Le condizioni di lavoro dei giovani che scelgono una professione agricola finiscono sotto la lente del Gran Consiglio ticinese. I deputati Lea Ferrari e Massimiliano Ay chiedono al Consiglio di Stato chiarimenti sugli orari di apprendistato, sul rischio di esaurimento e sulle prospettive formative del settore. Sullo sfondo, una questione che riguarda tutti: chi garantirà la produzione alimentare locale negli anni a venire?
Il futuro dell'agricoltura comincia dalle condizioni di lavoro
Chi produrrà il cibo di domani? E quali condizioni di lavoro attendono oggi i giovani che decidono di dedicarsi all'agricoltura?
Sono gli interrogativi al centro di un atto parlamentare presentato il 29 settembre 2026 dai deputati del Partito Comunista Lea Ferrari e Massimiliano Ay, che richiama l'attenzione del Governo ticinese sulle condizioni dell'apprendistato agricolo, con particolare riferimento alla professione di orticoltore.
Il titolo scelto dai due parlamentari, «Condizioni allarmanti per chi garantirà il nostro cibo di qualità?», riassume la preoccupazione di fondo: il futuro della produzione agricola dipende anche dalla capacità di offrire ai giovani percorsi formativi sostenibili e professionalmente attrattivi.
Al centro dell'interrogazione figura anche il Centro professionale del verde di Mezzana, punto di riferimento cantonale per la formazione nelle professioni della natura.
Orari settimanali: 42, 48 oppure 51,5 ore?
Uno degli aspetti più significativi sollevati dai deputati riguarda la durata della settimana lavorativa.
Secondo i dati riportati nell'interrogazione, a fronte delle 42 ore settimanali indicate come riferimento per un normale apprendistato, la formazione di orticoltore AFC ne prevede 48, mentre quella di agricoltore AFC raggiunge le 51,5 ore.
Differenze considerevoli, che portano i parlamentari a interrogarsi sulla sostenibilità di questi ritmi, soprattutto per giovani ancora impegnati nel percorso di formazione professionale.
Ferrari e Ay chiedono esplicitamente al Consiglio di Stato se sia stato affrontato il rischio di esaurimento durante l'apprendistato e quali interventi intenda adottare per rendere queste professioni più attrattive.
Viene inoltre domandato se le condizioni lavorative degli apprendisti orticoltori ticinesi possano essere considerate «estenuanti», proponendo un confronto con gli altri percorsi formativi offerti dal Centro professionale del verde.
È importante precisare che l'interrogazione solleva queste problematiche, ma non presenta dati specifici su casi di esaurimento o situazioni individuali di sfruttamento. Sarà quindi compito del Governo fornire gli elementi necessari per valutare la situazione.
Quanti giovani scelgono l'agricoltura? E quanti abbandonano?
La questione degli orari si accompagna a quella della continuità formativa.
I due deputati chiedono di conoscere il numero degli apprendisti impegnati nel percorso di orticoltura in Ticino e di sapere se siano stati registrati abbandoni prima del conseguimento dell'attestato federale di capacità.
In caso affermativo, vogliono sapere se siano state approfondite le ragioni di tali interruzioni.
Il tema è rilevante anche alla luce dell'organizzazione della formazione professionale agricola, che prevede un sistema duale: l'apprendista alterna l'attività pratica in azienda alla formazione teorica scolastica e ai corsi interaziendali.
Per l'orticoltura AFC il percorso dura tre anni e prepara alla gestione delle coltivazioni, dalla preparazione del terreno alla raccolta e commercializzazione degli ortaggi.
La capacità delle aziende di accompagnare adeguatamente gli apprendisti rappresenta quindi una componente essenziale della qualità della formazione.
Aziende agricole e formazione: serve una strategia?
Un altro punto dell'interrogazione riguarda la capacità delle strutture agricole ticinesi di assumere e formare nuove leve.
Ferrari e Ay chiedono al Governo di valutare questa disponibilità e di considerare investimenti nella promozione delle professioni agricole e orticole, coinvolgendo direttamente le aziende del territorio.
L'obiettivo indicato è garantire un quadro lavorativo sano, capace di favorire l'ingresso dei giovani nel settore e di offrire prospettive concrete per il loro futuro professionale.
Non si tratta soltanto di assicurare un numero sufficiente di posti di apprendistato, ma anche di interrogarsi sulla qualità dell'esperienza formativa e sulle opportunità occupazionali successive.
Agricoltura biologica: quale spazio nella formazione di Mezzana?
L'ultima parte dell'atto parlamentare guarda alle prospettive dell'agricoltura biologica.
I deputati chiedono come questa modalità produttiva venga promossa nell'insegnamento a Mezzana e quanti posti di apprendistato siano attualmente occupati presso aziende biologiche.
La domanda conclusiva apre inoltre a una possibile evoluzione dell'offerta formativa: sarebbe pensabile introdurre in futuro un percorso di studi interamente dedicato all'agricoltura biologica?
Una prospettiva che, secondo l'impostazione dell'interrogazione, potrebbe contribuire a diversificare il mercato del lavoro agricolo cantonale e a rafforzarne la capacità di adattamento.
La sovranità alimentare non è soltanto una questione di produzione
Nell'interrogazione compare anche un riferimento all'articolo 14 della Costituzione ticinese, che contempla il principio della sovranità alimentare.
Si tratta di un principio approvato dal popolo ticinese il 13 giugno 2021, con il 62,1% dei voti favorevoli, che richiama fra l'altro l'accessibilità agli alimenti, l'uso sostenibile del territorio e il diritto dei cittadini di contribuire a decidere il proprio sistema alimentare e produttivo.
Il collegamento proposto dai due parlamentari è evidente: per difendere la produzione agricola locale non basta preoccuparsi dei terreni coltivabili o delle modalità produttive. Occorre anche garantire che vi siano persone preparate e disponibili a lavorare nel settore.
Ed è proprio su questo punto che l'interrogazione assume un significato più ampio.
Perché parlare del futuro dell'agricoltura senza interrogarsi sulle condizioni di chi dovrà praticarla rischia di lasciare incompleta qualsiasi strategia sulla sovranità alimentare.
Le risposte del Consiglio di Stato permetteranno di comprendere se le preoccupazioni espresse dai deputati trovino riscontro nella realtà degli apprendistati ticinesi e quali strumenti siano eventualmente necessari per intervenire.
