Il PS saluta con soddisfazione la decisione del Governo di rafforzare gli interventi dei Consultori EOC nelle scuole ticinesi. Ma la nuova strategia cantonale riporta alla memoria le polemiche sull'agenda scolastica del 2023. Quali contenuti saranno proposti ai ragazzi e come verranno coinvolte le famiglie?
Prevenire gli abusi, le infezioni sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate, aiutare i giovani a conoscere il proprio corpo e a costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco. Sono obiettivi difficilmente contestabili.
Ma quando si parla di educazione sessuale nelle scuole, la questione non riguarda soltanto le finalità dichiarate. Riguarda anche i contenuti, l'età degli allievi, le modalità d'insegnamento e il ruolo delle famiglie.
Ed è proprio su questi aspetti che la decisione annunciata dal Partito Socialista ticinese merita qualche approfondimento.
Cosa ha deciso il Governo
In un comunicato diffuso oggi, il PS esprime soddisfazione per il sostegno del Consiglio di Stato al potenziamento dei Consultori di salute sessuale (CoSS) dell'Ente ospedaliero cantonale.
La proposta nasce da una mozione presentata nel 2021 da Raoul Ghisletta e successivamente ripresa dalla granconsigliera Lisa Boscolo.
L'obiettivo iniziale era garantire incontri regolari nelle scuole postobbligatorie, senza lasciare l'accesso a queste attività alla disponibilità dei singoli istituti.
Secondo quanto riferisce il PS, il Governo intende andare oltre: rafforzare gli interventi nelle terze o quarte medie e prevedere sistematicamente un'ora-lezione nel primo biennio delle scuole medie superiori e professionali.
Il potenziamento dovrebbe avvenire senza costi supplementari per il Cantone, attraverso una compensazione interna delle prestazioni riconosciute all'EOC.
Alla luce dell'impegno governativo, la mozione viene ritirata per favorire una realizzazione più rapida, senza un ulteriore passaggio parlamentare.
Rimane naturalmente da verificare come e quando le nuove misure saranno concretamente applicate.
Quell'agenda scolastica del 2023
Chi segue le vicende della scuola ticinese ricorderà le polemiche suscitate dall'agenda scolastica 2023-2024, distribuita anche agli allievi di quinta elementare.
Al centro delle contestazioni vi erano due pagine dedicate all'identità di genere e alla cosiddetta fluidità, attraverso il racconto di una ragazza che esprimeva dubbi sulla propria identità.
Le critiche non riguardarono soltanto il tema affrontato, ma soprattutto il modo in cui veniva presentato a bambini di circa dieci anni, senza un approfondimento contestuale.
La vicenda arrivò in Gran Consiglio, con interrogazioni e una mozione sulla verifica preventiva dei contenuti.
Nella risposta dell'8 novembre 2023, il Consiglio di Stato difese l'operato del gruppo redazionale, ritenendo la trattazione compatibile anche con l'età degli allievi di quinta elementare.
Successivamente furono avviate valutazioni sull'agenda e, per la sua distribuzione nelle scuole comunali, venne prevista la possibilità per i Comuni di scegliere se aderire.
Una vicenda che sollevò una domanda tuttora attuale: fino a che punto la scuola può affrontare autonomamente questioni educative particolarmente delicate e quale spazio deve essere riservato alle famiglie?
Cosa prevede davvero la strategia cantonale
Per comprendere il contesto attuale abbiamo consultato la strategia SEAS-II, pubblicata dalla Commissione cantonale per l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole (CEAS), nella versione del 13 febbraio 2026.
Il documento chiarisce che l'educazione sessuale non viene intesa esclusivamente come prevenzione sanitaria.
La strategia adotta un approccio definito olistico, ispirato alle linee guida internazionali, e comprende aspetti fisici, affettivi, emotivi e relazionali.
Accanto alla prevenzione delle infezioni, delle gravidanze non pianificate e della violenza sessuale, figurano l'identità di genere, l'orientamento sessuale, i diritti sessuali e riproduttivi, l'autodeterminazione e l'inclusione.
È un'impostazione decisamente più ampia rispetto a una tradizionale lezione di prevenzione medica.
Questo non significa che ogni intervento nelle classi tratterà necessariamente tutti questi argomenti. Significa però che essi fanno parte del quadro educativo ufficialmente adottato dal Cantone.
E qui emerge un collegamento concreto: i Consultori EOC partecipano ai lavori della CEAS e del suo gruppo operativo, contribuendo anche alla realizzazione di materiali e attività educative.
Non abbiamo trovato elementi per affermare che il nuovo potenziamento riproporrà le vignette dell'agenda del 2023. Esiste però una continuità nell'impostazione educativa generale, che rende ragionevole chiedere quali contenuti saranno effettivamente presentati nelle classi.
Anche le risorse meritano una verifica
Un altro aspetto interessante emerge dal rapporto annuale 2025 dei Consultori EOC.
Durante l'anno sono stati raggiunti 4'161 giovani attraverso attività scolastiche, a conferma di un servizio già presente sul territorio.
Ma lo stesso rapporto indica anche 134 giornate complessive di chiusura straordinaria nelle quattro sedi dei consultori, delle quali 35 attribuite agli interventi nelle scuole.
Non significa necessariamente che l'ampliamento ridurrà le prestazioni di consulenza. Mostra però che le attività scolastiche impegnano risorse operative reali.
Se il programma verrà esteso senza finanziamenti aggiuntivi, sarà quindi utile capire quali prestazioni verranno compensate, come saranno distribuiti gli incarichi e se l'accessibilità dei consultori rimarrà invariata.
La prevenzione non dovrebbe escludere il confronto
Il dibattito sull'educazione sessuale è tornato d'attualità anche nel luglio scorso, quando una petizione dell'Alleanza per un'Infanzia e Adolescenza Protette (AIAP-Ticino) ha chiesto maggiore trasparenza sui contenuti del percorso formativo online obbligatorio destinato ai docenti.
Si tratta di un'iniziativa distinta dal potenziamento dei Consultori EOC, ma che evidenzia quanto il tema rimanga sensibile.
La stessa strategia cantonale riconosce esplicitamente l'importanza della collaborazione con le famiglie.
Sarebbe quindi opportuno chiarire alcuni aspetti: i genitori potranno conoscere anticipatamente i materiali utilizzati? Come saranno definiti i contenuti per ciascuna fascia d'età? Quali possibilità di confronto saranno previste in caso di perplessità? E con quali criteri verrà verificata l'efficacia degli incontri?
Non sono domande che mettono in discussione la prevenzione. Sono domande sul modo in cui viene realizzata.
Perché parlare ai giovani di consenso, rispetto, responsabilità e salute è importante. Ma proprio l'importanza di questi argomenti richiede chiarezza, competenza e attenzione alle differenti sensibilità.
La soddisfazione espressa dal PS è comprensibile dal punto di vista di chi ha promosso la proposta. Non dovrebbe però rappresentare la conclusione del dibattito.
La qualità dell'educazione sessuale non si misura soltanto dal numero di incontri organizzati, ma anche dalla loro capacità di informare senza creare confusione, rispettare l'età degli allievi e costruire un rapporto di fiducia tra scuola e famiglia.
Ed è su questi aspetti, più che sulle dichiarazioni d'intenti, che il nuovo programma dovrà essere valutato.
