Dopo i decreti d'accusa per l'ammanettamento di una manifestante nell'ottobre 2025, i liberali radicali esprimono preoccupazione per le conseguenze sull'operato della polizia. Si riaccende il confronto tra sicurezza, proporzionalità degli interventi e tutela dei diritti.
«I poliziotti devono poter fare il loro lavoro!». È questo il messaggio lanciato dal Partito Liberale Radicale ticinese, che interviene con una presa di posizione decisa sulla vicenda giudiziaria riguardante due agenti di polizia coinvolti nei fatti di Camignolo del 13 ottobre 2025.
Il comunicato, diffuso il 30 ottobre 2026, esprime forte preoccupazione per una decisione che, secondo il PLR, rischia di indebolire la fiducia degli agenti chiamati quotidianamente a garantire la sicurezza pubblica, spesso in circostanze imprevedibili e potenzialmente pericolose.
Che cosa accadde a Camignolo
La vicenda risale alla serata del 13 ottobre 2025, quando alle scuole medie di Camignolo si svolgeva un incontro del PLR con la partecipazione del consigliere federale Ignazio Cassis, dedicato anche agli accordi bilaterali tra Svizzera e Unione europea.
All'esterno dell'edificio si era radunato un gruppo di manifestanti a sostegno della Palestina, nell'ambito di una protesta non autorizzata.
Durante l'intervento delle forze dell'ordine, una donna di 46 anni venne fermata e ammanettata. Le modalità dell'operazione suscitarono contestazioni e portarono alla presentazione di atti parlamentari.
Il 15 ottobre 2025 i deputati Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini presentarono un'interpellanza, successivamente trasformata in interrogazione, chiedendo spiegazioni sull'impiego della forza. Un ulteriore atto parlamentare venne depositato da Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia, concentrandosi sulla proporzionalità dell'intervento e sulla tutela dei diritti fondamentali.
I decreti d'accusa e la presunzione d'innocenza
A un anno dai fatti, il Ministero pubblico ha emanato due decreti d'accusa per abuso di autorità e vie di fatto, riguardanti un capo impiego della Polizia cantonale e un agente della Polizia Città di Lugano.
Secondo la valutazione della Procura, l'esecuzione dell'ammanettamento non sarebbe stata proporzionata alle circostanze concrete. La ricostruzione si fonda su interrogatori, filmati dell'accaduto ed esame degli atti.
Si tratta tuttavia di provvedimenti non definitivi, contro i quali gli interessati possono presentare opposizione entro il termine previsto dalla legge. Per entrambi gli agenti rimane pienamente valido il principio della presunzione d'innocenza.
Il PLR: «Lo Stato deve sostenere i propri agenti»
È proprio sulle possibili conseguenze di questa vicenda che si concentra l'intervento dei liberali radicali.
Il partito riconosce espressamente il valore dello Stato di diritto e il principio dell'uso proporzionato della forza, ma ritiene che tali garanzie non debbano trasformarsi in un elemento di intimidazione nei confronti degli agenti.
«Uno Stato che pretende fermezza dai propri agenti deve anche avere il coraggio di sostenerli quando esercitano le loro funzioni», sottolinea il PLR.
Secondo il partito, chiedere alla polizia di intervenire con determinazione e, contemporaneamente, lasciare gli operatori esposti alle conseguenze personali e giudiziarie di ogni intervento rischia di generare esitazioni proprio nei momenti in cui occorre agire rapidamente.
Il PLR richiama inoltre una più generale sensazione d'impunità rispetto a comportamenti illeciti ripetuti, citando anche le problematiche già segnalate a Chiasso in relazione ad alcuni richiedenti l'asilo.
Si tratta di un richiamo al più ampio dibattito politico sulla sicurezza, distinto dal procedimento penale relativo ai fatti di Camignolo.
Una vicenda che divide anche la politica
La posizione del PLR non è nuova. Già il 15 ottobre 2025 il partito aveva pubblicamente difeso la gestione dell'ordine pubblico durante l'evento di Camignolo, esprimendo apprezzamento per la professionalità degli agenti e contestando la rappresentazione mediatica dell'episodio.
Di diverso orientamento il Movimento per il socialismo, che dopo i recenti sviluppi giudiziari è tornato sulla risposta fornita dal Consiglio di Stato nel febbraio 2026 alle interrogazioni parlamentari.
L'MPS chiede in particolare di chiarire come la valutazione governativa, che aveva considerato necessario l'intervento per ripristinare il dispositivo di sicurezza, si concili con le conclusioni cui è successivamente giunto il Ministero pubblico riguardo all'impiego delle manette.
Una divergenza che riguarda due piani distinti: da un lato le responsabilità penali individuali, sulle quali dovrà pronunciarsi la giustizia; dall'altro le valutazioni e le responsabilità politiche delle istituzioni.
Sicurezza e proporzionalità: il nodo centrale
La questione sollevata dalla vicenda di Camignolo riguarda un principio fondamentale dell'ordinamento svizzero.
La Costituzione federale stabilisce che l'attività dello Stato deve essere proporzionata allo scopo. Questo principio vale anche per gli interventi delle forze dell'ordine, chiamate a conciliare la tutela della sicurezza con il rispetto dei diritti individuali.
La verifica giudiziaria delle modalità di un intervento non equivale, di per sé, a mettere in discussione la legittimità dell'intera operazione di polizia.
Allo stesso tempo, le difficoltà operative affrontate dagli agenti rappresentano un elemento importante nella valutazione delle circostanze concrete.
Il confronto politico si concentra dunque sull'equilibrio tra queste esigenze, mentre il procedimento giudiziario dovrà seguire autonomamente il proprio corso.
Il PLR conclude ribadendo che la sicurezza richiede una polizia preparata, autorevole e sostenuta dalle istituzioni.
Resta aperta una questione che va oltre il singolo episodio: come garantire agli agenti la necessaria sicurezza nell'esercizio delle proprie funzioni, mantenendo al tempo stesso effettivi i controlli sulla legalità e sulla proporzionalità degli interventi.
