Educare un principe nel Medioevo: a Lugano il manuale del potere

Scritto il 07/10/2026
da team.redazione


Nel Duecento governare non significava soltanto conoscere guerre, alleanze e leggi. Un principe doveva imparare a controllare le proprie emozioni, coltivare le virtù, educare i figli e amministrare la corte. Martedì 13 ottobre alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, Chiara Cauzzi e Gavino Scala accompagneranno il pubblico alla scoperta di un singolare manuale medievale destinato alla formazione dei governanti.

Come si preparava un giovane destinato un giorno a governare un regno? Nel XIII secolo la domanda non era affatto secondaria. L'educazione del principe cominciava infatti ad assumere una dimensione apertamente politica: la formazione spirituale ed etica doveva unirsi a conoscenze pratiche sufficientemente vaste da preparare chi avrebbe esercitato il potere.
È da questo mondo che arriva il Livre du gouvernement des roys et des princes di Henri de Gauchy, al centro della conferenza in programma martedì 13 ottobre alle 18.00, nella sala di lettura della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano.
Il testo fu composto nel 1282, su commissione del re di Francia Filippo III l'Ardito, e dedicato al figlio, il futuro Filippo IV il Bello. Henri de Gauchy realizzò in realtà la traduzione francese del De regimine principum del teologo agostiniano Egidio Romano, opera anch'essa legata alla formazione del futuro sovrano.

Quando il sapere esce dal latino

Proprio la scelta di tradurre il testo costituisce uno degli aspetti più interessanti della vicenda.
Perché commissionare una versione francese di un'opera che esisteva già in latino?
La risposta conduce direttamente nella società europea del Duecento. Il latino rimaneva fondamentale nella cultura religiosa, scientifica e letteraria, ma il francese era sempre più presente nella vita della corte. Rendere quel sapere disponibile nella lingua effettivamente utilizzata dall'ambiente aristocratico significava quindi allargarne concretamente l'accessibilità.
Non si trattava semplicemente di tradurre delle parole. Significava trasferire in una lingua diversa un'intera concezione dell'educazione, della società e del governo.
Ed è probabilmente questo che rende il Gouvernement interessante anche a oltre sette secoli di distanza.

Dalle emozioni alle macchine da guerra

L'immagine del manuale medievale riserva infatti qualche sorpresa. Gli argomenti trattati sono straordinariamente ampi: si passa dalla gestione delle emozioni all'acquisizione delle virtù, dal rapporto con la regina all'educazione dei figli, per arrivare all'organizzazione dell'esercito e all'assetto giuridico della corte.
E poi ancora strategie militari, costruzione di macchine e navi da guerra e comportamento sul campo di battaglia.
Ne emerge una concezione dell'uomo di governo che non separa nettamente vita privata, morale personale e responsabilità pubblica. Prima ancora di insegnare come amministrare un territorio, questi testi tentavano in qualche modo di stabilire quale persona dovesse diventare colui che avrebbe esercitato il potere.
Il Livre du gouvernement appartiene alla tradizione dei cosiddetti specula principum, gli “specchi dei principi”: opere destinate a proporre modelli di comportamento, conoscenze e principi morali ai governanti e alle élite politiche.

Una ricerca partita dai manoscritti

A parlarne alla Salita dei Frati saranno Chiara Cauzzi e Gavino Scala.
Scala ha dedicato proprio a quest'opera il proprio percorso di ricerca in Filologia romanza, culminato nel dottorato conseguito nel 2021 all'Università di Siena in cotutela con l'Università di Zurigo. Nel 2024 lo studio è diventato una monografia di 442 pagine, comprendente una nuova analisi filologica, lo studio della tradizione manoscritta e l'edizione critica del primo libro.
La ricerca ha preso in considerazione 39 testimoni manoscritti, un elemento che permette anche di comprendere quanto complesso possa essere ricostruire oggi un testo medievale passato per secoli attraverso copie, varianti e differenti percorsi di trasmissione.
La Biblioteca nazionale di Francia conserva inoltre testimonianze manoscritte dell'opera: una delle descrizioni catalografiche ricorda espressamente la traduzione di Henri de Gauchy ordinata da Filippo III e datata al 1282.
Oggi Gavino Scala prosegue l'attività scientifica in Svizzera nel campo della storia medievale, della filologia e delle digital humanities. Chiara Cauzzi, collaboratrice della Biblioteca universitaria di Lugano e docente all'USI, si occupa tra l'altro di storia del libro antico, storia delle biblioteche, catalogazione, biblioteche digitali e archivi ed è anche attiva nell'Associazione Biblioteca Salita dei Frati.
La conferenza diventa così un'occasione non soltanto per conoscere un libro del Duecento, ma per osservare da vicino un problema molto più ampio: come una società immaginava la formazione di chi, un giorno, avrebbe dovuto governarla.