Lunedì 14 settembre, dalle 13.00 alle 15.00, sulla Bundesplatz di Berna verrà srotolato uno striscione lungo 60 metri con oltre 60'000 nomi di vittime accertate a Gaza. L’iniziativa, organizzata da Swiss Healthcare Workers Against Genocide, vuole dare identità e consistenza alle vittime del genocidio e accompagnare precise richieste rivolte al Governo svizzero.
Sessantamila nomi davanti al Palazzo federale. Uno dopo l’altro, lungo uno striscione di 60 metri che lunedì 14 settembre verrà srotolato sulla Bundesplatz di Berna, proprio in occasione dell’inizio della sessione autunnale del Parlamento svizzero.
L’azione, prevista dalle 13.00 alle 15.00, è organizzata dall’associazione SHWAG – Swiss Healthcare Workers Against Genocide e intende riportare al centro dell’attenzione le vittime accertate a Gaza.
Dare un nome alle vittime
Lo striscione riporterà oltre 60'000 nomi, corrispondenti a una parte delle vittime accertate a Gaza.
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è quello di dare un nome e una voce alle vittime, la stragrande maggioranza delle quali civili, tra cui operatori sanitari e giornalisti, e di richiamare l’attenzione su quella che viene definita una delle più gravi violazioni del diritto internazionale dei nostri tempi.
L’iniziativa di Berna ripropone, con alcune modifiche dovute alle restrizioni in vigore all’inizio della sessione parlamentare autunnale, un’azione analoga già organizzata durante il Festival del cinema di Locarno.
Il messaggio scelto per la manifestazione è netto: “60'000 nomi contro l’inazione e il disprezzo del diritto”.
Nel materiale preparato per l’iniziativa compare inoltre la scritta “Healthcare is not a target”, accompagnata da un richiamo ai diritti delle persone, all’umanità, alla responsabilità e alla necessità di un futuro giusto in Palestina.
Le richieste al Governo svizzero
Le richieste avanzate durante l’azione riprendono quelle contenute nell’appello al Consiglio federale presentato a Berna il 18 giugno dall’ex consigliera federale Ruth Dreifuss e sottoscritto da 600 personalità della società civile.
La prima richiesta è che la Svizzera esiga dai responsabili politici e militari israeliani l’apertura delle frontiere di Gaza, affinché possano entrare gli aiuti necessari alla sopravvivenza e alla salute della popolazione e affinché venga consentito l’ingresso ai rappresentanti dei media indipendenti.
La seconda riguarda direttamente l’accoglienza umanitaria. Gli organizzatori chiedono alla Confederazione di organizzare e coordinare il ricovero e le cure in Svizzera di un nuovo contingente di vittime civili provenienti da Gaza, in particolare donne e bambini gravemente feriti o malati, come già avvenuto alla fine del 2025.
La terza richiesta riguarda l’adozione di sanzioni mirate qualora il Governo israeliano non ponga fine alle pratiche che violano il diritto internazionale umanitario a Gaza e nei Territori Palestinesi Occupati.
Le sanzioni richieste dovrebbero riguardare persone, imprese e istituzioni coinvolte nell’attuazione di tali politiche, in linea con l’obbligo della Svizzera di garantire il rispetto delle Convenzioni di Ginevra in quanto Stato contraente.
Una protesta anche contro il silenzio
L’iniziativa contiene inoltre una critica al modo in cui la tragedia di Gaza viene raccontata.
Secondo SHWAG, alcuni settori dei media svizzeri avrebbero dedicato scarsa attenzione a una tragedia umanitaria e giuridica di eccezionale gravità.
Gli organizzatori sottolineano quindi come un’informazione completa ed equilibrata rappresenti un presupposto essenziale per consentire alla popolazione di disporre degli elementi necessari per un dibattito pubblico informato.
Swiss Healthcare Workers Against Genocide
L’azione è organizzata dall’associazione Swiss Healthcare Workers Against Genocide – SHWAG, che nel settembre 2025 aveva già promosso lo sciopero della fame dei medici davanti al Parlamento svizzero.
Lunedì, davanti al Palazzo federale, non saranno dunque soltanto le cifre a parlare.
Saranno i nomi.
Oltre sessantamila identità impresse su sessanta metri di tessuto per ricordare le vittime del genocidio a Gaza e chiedere al Governo svizzero di intervenire.
