Cancro, Trump sceglie Caputo: la prevenzione al centro della strategia Kennedy

Scritto il 05/10/2026
da Giacomo Morandi


Michael Caputo non è un oncologo. Non è un biologo, non dirige un laboratorio e non ha trascorso la propria carriera studiando cellule tumorali. È soprattutto un uomo della comunicazione politica, molto vicino a Donald Trump. Eppure il Presidente degli Stati Uniti lo ha appena nominato nel President’s Cancer Panel, l'organismo federale che ha il compito di osservare come procede il programma nazionale americano contro il cancro e di riferire direttamente alla Casa Bianca.
Detta così, la prima domanda viene quasi spontanea: che cosa ci fa un politico della comunicazione in un organismo che si occupa di tumori?
La risposta è meno semplice di quanto potrebbe sembrare.
Caputo porta infatti nel Panel qualcosa che non è una laurea in medicina, ma che nel suo caso pesa parecchio: il cancro lo ha vissuto sulla propria pelle. E soprattutto la sua nomina arriva mentre il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. sta cercando di imprimere una direzione precisa alla politica sanitaria americana: non occuparsi soltanto di come curare la malattia quando arriva, ma interrogarsi molto di più su come prevenirla, sui fattori che possono favorirla e sulle conseguenze che rimangono anche quando il tumore è stato sconfitto.

Prima di tutto: che cos'è il President's Cancer Panel?

Bisogna chiarire un punto importante, altrimenti tutta la storia rischia di essere letta male.
Il President's Cancer Panel non è un grande comitato composto da decine di specialisti. È formato da soltanto tre membri, nominati dal Presidente degli Stati Uniti.
La legge stabilisce inoltre che almeno due dei tre debbano essere scienziati o medici di particolare prestigio. Questo significa che il terzo membro può avere un'altra formazione e portare al tavolo esperienze differenti.
Oggi il Panel è presieduto dall'epidemiologo Harvey Risch, professore emerito alla Yale School of Public Health e alla Yale School of Medicine. Ne fa parte anche Carol L. Brown, chirurga oncologica del Memorial Sloan Kettering Cancer Center. Con Caputo, quindi, la struttura prevista dalla legge resta rispettata.
Ma soprattutto il Panel non cura direttamente i pazienti e non decide quale farmaco debba assumere un malato. Il suo compito è un altro: osservare il funzionamento del National Cancer Program, individuare ostacoli, problemi e opportunità e presentare raccomandazioni direttamente al Presidente.
E questa parola, direttamente, conta.
Perché un organismo di tre persone che riesce realmente ad arrivare sulla scrivania del Presidente può avere un peso molto maggiore di quanto suggeriscano le sue dimensioni.

Chi è Michael Caputo

Caputo ha alle spalle circa 35 anni nel mondo della comunicazione, della politica e delle relazioni pubbliche. Ha lavorato nelle campagne presidenziali di Donald Trump del 2016 e del 2024 e nel 2020 fu Assistant Secretary for Public Affairs del Dipartimento della Salute americano, quindi uno dei responsabili della comunicazione dell'HHS durante la pandemia.
La sua biografia politica è lunga e movimentata. Ha lavorato anche in Russia negli anni Novanta, ha avuto rapporti professionali con figure dell'amministrazione Reagan e Bush e, negli anni successivi, è diventato un collaboratore molto vicino all'ambiente trumpiano.
Ma nel 2020 accadde qualcosa che cambiò radicalmente la sua vita.
Durante una conversazione con l'allora direttore dei Centers for Disease Control and Prevention, Robert Redfield, quest'ultimo notò un gonfiore anomalo sul collo di Caputo. Gli consigliò di farlo controllare immediatamente.
Era un tumore.
A Caputo venne diagnosticato un carcinoma squamoso della testa e del collo, probabilmente allo stadio 2. Seguirono intervento chirurgico, chemioterapia e radioterapia. Quasi quattro mesi di cure pesanti.
Nel gennaio 2021 gli esami non mostrarono più evidenza della malattia.
Fine della storia?
Non proprio.
Ed è precisamente questo uno degli argomenti che Caputo vuole portare nel Cancer Panel.

