Dal 27 ottobre al 15 novembre 2026, il Centro pastorale San Giuseppe di Lugano ospiterà “Fede e Guerra”, mostra fotografica del collettivo Memora dedicata a Nigeria, Myanmar e Siria. Tre Paesi lontani tra loro, tre conflitti spesso ai margini dell’attenzione internazionale, raccontati partendo non dalle strategie militari o dalle mappe geopolitiche, ma dalle persone che quelle guerre le attraversano ogni giorno.
La mostra, proposta da Christian Solidarity International (CSI) con il sostegno della Diocesi di Lugano e del Centro pastorale San Giuseppe, porta in Ticino il lavoro dei fotoreporter Carlo Cozzoli e Davide Canella, già presentato a Milano, Firenze e Genova.
Quando la fotografia diventa testimonianza
Memora nasce con l’intento di raccontare guerre, crisi e trasformazioni sociali attraverso le storie di chi le vive. La fotografia, in questa prospettiva, non si limita a registrare ciò che accade: diventa uno strumento per conservare una memoria, restituire un volto alle conseguenze dei conflitti e permettere a quelle storie di continuare a essere viste anche quando l’attenzione delle cronache si è già spostata altrove.
È una scelta che emerge con forza anche dalle immagini che accompagnano il progetto. In Myanmar compaiono giovani combattenti che utilizzano droni costruiti e imparati a pilotare grazie a Internet. In Nigeria, la macchina fotografica entra nella realtà degli sfollati che convivono con la minaccia di Boko Haram e ISWAP. In Siria, l’obiettivo arriva dentro la quotidianità di una madre, combattente cristiano-assira, nel momento in cui ritrova i propri figli.
Scene molto diverse, unite però da un elemento comune: dietro ogni guerra continuano a esserci vite, famiglie, comunità, paure, appartenenze e speranze.
Nigeria, Myanmar e Siria
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tre reportage.
“Cicatrici della terra” conduce negli Stati nigeriani del Borno e del Benue, territori segnati da terrorismo, violenza, povertà e insicurezza. Qui intere comunità convivono con la presenza di gruppi armati e con le conseguenze di anni di conflitto.
“Rivoluzione in Myanmar” racconta invece la generazione di giovani che, dopo il colpo di Stato del 2021, ha scelto di opporsi alla giunta militare. Un conflitto sanguinoso che continua ancora oggi, pur ricevendo uno spazio relativamente limitato nell'informazione internazionale.
Infine “Intima’”, parola araba che significa appartenenza, affronta il legame delle comunità cristiane siriane con la propria terra, la fede e la comunità, in un contesto ancora attraversato da profonde tensioni e violenze.
Il titolo stesso della mostra, “Fede e Guerra”, indica però che il centro del racconto non è soltanto la distruzione. Nei tre percorsi fotografici la fede emerge anche come elemento di identità, resistenza e speranza, accanto ai temi della dignità umana, della libertà religiosa e della solidarietà.
Le immagini tornano nei luoghi in cui sono nate
Un aspetto particolare del lavoro di Memora riguarda quello che il collettivo definisce un percorso di “restituzione”. Dopo essere state realizzate, pubblicate ed esposte, le fotografie producono anche un ritorno concreto verso i territori documentati: i ricavi di mostre ed eventi benefici vengono destinati a organizzazioni non governative impegnate nei luoghi in cui quelle immagini sono state scattate.
Il reportage, quindi, non termina con lo scatto o con l'esposizione. Il lavoro torna, in qualche modo, alle persone dalle quali ha avuto origine.
L’inaugurazione il 27 ottobre
L’apertura ufficiale è prevista per martedì 27 ottobre alle 18.15 al Centro pastorale San Giuseppe.
Durante la serata Carlo Cozzoli e Davide Canella presenteranno il progetto e il proprio lavoro, accompagnandolo anche con cortometraggi realizzati nei territori documentati.
Interverrà inoltre in videocollegamento don Gideon Obasogie, responsabile della comunicazione della Diocesi di Maiduguri, in Nigeria e partner di CSI, che porterà una testimonianza diretta dalla regione.
A moderare l’incontro sarà Roberto Porta, presidente dell’Associazione ticinese dei giornalisti.
La mostra resterà poi aperta per quasi tre settimane, offrendo anche a scuole e gruppi la possibilità di richiedere visite guidate.
Per info e prenotazione visite guidate: info@csi-svizzera.ch 044 982 33 50
