Benzina, diesel e olio da riscaldamento pesano sempre di più sui bilanci di famiglie e imprese. Una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede al Consiglio federale di intervenire temporaneamente sulla componente fiscale del prezzo, riducendo parte dell’imposta sugli oli minerali, dell’IVA e della tassa sul CO₂ applicata all’olio combustibile.
Il forte aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi arriva sui tavoli della politica federale. Con una mozione indirizzata al Consiglio federale, il consigliere nazionale ticinese Lorenzo Quadri chiede alla Confederazione di intervenire almeno temporaneamente sul peso delle imposte che gravano sui carburanti e sull’olio da riscaldamento.
La richiesta è quella di adottare i provvedimenti necessari affinché, finché i prezzi dei prodotti petroliferi rimarranno eccezionalmente elevati, possa essere sospesa almeno una parte dell’imposta sugli oli minerali destinata alle casse generali della Confederazione, insieme a una quota dell’IVA e, per quanto riguarda l’olio da riscaldamento, della tassa sul CO₂. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il rincaro per consumatori, artigiani e imprese.
Benzina da 1,67 a 2,10 franchi
I numeri indicati nella mozione fotografano un aumento molto rapido.
Secondo il documento, la benzina 95, che alla fine di febbraio 2026 costava mediamente 1,67 franchi al litro, il 17 settembre aveva raggiunto 2,10 franchi. Per il diesel viene indicato un prezzo di 2,41 franchi al litro.
Il problema, sostiene Quadri, non riguarda soltanto chi utilizza quotidianamente l'automobile. L'aumento del costo dei carburanti si trasferisce anche sulle attività economiche che dipendono dal trasporto, mentre l'avvicinarsi della stagione fredda riporta in primo piano anche il prezzo dell'olio combustibile.
È su questo punto che la mozione sposta l'attenzione dal prezzo internazionale del petrolio alla sua componente fiscale.
Quanto pesa il fisco
L'imposta sugli oli minerali rappresenta una fonte importante di entrate per la Confederazione.
I dati ufficiali dell'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini confermano che questa imposta genera complessivamente circa 4,4 miliardi di franchi all'anno. Per quanto riguarda il gettito derivante dai carburanti, di regola il 40% confluisce nelle casse generali della Confederazione, mentre altre quote sono destinate a compiti legati al traffico stradale e aereo e al Fondo per le strade nazionali e il traffico d'agglomerato, il FOSTRA.
È proprio sulla parte non vincolata delle entrate che la mozione individua un possibile margine d'intervento della Confederazione.
La questione è quindi anche finanziaria: ridurre temporaneamente il prelievo significherebbe lasciare più denaro nelle tasche dei consumatori al momento dell'acquisto del carburante, ma comporterebbe contemporaneamente minori entrate per le casse federali.
Il caso dell'olio da riscaldamento
Diverso è il meccanismo che riguarda la tassa sul CO₂.
La tassa non viene applicata alla benzina e al diesel utilizzati come carburanti, ma ai combustibili fossili, tra cui l'olio da riscaldamento. L'UFAM conferma per il 2026 un'aliquota di 120 franchi per tonnellata di CO₂, corrispondente a circa 32 centesimi per litro di olio combustibile.
Si tratta però di una tassa d'incentivazione con un sistema particolare: una parte consistente dei proventi viene ridistribuita alla popolazione e alle imprese, mentre altre risorse vengono utilizzate per misure climatiche ed energetiche.
La proposta contenuta nella mozione prevede comunque di intervenire temporaneamente anche su una quota di questo prelievo, considerando il forte aumento dei costi del riscaldamento.
Il nodo delle regioni di confine
C'è poi un aspetto particolarmente sensibile per il Ticino: quello della concorrenza dei distributori oltreconfine.
La mozione ricorda che misure di riduzione temporanea delle imposte sui carburanti sono state adottate anche in altri Paesi europei e ritiene che questo possa creare ulteriori difficoltà ai distributori svizzeri situati nelle regioni di frontiera.
Nel settembre 2026, ad esempio, anche l'Italia è intervenuta più volte con riduzioni temporanee delle accise sul gasolio, successivamente rimodulate dal governo italiano.
Per una regione come il Mendrisiotto, dove la differenza di prezzo tra due lati della frontiera può rapidamente modificare le abitudini degli automobilisti, la questione assume quindi anche una dimensione economica locale.
Ora la parola alla Confederazione
La mozione pone in sostanza una domanda politica e finanziaria: in presenza di un aumento eccezionale dei prezzi, lo Stato dovrebbe temporaneamente rinunciare a una parte delle proprie entrate fiscali per attenuarne gli effetti?
Quadri sostiene che la situazione attuale giustifichi un intervento e chiede che una parte dei maggiori oneri venga sottratta almeno temporaneamente a cittadini e imprese.
Resta però da stabilire quale sarebbe l'effettivo spazio di manovra del Consiglio federale, quali modifiche legislative sarebbero eventualmente necessarie e quale sarebbe il costo per le finanze della Confederazione.
È su questi punti che il dibattito dovrà ora misurarsi: tra l'esigenza di contenere un rincaro che si riflette direttamente sull'economia reale e quella di mantenere le entrate destinate al bilancio federale, alle infrastrutture e agli strumenti della politica climatica.
