Una firma per impegnarsi a non aumentare le imposte durante la prossima legislatura. Oppure una spiegazione scritta per giustificare il rifiuto. È questa la sfida lanciata dall'Unione Democratica di Centro ticinese alle altre forze politiche cantonali attraverso la Dichiarazione di Ascona, approvata durante il Congresso del partito di sabato 24 ottobre 2026.
Con un comunicato diffuso il 26 ottobre, l'UDC ha annunciato di aver trasmesso ai presidenti degli altri partiti presenti in Gran Consiglio una lettera contenente l'invito a sottoscrivere un impegno preciso: non proporre né votare aumenti di imposte, tasse e balzelli durante la legislatura 2027–2031.
La scadenza per rispondere è fissata al 30 novembre 2026. Chi non intende firmare viene invitato a motivare per iscritto la propria decisione. Tutte le risposte, assicura l'UDC, saranno rese pubbliche.
Una dichiarazione che guarda alle elezioni del 2027
La proposta coinvolge le principali forze politiche ticinesi, dal PLR al Centro, dal Partito Socialista ai Verdi, dalla Lega alle altre formazioni rappresentate nel Parlamento cantonale.
L'iniziativa arriva mentre il tema delle finanze pubbliche continua a occupare il dibattito politico. Il rapporto tra contenimento della spesa, sostenibilità dei conti cantonali e pressione fiscale rappresenta infatti uno dei nodi sui quali i partiti saranno chiamati a confrontarsi in vista della prossima legislatura.
L'UDC sceglie di affrontarlo proponendo un impegno preventivo e verificabile, che dovrebbe vincolare politicamente i firmatari anche dopo le elezioni.
L'aspetto più significativo dell'iniziativa riguarda proprio la pubblicazione delle risposte. La Dichiarazione di Ascona non si limita a proporre una linea di politica finanziaria, ma invita ogni formazione a dichiarare apertamente se intende condividerla.
Chi firmerà assumerà un impegno politico pubblico. Chi non firmerà sarà chiamato a spiegare agli elettori le ragioni della propria scelta.
Risanare i conti senza aumentare le entrate fiscali
Il principio sostenuto dall'UDC è netto: il riequilibrio delle finanze cantonali deve passare attraverso il contenimento delle uscite, non attraverso un maggiore prelievo fiscale.
Secondo il partito, occorre intervenire sugli sprechi, sulle inefficienze amministrative e sulla crescita della spesa pubblica, evitando che le conseguenze delle difficoltà finanziarie ricadano nuovamente su cittadini e imprese.
La tutela del potere d'acquisto e la competitività economica del territorio vengono quindi indicate come ragioni fondamentali per escludere nuovi aggravi fiscali.
Ma è proprio su questo terreno che la dichiarazione apre un confronto destinato a diventare più concreto.
Bloccare gli aumenti fiscali è un obiettivo politico. Stabilire dove e come contenere le uscite per raggiungerlo rappresenta il passaggio successivo.
Il comunicato dell'UDC non indica, infatti, specifiche voci di bilancio sulle quali intervenire, né quantifica i risparmi necessari. Rimangono quindi da approfondire le modalità con cui il principio potrebbe tradursi in decisioni finanziarie, senza compromettere gli obblighi e le prestazioni del Cantone.
Per le altre forze politiche, la questione non sarà necessariamente soltanto condividere o respingere il principio, ma anche valutarne le conseguenze sulla gestione dei servizi pubblici e sulla capacità del Cantone di rispondere alle esigenze della popolazione.
Il peso politico di una firma
L'iniziativa assume un significato particolare perché anticipa il confronto elettorale.
Con la richiesta di sottoscrivere la dichiarazione, l'UDC propone un criterio sul quale gli elettori potranno giudicare la coerenza delle future scelte parlamentari.
Una firma, tuttavia, non avrebbe automaticamente il valore di un vincolo giuridico sulle decisioni del Gran Consiglio. Si tratterebbe di un impegno politico pubblico, il cui rispetto potrebbe essere verificato confrontandolo con le successive proposte e votazioni.
Allo stesso modo, la mancata sottoscrizione non significherebbe necessariamente essere favorevoli a un aumento delle imposte: un partito potrebbe condividere l'obiettivo di contenere la pressione fiscale, ma non voler escludere preventivamente ogni possibile intervento per l'intera legislatura.
Sono distinzioni importanti, soprattutto quando il confronto politico si traduce in un'alternativa tra chi firma e chi non firma.
Il 30 novembre, primo banco di prova
La scadenza indicata dall'UDC rappresenterà il primo momento di verifica dell'iniziativa.
Entro quella data, le forze politiche interpellate potranno aderire alla Dichiarazione di Ascona oppure comunicare le ragioni della loro mancata adesione.
La promessa di pubblicare tutte le risposte aggiunge un elemento di trasparenza al confronto: i cittadini potranno conoscere direttamente le posizioni espresse dai partiti, senza doverle ricostruire attraverso dichiarazioni isolate o successive interpretazioni.
Resterà poi da capire quanto le diverse risposte entreranno nel merito delle scelte finanziarie e quali soluzioni verranno proposte per affrontare le difficoltà dei conti cantonali.
Perché il vero interrogativo non riguarda soltanto l'impegno a non aumentare le tasse, ma il modo in cui ciascun partito intende garantire l'equilibrio finanziario del Cantone nei prossimi cinque anni.
La Dichiarazione di Ascona porta dunque il confronto fiscale direttamente sulla strada delle elezioni cantonali del 2027.
E, almeno su un punto, l'UDC ha già ottenuto un risultato politico: porre agli altri partiti una domanda precisa, chiedendo che la risposta sia pubblica e verificabile.
Ora la parola passa ai destinatari delle lettere.