Quando il cancro se ne va, ma qualcosa resta

Quando si parla di tumore, comprensibilmente l'attenzione è concentrata sulla sopravvivenza. La domanda principale è: il paziente ce la farà?
Ma esiste un dopo.
Caputo ha raccontato di avere ancora conseguenze delle terapie che gli hanno salvato la vita, fra cui problemi uditivi e una maggiore vulnerabilità ad alcune infezioni. Durante le cure perse molto peso perché aveva difficoltà a deglutire.
La sua posizione è facile da comprendere anche senza essere medici: sconfiggere il tumore è la priorità assoluta, ma occorre studiare meglio anche come ridurre, quando possibile, i danni che alcune terapie possono lasciare per anni o per tutta la vita.
Caputo sostiene di aver parlato con numerosi sopravvissuti al cancro che raccontano esperienze simili e vuole portare queste testimonianze fino alla Casa Bianca.
È un tema importante perché il numero delle persone che sopravvivono a un tumore è fortunatamente aumentato. E dunque anche la qualità della vita dopo il cancro diventa sempre più parte della medicina oncologica.
Non basta chiedersi quanto a lungo vive una persona. Bisogna anche chiedersi come vive.

Kennedy approva la scelta. E usa parole molto precise

Robert F. Kennedy Jr. ha accolto con entusiasmo la nomina.
Secondo il segretario alla Salute, Caputo possiede la capacità di mettere insieme persone diverse, mettere in discussione il pensiero convenzionale e trasformare obiettivi ambiziosi in iniziative concrete.
Kennedy ha indicato quattro parole per descrivere la strategia che vorrebbe vedere sviluppata dal Cancer Panel:
prevenzione, innovazione, trasparenza e risultati.
Fra queste, però, ce n'è una che ritorna continuamente nella politica sanitaria portata avanti da Kennedy: prevenzione.
E non nasce con Caputo.

Le “cause alla radice” del cancro

Quando nel dicembre 2025 Harvey Risch venne nominato presidente del Cancer Panel, Kennedy spiegò che uno degli obiettivi sarebbe stato identificare quelle che definì le “root causes”, le cause alla radice del cancro.
Risch annunciò a sua volta l'intenzione di aumentare l'attenzione verso diversi fattori che possono contribuire allo sviluppo dei tumori: alimentazione, esposizioni professionali e ambientali, sistema immunitario, fattori riproduttivi e stili di vita.
Attenzione però a una distinzione fondamentale.
Cercare possibili cause non significa avere già stabilito che una determinata sostanza, tecnologia o comportamento provochi il cancro. Significa formulare domande, raccogliere dati e verificare le ipotesi.
La differenza è enorme.
La buona scienza non consiste nel dire in anticipo quale risposta vogliamo ottenere. Consiste nel porre una domanda e accettare anche una risposta diversa da quella che immaginavamo.
Ed è probabilmente qui che nei prossimi anni si giocherà una parte importante della credibilità del progetto Kennedy.

Prevenzione: il Panel ha già cominciato

Il cambiamento di attenzione non è soltanto annunciato.
Nel giugno 2026 il President's Cancer Panel ha organizzato un incontro dedicato proprio ai fattori di rischio modificabili, cioè quelle condizioni sulle quali, almeno teoricamente, è possibile intervenire.
Si è parlato di alimentazione, obesità, tabacco, attività fisica ed esposizioni ambientali.
Il 15 ottobre il Panel tornerà a riunirsi pubblicamente per affrontare un argomento molto concreto: il rapporto fra obesità e rischio oncologico e il possibile ruolo dei farmaci GLP-1, la famiglia di medicinali diventata famosa soprattutto per il trattamento del diabete e per la perdita di peso.
Non significa che questi farmaci siano diventati improvvisamente “farmaci contro il cancro”.
La domanda posta dagli esperti è più prudente: se l'obesità aumenta il rischio di alcuni tumori e questi medicinali riescono a ridurre significativamente il peso corporeo e a modificare determinati meccanismi metabolici, potrebbero indirettamente contribuire anche alla prevenzione oncologica?
Per saperlo servono studi.
Ma è esattamente il tipo di domanda che il nuovo Cancer Panel sembra intenzionato a mettere sul tavolo.

