IVA e tredicesima AVS: il Partito Comunista chiama al No

Scritto il 29/10/2026
da team.redazione


In vista della votazione federale del 29 novembre, il Partito Comunista contesta l'aumento dell'IVA destinato a finanziare parte della tredicesima rendita AVS. Una scelta che, secondo il partito, penalizzerebbe lavoratori e pensionati mentre i conti dell'assicurazione sociale presentano ancora importanti riserve. Sul tavolo, una proposta alternativa: aumentare i contributi salariali anziché tassare ulteriormente i consumi.

Il prossimo 29 novembre gli elettori svizzeri saranno chiamati a decidere se autorizzare un nuovo aumento dell'imposta sul valore aggiunto. L'aliquota ordinaria passerebbe dall'attuale 8,1 all'8,5%, con entrata in vigore non prima del 2028. L'obiettivo dichiarato è contribuire al finanziamento della tredicesima mensilità AVS, approvata dal popolo nel marzo 2024.
Il Partito Comunista, con un comunicato diffuso il 28 ottobre, invita a respingere il progetto. La sua posizione parte da una considerazione precisa: non si può continuare a chiedere sacrifici ai consumatori per finanziare una prestazione sociale che dovrebbe invece poggiare maggiormente sui contributi proporzionali ai redditi.

Un'altra stangata sul potere d'acquisto?

Secondo il Partito Comunista, l'incremento dell'IVA comporterebbe una spesa supplementare media di circa 180 franchi annui per economia domestica, stima riportata nel comunicato senza indicazioni sul metodo di calcolo.
Una cifra che si aggiungerebbe agli aumenti già registrati negli affitti, nei costi energetici e nei premi dell'assicurazione malattia.
Il problema, osserva il partito, non è soltanto quanto si pagherà in più, ma chi sopporterà maggiormente il peso dell'aumento.
L'IVA applica la medesima aliquota indipendentemente dal reddito di chi acquista. Le famiglie meno abbienti, destinando una quota maggiore delle proprie entrate ai consumi, risultano quindi particolarmente esposte a questo genere di imposizione.
L'aliquota ridotta del 2,6% resterà invariata, salvaguardando alimentari, medicinali e altri beni di prima necessità. Tuttavia, abbigliamento, carburanti, prodotti tecnologici e numerosi servizi continueranno a essere assoggettati all'aliquota ordinaria.

I conti AVS: quasi 10 miliardi di utili in due anni?

Un elemento centrale della contestazione riguarda la situazione finanziaria dell'AVS.
I dati di compenswiss, l'istituto che amministra i fondi di compensazione delle assicurazioni sociali federali, confermano risultati positivi negli ultimi due esercizi.
Nel rendiconto 2025, il risultato d'esercizio dell'AVS ammonta a 4,445 miliardi di franchi, mentre il dato comparativo relativo al 2024, aggiornato secondo la presentazione contabile del rapporto, è di 5,632 miliardi.
Complessivamente, dunque, oltre 10 miliardi di franchi nel biennio.
Il patrimonio netto contabile dell'AVS raggiunge inoltre circa 60,4 miliardi di franchi al 31 dicembre 2025. Una cifra che non corrisponde interamente a liquidità immediatamente disponibile, ma che testimonia comunque la consistenza patrimoniale dell'assicurazione.
Per il Partito Comunista questi risultati mettono in discussione l'urgenza di un nuovo aumento fiscale.
La Confederazione presenta però una lettura differente: l'invecchiamento della popolazione e il costo della tredicesima rendita, inizialmente superiore ai quattro miliardi annui, comporteranno crescenti squilibri tra entrate e uscite. Secondo le proiezioni federali, senza finanziamenti aggiuntivi il deficit annuale potrebbe avvicinarsi ai cinque miliardi entro il 2035.
La questione non riguarda quindi soltanto il patrimonio disponibile oggi, ma anche il modo in cui garantire le prestazioni negli anni futuri.

La soluzione alternativa: contributi sui salari

Il Partito Comunista propone di reperire le eventuali risorse supplementari attraverso i contributi salariali.
Il principio è quello già applicato al finanziamento ordinario dell'AVS: i contributi sono proporzionali al salario e ripartiti tra lavoratori e datori di lavoro.
Secondo il partito, questa soluzione distribuirebbe il finanziamento in modo più solidale, evitando di gravare direttamente sui consumi e sulle rendite dei pensionati.
Non si tratta di un'ipotesi estranea al dibattito parlamentare. Durante la sessione estiva del 2026 era stata discussa una soluzione mista, comprendente anche un incremento di 0,2 punti percentuali dei contributi salariali.
Il Consiglio nazionale ha tuttavia respinto questa componente, lasciando come unica misura approvata l'aumento dell'IVA.

La tredicesima AVS arriverà comunque

Il Partito Comunista insiste su un chiarimento fondamentale: un eventuale No all'aumento dell'IVA non cancellerebbe la tredicesima mensilità AVS.
La prestazione è già stata approvata dal popolo e sarà corrisposta per la prima volta nel dicembre 2026 a circa 2,6 milioni di pensionati.
La votazione riguarda esclusivamente una parte del suo finanziamento.
Un rifiuto popolare lascerebbe quindi aperta la questione delle risorse necessarie per sostenerla nel lungo periodo, ma non annullerebbe il diritto alla prestazione.
Il partito respinge anche l'argomento secondo cui accettare l'aumento dell'IVA contribuirebbe a scongiurare futuri innalzamenti dell'età pensionabile.
Sul punto occorre distinguere tra prospettive politiche e progetti concreti: l'attuale proposta governativa AVS2030 non prevede un aumento dell'età di riferimento dell'AVS, benché la Confederazione intenda studiare possibili adeguamenti in riforme successive.

Una scelta che va oltre quattro decimi di punto

Il Consiglio federale e la maggioranza parlamentare raccomandano di approvare l'aumento dell'IVA, considerandolo un contributo necessario alla stabilità dell'AVS e un sistema per ripartire il finanziamento tra le generazioni.
Il Partito Comunista pone invece al centro la distribuzione del carico fiscale e la difesa del potere d'acquisto.
Due visioni differenti che si confrontano sullo stesso obiettivo: garantire il futuro del primo pilastro.
Il prossimo 29 novembre non si deciderà se i pensionati abbiano diritto alla tredicesima AVS. Quella decisione è già stata presa.
Si deciderà piuttosto se una parte del conto debba essere finanziata aumentando nuovamente le imposte sui consumi.
Perché sostenere l'AVS è un obiettivo condiviso. Stabilire chi debba pagarne il prezzo rimane, invece, una scelta profondamente politica.