Salvare il giornalismo per difendere la democrazia: il 21 novembre la protesta arriva a Berna

Scritto il 02/11/2026
da team.redazione


Dopo una nuova ondata di licenziamenti nelle redazioni svizzere, giornalisti, sindacati e associazioni professionali chiamano alla mobilitazione nazionale. Al centro della protesta non ci sono soltanto i posti di lavoro, ma il futuro dell'informazione indipendente e il diritto dei cittadini a essere informati.
«Salvare il giornalismo - difendere la democrazia». È questo il messaggio che sabato 21 novembre 2026 porterà in Piazza federale a Berna professioniste e professionisti dell'informazione provenienti da tutta la Svizzera.
La manifestazione, prevista alle ore 15.00 e già autorizzata, nasce dall'iniziativa di operatori dei media e vede il sostegno di impressum, syndicom e del Sindacato svizzero dei mass media (SSM).
L'allarme riguarda una situazione che si aggrava da anni: redazioni ridimensionate, giornalisti licenziati, carichi di lavoro crescenti e risorse sempre più limitate per svolgere un'informazione approfondita e indipendente.
Secondo impressum, soltanto nell'autunno 2026 centinaia di professionisti dei media svizzeri hanno perso il lavoro. Una progressiva erosione che rischia di tradursi in meno notizie, minori possibilità di verifica e un impoverimento del dibattito pubblico.

Tamedia, Ringier e SSR: i tagli continuano

I motivi della protesta emergono chiaramente dalle recenti decisioni dei principali gruppi mediatici.
Il 5 ottobre Tamedia ha annunciato una ristrutturazione che coinvolge 41 collaboratori, con la soppressione di 34 posti equivalenti a tempo pieno. Una decisione arrivata appena cinque giorni dopo la scadenza della moratoria sui licenziamenti concordata con impressum nel 2024.
Il 20 ottobre i dipendenti si sono nuovamente mobilitati, chiedendo alla direzione spiegazioni, dialogo e una revisione della strategia aziendale.
Non è un caso isolato. Il 23 settembre syndicom e impressum hanno contestato il progetto di Ringier Media Svizzera di eliminare 14 posti su 74 nella Svizzera romanda: quasi un impiego ogni cinque.
Anche il servizio pubblico radiotelevisivo è sottoposto a importanti misure di risparmio. Secondo l'SSM, la SSR dovrà risparmiare 100 milioni di franchi entro il 2029.
Le cause non sono necessariamente identiche: diminuzione degli introiti pubblicitari, trasformazione digitale, obiettivi di redditività aziendale e riduzioni delle risorse disponibili per il servizio pubblico. Le conseguenze, tuttavia, rischiano di convergere: meno personale, maggiore pressione sulle redazioni e un'offerta informativa progressivamente impoverita.

Il paradosso dei milioni: Chiasso TV ne aveva già parlato

Il 13 ottobre scorso, nell'articolo Tamedia: tagli alle redazioni, milioni ai vertici e agli azionisti, Chiasso TV aveva analizzato i bilanci ufficiali di TX Group, società madre di Tamedia.
Dall'esame dei documenti emergevano alcuni dati significativi:

- Circa 41,1 milioni di franchi di dividendi approvati nel 2026.
- 7'749'000 franchi di remunerazioni complessivamente contabilizzate nel 2025 per consiglio d'amministrazione e direzione esecutiva, comprese quelle di ex dirigenti.
- 1'822'000 franchi di compenso complessivo per il presidente Pietro Supino e 1'083'000 franchi per la dirigente Tanja zu Waldeck, la più remunerata della direzione esecutiva nel 2025.

Sono cifre contenute nel rapporto ufficiale sulle remunerazioni del gruppo. Comprendono, secondo i casi, stipendi, contributi previdenziali, incentivi e altre prestazioni.
Naturalmente, dividendi e remunerazioni appartengono a capitoli economici differenti, e TX Group comprende attività diverse da Tamedia. Non si può quindi sostenere automaticamente che quelle risorse avrebbero evitato i licenziamenti.
Rimane però una domanda che avevamo già posto e che oggi, alla luce della mobilitazione nazionale, acquista ulteriore significato: prima di sacrificare altri posti nelle redazioni, sono state davvero considerate tutte le alternative, comprese quelle riguardanti i compensi più elevati e le priorità nella distribuzione delle risorse?

Non soltanto una questione sindacale

La mobilitazione di Berna vuole coinvolgere anche i cittadini. All'appello hanno aderito anche i Giovani giornalisti svizzeri (JJS), che invitano professionisti, lettori e pubblico a partecipare.

Junge Journalistinnen und Journalisten Schweiz

Il problema, infatti, supera la tutela dell'occupazione.
Quando una redazione perde giornalisti, perde anche conoscenza del territorio, relazioni con le fonti, memoria degli avvenimenti e capacità di seguire con continuità le decisioni delle istituzioni.
Particolarmente vulnerabile è l'informazione regionale e locale, dove la scomparsa di poche figure professionali può lasciare intere comunità con una copertura giornalistica insufficiente.
Ed è proprio questo il significato più profondo dello slogan scelto dagli organizzatori.

Difendere il giornalismo non significa difendere automaticamente ogni impresa editoriale o ogni scelta delle sue direzioni. Significa preservare le condizioni che permettono ai giornalisti di informare, verificare e, quando necessario, porre domande scomode anche a chi detiene il potere economico e politico.

È un principio che riguarda l'intera società, non soltanto chi lavora nell'informazione.