hanno sottoposto alla revisione finale quella che dovrebbe diventare la prima definizione federale statunitense di questa categoria di prodotti.
Il punto debole del sistema GRAS
Per comprendere la portata della prima riforma bisogna tornare al 1958, quando il Congresso statunitense introdusse l'esenzione GRAS.
Il principio consentiva di distinguere dagli additivi alimentari sottoposti ad autorizzazione preventiva quelle sostanze la cui sicurezza fosse già generalmente riconosciuta dagli esperti nelle condizioni previste di utilizzo.
Nel corso del tempo, tuttavia, si è sviluppato un sistema nel quale le aziende possono arrivare autonomamente a una determinazione cosiddetta self-GRAS.
La FDA dispone da anni di programmi attraverso i quali le imprese possono volontariamente notificare queste conclusioni all'autorità federale. Ma il punto fondamentale è proprio questo: la notifica non è stata obbligatoria.
Ciò significa che possono esistere sostanze introdotte nella catena alimentare sulla base di una valutazione GRAS effettuata dall'industria senza che la FDA ne sia stata preventivamente informata attraverso il programma di notifica.
È questa lacuna informativa che la nuova proposta intende affrontare.
«Gli americani meritano di poter avere fiducia nel fatto che gli ingredienti presenti nei loro alimenti siano sottoposti a una supervisione trasparente e basata sulla scienza», ha dichiarato il Commissario ad interim della FDA Kyle Diamantas.
Secondo Diamantas, rendere obbligatorie le notifiche permetterebbe di «colmare importanti lacune informative» e offrire alla FDA una maggiore visibilità sulle sostanze che entrano nella catena alimentare.
Cosa accadrebbe alle sostanze già in commercio
La questione non riguarda soltanto i nuovi ingredienti.
Esistono infatti sostanze già presenti sul mercato sulla base di precedenti determinazioni self-GRAS dell'industria.
Per questi prodotti la proposta prevede una procedura semplificata e limitata nel tempo attraverso la quale i produttori potrebbero trasmettere alla FDA le informazioni relative agli utilizzi esistenti.
L'obiettivo dichiarato è consentire all'autorità sanitaria di individuare le priorità per eventuali valutazioni di sicurezza successive all'immissione sul mercato, evitando contemporaneamente di imporre alle aziende procedure considerate inutilmente onerose.
Dovrebbe inoltre essere ampliato l'inventario pubblico delle notifiche GRAS, rendendo accessibili maggiori informazioni sulle sostanze utilizzate dall'industria.
Se approvata nella sua forma attuale, la riforma non eliminerebbe quindi il concetto di GRAS, ma modificherebbe radicalmente un suo elemento centrale: la possibilità che determinate valutazioni rimangano sostanzialmente fuori dal campo visivo della FDA.
La battaglia di Kennedy contro gli alimenti ultra-processati
Parallelamente, l'Amministrazione Trump sta affrontando un'altra questione destinata ad avere conseguenze importanti sulle future politiche alimentari americane.
Per la prima volta il governo federale sta infatti lavorando a una definizione ufficiale di alimento ultra-processato – Ultra-Processed Food (UPF).
Può sembrare una questione puramente terminologica, ma non lo è.
Una definizione comune è indispensabile per confrontare studi scientifici, raccogliere dati omogenei e, soprattutto, costruire successivamente politiche pubbliche, raccomandazioni nutrizionali ed eventuali interventi normativi sulla stessa categoria di prodotti.
Secondo l'HHS, l'elevato consumo di alimenti ultra-processati è stato associato dalla ricerca a diverse patologie croniche prevenibili, comprese le malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2. L'assenza di una definizione federale standardizzata avrebbe però finora limitato la possibilità di ottenere risultati uniformi nelle ricerche condotte dalle diverse istituzioni federali.
La proposta elaborata da HHS e USDA è stata costruita raccogliendo i contributi di migliaia di soggetti, tra rappresentanti dell'industria, associazioni dei consumatori, ricercatori e cittadini, ed è ora arrivata alla fase di revisione finale.
«Quasi il 60% della dieta americana»
Kennedy ha accompagnato l'annuncio con numeri che spiegano perché l'alimentazione sia diventata uno dei principali terreni d'intervento della strategia MAHA.
«Quasi il 60% della dieta americana è costituito da alimenti ultra-processati e l'obesità infantile colpisce ormai più di un bambino americano su cinque», ha dichiarato il Segretario alla Salute.
Secondo Kennedy, non sarebbe possibile invertire quella che definisce «l'epidemia di malattie croniche» degli Stati Uniti senza intervenire sul sistema alimentare.
«Queste iniziative storiche garantiscono maggiore trasparenza su ciò che è contenuto nei nostri alimenti e una base scientifica più solida per la politica nutrizionale federale», ha affermato.
Anche la Segretaria all'Agricoltura Brooke Rollins ha sottolineato il ruolo che l'Amministrazione intende attribuire alla produzione agricola tradizionale, sostenendo che agricoltori e allevatori si trovano «in prima linea nella missione MAHA» e promettendo di mantenere «il cibo vero e sano» tra le priorità dell'agenda governativa.
Dall'etichetta alla trasparenza
Le due iniziative affrontano problemi differenti, ma seguono una stessa direzione politica.
Da una parte si vuole conoscere con maggiore precisione quali sostanze entrano negli alimenti e sulla base di quali valutazioni di sicurezza. Dall'altra si cerca di stabilire scientificamente che cosa debba essere considerato un alimento ultra-processato, creando una base comune sulla quale costruire le politiche nutrizionali dei prossimi anni.
Per il momento si tratta ancora di processi regolatori in corso e non di un sistema già pienamente operativo. Sarà quindi importante osservare il testo definitivo delle norme e, soprattutto, le modalità con cui verranno applicate.
Ma sul sistema GRAS il cambiamento proposto è già molto concreto: una valutazione di sicurezza effettuata dall'industria non dovrebbe più poter rimanere semplicemente all'interno dell'azienda.
La FDA vuole sapere quali sostanze vengono dichiarate sicure, da chi e sulla base di quali elementi.
Ed è probabilmente questo il passaggio più significativo dell'intera riforma.
