Ticino, Ostinelli propone di bloccare fino a 800 milioni destinati a Berna

Scritto il 28/10/2026
da team.redazione


Il deputato indipendente Roberto Ostinelli propone di sospendere il versamento alla Confederazione della quota federale dell'imposta diretta. Il denaro rimarrebbe depositato in Ticino fino all'apertura di un negoziato sulla perequazione finanziaria. Una proposta che arriva dopo le contestazioni ufficiali del Governo ticinese nei confronti di Berna.

Ogni anno il Cantone Ticino riscuote anche le imposte federali dirette pagate dai contribuenti, sui redditi delle persone fisiche e sugli utili delle imprese. Di queste entrate, il 21,2% rimane al Cantone, mentre il restante 78,8% deve essere trasferito alla Confederazione.
Il deputato indipendente Roberto Ostinelli propone di interrompere temporaneamente questi versamenti, trattenendo in Ticino la quota destinata a Berna fino all'apertura di un negoziato straordinario sulla perequazione finanziaria.
Secondo le stime contenute nella risoluzione generale presentata il 27 ottobre, si tratta di una somma compresa tra 700 e 800 milioni di franchi all'anno.
Non si propone di cancellare le imposte, né di consentire ai contribuenti di smettere di pagarle. Il denaro verrebbe regolarmente incassato, ma anziché essere trasferito alla Confederazione rimarrebbe depositato su un conto cantonale vincolato e fruttifero, senza essere utilizzato per altre spese.

Perché trattenere questi soldi?

Il problema riguarda la cosiddetta perequazione finanziaria: un sistema attraverso il quale la Confederazione e i Cantoni contribuiscono a ridurre le differenze economiche tra le regioni della Svizzera.
In parole semplici, lo scopo è permettere anche ai Cantoni con minori possibilità finanziarie di disporre delle risorse necessarie per svolgere i propri compiti.
Per stabilire chi deve contribuire e chi deve ricevere, vengono utilizzati diversi indicatori economici, fiscali e territoriali.
Ed è proprio qui che nasce la contestazione.
Secondo Ostinelli, il sistema attuale attribuisce al Ticino una capacità finanziaria superiore a quella che il Cantone può realmente esprimere, soprattutto a causa del modo in cui vengono considerati i redditi dei lavoratori frontalieri.
Non significa che Berna classifichi il Ticino tra i Cantoni finanziariamente più forti: per il 2027, l'indice federale delle risorse ticinesi è infatti di 90,4 punti, inferiore alla media svizzera di 100.
La richiesta riguarda quindi una valutazione più precisa delle particolarità economiche ticinesi.

Anche il Governo ticinese ha contestato Berna

La questione non nasce con la proposta di Ostinelli.
Il 7 aprile 2026 il Consiglio di Stato ticinese ha già espresso ufficialmente la propria forte delusione per la decisione del Consiglio federale di non modificare, almeno fino al 2030, il sistema di ponderazione dei redditi dei frontalieri nella perequazione finanziaria.
Una modifica che, secondo il Governo cantonale, aveva ottenuto il sostegno della maggioranza dei Cantoni consultati.
Il Consiglio di Stato ha definito la decisione federale una penalizzazione ingiusta per il Ticino, sostenendo che essa compromette la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero.
La controversia tra Bellinzona e Berna è dunque già aperta. Ostinelli propone ora di accompagnare le richieste di revisione con una misura di pressione finanziaria.

I salari ticinesi raccontano un'altra realtà

Per comprendere le ragioni della contestazione basta osservare alcuni dati ufficiali.
Secondo l'Ufficio federale di statistica, nel 2024 il salario lordo mediano mensile era di 5'708 franchi in Ticino, contro 7'024 franchi a livello nazionale, considerando insieme il settore pubblico e quello privato.
Una differenza di 1'316 franchi al mese.
La statistica riguarda i posti di lavoro rilevati, compresi quelli occupati dai frontalieri, e non il reddito mediano dei soli residenti ticinesi.
Nel primo trimestre del 2026 il tasso di disoccupazione ticinese, misurato secondo i criteri internazionali ILO, raggiungeva il 7,6%.
La risoluzione richiama anche la partenza di migliaia di giovani dal Cantone, la pressione sul mercato del lavoro e le difficoltà delle famiglie nel sostenere le spese quotidiane.
Il problema sollevato è quindi concreto: un territorio può produrre ricchezza e avere un'attività economica importante, senza che questa si traduca automaticamente in salari elevati e maggiori disponibilità finanziarie per chi vi risiede.

Quanto riceve il Ticino dalla perequazione?

