Il dossier F-35 torna al centro del confronto politico svizzero. Dopo l’approvazione da parte del Parlamento di oltre 390 milioni di franchi supplementari legati all’acquisto dei nuovi aerei da combattimento, l’Associazione cittadina «No agli F-35» rilancia la propria iniziativa popolare e invita a intensificare la raccolta delle firme. Il credito aggiuntivo è stato approvato dal Consiglio nazionale il 15 settembre, dopo il precedente via libera del Consiglio degli Stati.
La presa di posizione è stata diffusa anche in Ticino dall’MPS, che ha trasmesso alle redazioni il documento dell’Associazione. Nel testo i promotori contestano la prosecuzione dell’acquisto, chiedono maggiore trasparenza sui contratti e invitano le forze politiche contrarie agli F-35 a sostenere la mobilitazione e l’iniziativa popolare.
Il comunicato utilizza toni molto duri nei confronti del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport e del Consiglio federale. L’Associazione ritiene che le nuove spese, le incertezze emerse attorno al prezzo e le modalità con cui è stato condotto il dossier rendano necessario un nuovo pronunciamento popolare.
Il rapporto sul prezzo fisso
A dare nuovo impulso al confronto è intervenuto anche il recente rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale.
L’8 settembre la CdG-N ha comunicato, al termine della propria indagine, di essere giunta alla conclusione che tra Svizzera e Stati Uniti non fosse stato concordato un prezzo fisso forfettario per l’acquisto degli F-35A. La Commissione ha inoltre criticato l’organizzazione delle trattative, il flusso delle informazioni e la comunicazione utilizzata dal DDPS nei confronti del Parlamento e dell’opinione pubblica.
È uno degli elementi sui quali insiste anche l’Associazione cittadina. Nel documento diffuso in questi giorni vengono richiamate le precedenti critiche dell’ex consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez e vengono chiesti chiarimenti sui contratti conclusi con gli Stati Uniti e sulle condizioni che regolano l’acquisto.
Dal canto suo, il Consiglio federale ha confermato la volontà di proseguire con il programma F-35A. Nel marzo scorso aveva annunciato la rinuncia all’obiettivo iniziale di 36 velivoli, stabilendo invece di acquistare il numero massimo possibile di apparecchi entro il volume finanziario disponibile. Secondo le valutazioni allora presentate dal DDPS, il finanziamento consentirebbe presumibilmente di arrivare a circa 30 velivoli, mentre il numero definitivo dipenderà anche dai prezzi dei futuri lotti negoziati negli Stati Uniti.
Una nuova iniziativa è già in corso
L’iniziativa «No agli F-35» non è soltanto un appello politico. La raccolta delle firme è formalmente iniziata il 28 aprile 2026 e il termine previsto è il 28 ottobre 2027.
Il testo costituzionale proposto è molto breve. Prevede che la Confederazione non acquisti aerei da combattimento del tipo F-35, che il budget dell’esercito venga adeguato di conseguenza e che la disposizione transitoria cessi di avere effetto il 1° gennaio 2040. Lo stesso testo è pubblicato anche sul sito dell’Associazione cittadina.
L’obiettivo politico dei promotori è riportare la questione davanti alla popolazione. Sul proprio sito l’Associazione sostiene che il dossier sia cambiato rispetto al momento in cui venne decisa l’acquisizione e ritiene che le successive informazioni sui costi e sulle condizioni contrattuali giustifichino un nuovo voto. Si tratta della posizione espressa dal comitato promotore, che presenta l’iniziativa anche come strumento di pressione sul Consiglio federale e sul DDPS.
L’appello a PS e Verdi
Nel documento trasmesso alle redazioni, l’Associazione invita esplicitamente PS e Verdi, che si sono opposti alla prosecuzione dell’acquisto, a collaborare alla mobilitazione pubblica e a contribuire alla riuscita della raccolta firme.
L’appello è quello di organizzare iniziative pubbliche contro l’acquisto degli F-35 e di sostenere l’iniziativa fino al raggiungimento delle firme necessarie.
La maggioranza parlamentare ha invece scelto di proseguire sulla strada dell’acquisizione. Durante l’esame del Messaggio sull’esercito, i sostenitori del credito hanno richiamato le esigenze della difesa aerea e della sicurezza nazionale, mentre gli oppositori hanno posto l’accento sulle incertezze finanziarie e sulla gestione del dossier.
Il confronto quindi non si chiude con il voto delle Camere. Si sposta ora anche fuori dal Parlamento, dove l’Associazione cittadina cercherà di raccogliere il sostegno necessario per portare nuovamente la questione degli F-35 davanti agli elettori svizzeri.