Il microbioma: miliardi di piccoli coinquilini

C'è poi un altro campo che unisce Kennedy, Caputo e il City of Hope Cancer Center: il microbioma.
Detto in parole povere, dentro di noi vive una quantità enorme di microrganismi - soprattutto batteri, ma non soltanto - che partecipano a numerose funzioni del nostro organismo. L'insieme di questo piccolo mondo viene generalmente chiamato microbioma.
La ricerca sta cercando di capire quanto possa influenzare l'infiammazione, il sistema immunitario, il rischio di alcune malattie e perfino la risposta alle terapie oncologiche.
Kennedy nel maggio scorso ha visitato City of Hope, uno dei grandi centri oncologici americani, partecipando a un incontro dedicato proprio a questo argomento. In quell'occasione ha indicato la ricerca sul microbioma come un settore sul quale gli Stati Uniti dovrebbero investire molto di più.
Caputo, dal canto suo, ha lavorato come consulente proprio per City of Hope su iniziative collegate a queste ricerche.
È quindi abbastanza evidente che questa materia continuerà a comparire nell'agenda del Cancer Panel.

Radiofrequenze, glifosato e ambiente: Kennedy vuole riaprire alcuni dossier

La stessa impostazione si vede in altre decisioni recenti dell'HHS.
A settembre il Dipartimento della Salute ha chiesto a scienziati, medici, industria e cittadini di presentare dati e studi sui possibili effetti sanitari dei campi elettromagnetici e delle radiofrequenze utilizzate nelle tecnologie wireless (leggi articolo su Chiasso TV).
Pochi giorni dopo HHS ed Environmental Protection Agency hanno annunciato una collaborazione per approfondire la valutazione scientifica del glifosato, uno degli erbicidi più utilizzati al mondo.
Anche qui occorre essere molto chiari.
L'apertura di una revisione non dimostra che le radiofrequenze provochino il cancro e non significa che il governo americano abbia già deciso che il glifosato sia cancerogeno.
Significa che l'amministrazione Kennedy vuole riesaminare dati, eventuali lacune della ricerca e criteri utilizzati finora.
Poi dovranno essere le evidenze a parlare.
È una distinzione importante perché su questi argomenti il dibattito pubblico tende troppo facilmente a dividersi fra due estremi: chi considera qualsiasi domanda una forma di complottismo e chi considera qualsiasi domanda già una prova.
Fra questi due estremi esiste uno spazio molto più serio: quello della ricerca.

Ma Caputo porta con sé anche un passato controverso

Raccontare soltanto il sopravvissuto al cancro e l'uomo incaricato di portare la voce dei pazienti alla Casa Bianca sarebbe però incompleto.
Il precedente passaggio di Caputo al Dipartimento della Salute, nel 2020, fu molto controverso.
Un'indagine condotta successivamente dalla commissione della Camera che esaminò la gestione federale della pandemia sostenne che alcuni funzionari politici dell'amministrazione Trump cercarono di influenzare la comunicazione scientifica dei CDC, compresi alcuni rapporti epidemiologici.
Il nome di Caputo e quello del suo collaboratore Paul Alexander comparvero in quella ricostruzione.
I repubblicani contestarono quelle conclusioni, sostenendo che non fosse stata dimostrata un'interferenza politica nei rapporti scientifici dei CDC.
È quindi corretto ricordare quella vicenda senza trasformarla né in una condanna definitiva né in qualcosa che non è mai accaduto.
Oggi la questione assume un significato particolare: Caputo entra in un organismo che dovrà occuparsi di scienza, prevenzione e politiche sanitarie. Il rapporto fra comunicazione politica e indipendenza scientifica sarà inevitabilmente osservato.