Le tabelle dell'Amministrazione federale delle finanze indicano per il Ticino 99,084 milioni di franchi nel 2026 e 112,758 milioni previsti per il 2027.
Sono cifre inferiori a quelle attribuite ad alcuni altri Cantoni: per il 2027, ad esempio, il Canton Berna dovrebbe ricevere circa 1,7 miliardi di franchi.
Attenzione, però, a un punto essenziale: i versamenti dell'imposta federale diretta e i contributi della perequazione sono due meccanismi diversi.
Non sarebbe corretto affermare che il Ticino paga 800 milioni a Berna e ne riceve indietro soltanto 113. La Confederazione finanzia numerosi compiti pubblici attraverso la fiscalità generale, mentre la perequazione segue criteri specifici.
La questione posta dalla risoluzione è un'altra: quei criteri rappresentano adeguatamente le condizioni economiche e sociali del Ticino?



LA SITUAZIONE ATTUALE – In Ticino il salario mediano lordo è inferiore di 1'316 franchi mensili alla media nazionale. Per il 2027, il Cantone dovrebbe ricevere circa 112,8 milioni dalla perequazione finanziaria. La risoluzione di Ostinelli stima invece tra 700 e 800 milioni l'imposta federale diretta annualmente destinata a Berna. Si tratta di due meccanismi finanziari distinti, non di somme da sottrarre l'una dall'altra.


Una prima correzione già calcolata: 9 milioni in più

Il problema della perequazione non è rimasto soltanto sul piano delle contestazioni politiche. Nella risposta alla consultazione federale del 21 gennaio 2026, il Consiglio di Stato ticinese ha indicato che una modifica del metodo con cui vengono considerati i redditi dei frontalieri avrebbe comportato un beneficio stimato di circa 9 milioni di franchi aggiuntivi all'anno.
Una cifra concreta, dunque, anche se relativa a una correzione parziale del sistema. Il Governo ticinese ha sostenuto questa modifica, chiedendo ulteriori approfondimenti sui criteri utilizzati dalla Confederazione.
La revisione non è però entrata in vigore: Berna ha rinviato l'intervento almeno fino al 2030.



UNA PRIMA ALTERNATIVA: +9 MILIONI – Modificando il calcolo relativo ai redditi dei frontalieri, il Ticino avrebbe beneficiato, secondo la stima del Consiglio di Stato del gennaio 2026, di circa 9 milioni di franchi aggiuntivi all'anno. La modifica non è stata attuata. Non si tratta di denaro già riconosciuto, né della cifra definitiva di una revisione più ampia.


Cosa chiede concretamente Ostinelli?

La proposta prevede di trattenere presso la Tesoreria cantonale la quota federale dell'imposta diretta e di conservarla in un conto vincolato.
Lo sblocco delle somme verrebbe subordinato all'impegno del Consiglio federale ad avviare un riesame straordinario del sistema perequativo.
L'obiettivo è ottenere una maggiore considerazione dei redditi dei frontalieri, dei costi legati alla posizione di confine e delle caratteristiche del territorio montano.
Ostinelli chiede inoltre alla Deputazione ticinese alle Camere federali di sostenere unitariamente questa iniziativa.

Ma il Ticino può davvero bloccare i versamenti?

Qui si apre la questione giuridica.
L'articolo 196 della Legge federale sull'imposta federale diretta stabilisce che i Cantoni devono trasferire alla Confederazione il 78,8% delle somme incassate, entro i termini previsti.
Una sospensione unilaterale entrerebbe quindi in contrasto con gli obblighi stabiliti dalla legislazione federale vigente.
C'è inoltre un secondo aspetto: l'articolo 111 della Legge sul Gran Consiglio disciplina la risoluzione generale come un messaggio rivolto alla popolazione o alle autorità, su proposta dell'Ufficio presidenziale. Non è uno strumento che, da solo, autorizza il blocco dei pagamenti.
Per il momento siamo davanti a una proposta politica che richiede ulteriori passaggi istituzionali e un esame delle sue implicazioni giuridiche.

Una questione che riguarda tutto il Ticino

La risoluzione di Roberto Ostinelli porta nuovamente al centro del dibattito il rapporto finanziario tra Ticino e Confederazione.
Da una parte vi sono le regole federali che disciplinano la riscossione delle imposte e la distribuzione delle risorse. Dall'altra, le richieste ticinesi di un sistema che consideri maggiormente il peso dei frontalieri, il divario salariale e i costi specifici di un Cantone di frontiera.
Il Consiglio di Stato ha già contestato pubblicamente l'attuale situazione. Ostinelli propone ora un passo ulteriore: trattenere temporaneamente i fondi federali per ottenere l'apertura di un negoziato.
Spetterà alle istituzioni stabilire quale seguito dare all’iniziativa.



IL CONTO ANCORA DA FARE – I 9 milioni rappresentano soltanto il possibile beneficio di una modifica specifica. Ma quanto potrebbe ricevere il Ticino se il sistema considerasse più adeguatamente la realtà salariale, gli oneri di frontiera e le caratteristiche del territorio? Una revisione complessiva non è ancora stata quantificata nei documenti esaminati. È questa la domanda alla quale manca una risposta numerica.


Intanto, la domanda posta sul tavolo resta precisa: il sistema con cui la Confederazione valuta la capacità finanziaria del Ticino rispecchia davvero la realtà economica di chi in questo Cantone vive, lavora e paga le imposte?