Quella strana frase nel comunicato ufficiale

C'è infine un dettaglio curioso, ma tutt'altro che insignificante.
Nel comunicato con cui il Dipartimento della Salute annuncia la nomina di Caputo compare una frase che difficilmente ci aspetteremmo di trovare in un testo amministrativo dedicato alla lotta contro il cancro.
Parlando dei suoi anni trascorsi a Mosca, HHS scrive che Caputo sarebbe diventato un bersaglio di alto profilo della “Russia Collusion hoax”, cioè quella che l'amministrazione Trump definisce la “bufala della collusione russa”.
Qui serve qualche precisione.
L'indagine del procuratore speciale Robert Mueller non stabilì che la campagna Trump avesse cospirato o coordinato con il governo russo nelle operazioni di interferenza elettorale del 2016.
Allo stesso tempo, la stessa indagine documentò operazioni provenienti dalla Russia finalizzate a influenzare le elezioni americane. Anche la successiva indagine bipartisan della Commissione Intelligence del Senato confermò l'interferenza russa, mentre il repubblicano Marco Rubio sottolineò che non erano state trovate prove di una collusione fra Trump e il governo russo.
Insomma: una vicenda complessa.
Definirla semplicemente “hoax” è una formulazione politica. Ed è interessante che sia stata inserita senza mediazioni in un comunicato ufficiale del Dipartimento della Salute dedicato a una nomina nel Cancer Panel.

C'è anche una questione di trasparenza

Caputo è inoltre cofondatore e vicepresidente esecutivo di Ave Maria Biotech e svolge attività di consulenza, fra gli altri, per City of Hope.
Non significa automaticamente che esista un conflitto d'interessi.
I membri del President's Cancer Panel operano come Special Government Employees, una particolare categoria prevista dalla legislazione americana e soggetta alle relative norme etiche e sui conflitti d'interesse.
Ma proprio perché il Panel può influenzare le priorità nazionali della ricerca e della politica oncologica, sarà importante verificare con trasparenza eventuali ricusazioni, interessi professionali e rapporti con soggetti privati.
Non per accusare qualcuno.
Perché la trasparenza che Kennedy stesso invoca deve valere per tutti.

La vera notizia forse è un'altra

Alla fine, concentrarsi soltanto sulla domanda “Caputo è medico oppure no?” rischia di farci perdere il punto.
La legge americana prevede espressamente che uno dei tre componenti del Cancer Panel possa non essere uno scienziato. Caputo arriva con un'esperienza politica importante, un rapporto diretto con Trump e soprattutto con l'esperienza personale di chi è passato attraverso diagnosi, chirurgia, chemioterapia, radioterapia e conseguenze a lungo termine delle cure.
La domanda interessante è quindi un'altra.
Che cosa farà questo nuovo Cancer Panel?
La direzione indicata da Kennedy appare ormai abbastanza chiara: maggiore attenzione alla prevenzione, ai fattori ambientali e metabolici, all'alimentazione, all'obesità, al microbioma, agli effetti a lungo termine delle terapie e alle possibili cause modificabili del cancro.
Alcune di queste strade potrebbero portare a risultati importanti. Altre potrebbero non confermare le ipotesi iniziali.
Ed è normale che sia così.
La ricerca funziona proprio quando è libera di scoprire tanto ciò che conferma un'ipotesi quanto ciò che la smentisce.
Forse sarà questo il vero banco di prova della strategia Kennedy: non quante domande nuove verranno poste, ma quanto rigorosamente verranno cercate le risposte.
Perché chiedere è fondamentale.
Ma, soprattutto quando si parla di cancro, dopo la domanda devono venire i dati.