Dopo alimentazione e malattie croniche, la strategia sanitaria dell’amministrazione Trump si estende con nuovi finanziamenti a dipendenze, salute mentale e prevenzione del suicidio. Robert F. Kennedy Jr.: «Stiamo affrontando queste crisi alle loro radici».
WASHINGTON – Non soltanto curare quando il problema è ormai esploso, ma cercare di impedirne l'insorgenza, intervenendo sui fattori di rischio e sulle cause. È ancora una volta la prevenzione il filo conduttore della politica sanitaria portata avanti negli Stati Uniti dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), attraverso la Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA), ha annunciato il 31 agosto lo stanziamento di 77 milioni di dollari destinati alla prevenzione e al trattamento delle dipendenze, al recupero, alla salute mentale nelle comunità, alla prevenzione del suicidio e ai servizi di intervento nelle situazioni di crisi.
Non si tratta di una svolta improvvisa nella politica di Kennedy. Al contrario, il provvedimento appare coerente con una linea perseguita fin dal suo arrivo alla guida dell'HHS: spostare maggiormente l'attenzione dalla sola gestione della malattia alla prevenzione e alla ricerca delle sue cause.
Una strategia che negli ultimi mesi si è manifestata soprattutto sul terreno dell'alimentazione e delle malattie croniche e che ora trova un'applicazione esplicita anche nel campo delle dipendenze e della salute mentale.
«Affrontare queste crisi alle loro radici»
Le parole utilizzate dallo stesso Kennedy nell'annunciare i finanziamenti non lasciano molto spazio alle interpretazioni.
«Ogni americano merita la possibilità di vivere libero dalla dipendenza e dalla devastazione provocata dalle malattie mentali non trattate», ha dichiarato il segretario alla Salute.
Kennedy ha quindi collegato il provvedimento alla Great American Recovery, l'iniziativa dell'amministrazione Trump dedicata al contrasto delle dipendenze e al recupero, spiegando che l'obiettivo è affrontare queste crisi «alle loro radici».
Prevenzione, accesso ai trattamenti efficaci, rafforzamento dei servizi di crisi e capacità delle comunità di intervenire prima che la situazione precipiti costituiscono i cardini dichiarati dell'intervento.
Una formulazione che non rappresenta un elemento isolato. L'HHS definisce infatti oggi tra le proprie priorità l'individuazione e il contrasto dei fattori alimentari, comportamentali, medici e ambientali che possono contribuire alle malattie croniche. Nella strategia Make America Healthy Again (MAHA), la prevenzione è diventata uno degli elementi centrali della politica sanitaria federale.
Dall'alimentazione alle dipendenze
Il principio era già apparso chiaramente nella politica alimentare.
Nel gennaio scorso Kennedy e il Dipartimento dell'Agricoltura avevano presentato le nuove linee guida alimentari federali 2025-2030 con un messaggio volutamente semplice: “Eat Real Food”, mangiate cibo vero.
Le indicazioni privilegiano alimenti integrali e poco trasformati e chiedono una forte riduzione di carboidrati raffinati, zuccheri aggiunti, alimenti altamente processati e additivi artificiali. L'HHS ha motivato questa impostazione ricordando il peso enorme delle malattie croniche legate anche alla dieta e agli stili di vita sul sistema sanitario americano.
La stessa amministrazione ha inoltre avviato interventi sui coloranti sintetici, sulla supervisione degli ingredienti alimentari e sulla formazione nutrizionale dei futuri medici. In agosto, facendo il bilancio dei primi 18 mesi dell'amministrazione Trump, lo stesso HHS ha descritto esplicitamente la propria strategia come orientata alla prevenzione, alla trasparenza e alla ricerca delle cause delle malattie croniche.
Il nuovo stanziamento sulle dipendenze sembra dunque inserirsi nello stesso schema: prevenire prima di dover curare le conseguenze.
Come saranno spesi i 77 milioni
La parte più consistente dei finanziamenti, 23,6 milioni di dollari, sarà destinata al trattamento delle dipendenze e ai percorsi di recupero.
Di questi, 9,6 milioni sosterranno organizzazioni impegnate nella costruzione di reti comunitarie per accompagnare nel lungo periodo persone con disturbi legati all'uso di sostanze e problemi psichiatrici concomitanti.
Altri 8,7 milioni finanzieranno programmi di screening e intervento precoce, rivolti anche a bambini e adolescenti, con particolare attenzione al consumo di alcol tra i minorenni, agli oppioidi e alle altre sostanze.
Infine, 5,3 milioni saranno destinati a servizi integrati per donne incinte e nel periodo successivo al parto che presentano problemi di dipendenza e di salute mentale.
Ma una fetta particolarmente significativa del pacchetto riguarda proprio la prevenzione.
22,2 milioni di dollari saranno destinati a Stati, comunità e tribù per programmi che puntano a impedire o ritardare l'inizio del consumo di sostanze, ridurre i fattori di rischio, rafforzare quelli protettivi e sviluppare resilienza attraverso strategie basate sulle evidenze.
«La prevenzione è il fondamento di un solido sistema di salute comportamentale», ha sottolineato Christopher D. Carroll, Principal Deputy Assistant Secretary della SAMHSA.
Salute mentale e bambini
Altri 21,8 milioni di dollari riguardano la salute mentale nelle comunità.
Di questi, 8,9 milioni saranno utilizzati per affrontare le conseguenze psicologiche e comportamentali legate a criminalità, violenza e situazioni di disordine, con particolare attenzione a giovani e famiglie.
Otto milioni andranno invece al National Center for Child Traumatic Stress, mentre 4,9 milioni sosterranno programmi dedicati alla salute mentale dei neonati e dei bambini più piccoli e al loro sviluppo socio-emotivo.
Anche qui emerge un elemento caratteristico della strategia: intervenire il più precocemente possibile, prima che il disagio si trasformi in una condizione più grave e difficile da trattare.
Prevenire anche il suicidio
L'ultima tranche, 9,4 milioni di dollari, riguarda la prevenzione del suicidio e la gestione delle crisi.
Ben 7,5 milioni saranno destinati al rafforzamento del sistema 988 Suicide and Crisis Lifeline, con particolare attenzione a ciò che accade dopo il primo contatto con una persona in difficoltà.
L'obiettivo è garantire un accompagnamento successivo, migliorare il coordinamento tra i servizi, ridurre il ricorso agli interventi d'emergenza quando possibile e creare collegamenti più efficaci con trattamenti e percorsi di recupero.
Altri 1,9 milioni finanzieranno programmi comunitari di prevenzione e intervento precoce rivolti agli adulti a rischio di suicidio.
Una filosofia sanitaria sempre più riconoscibile
Presi singolarmente, 77 milioni di dollari rappresentano una cifra relativamente limitata all'interno dell'enorme sistema sanitario federale statunitense. Politicamente, però, il provvedimento assume un significato maggiore se inserito nella sequenza delle decisioni adottate dall'HHS sotto la guida Kennedy.
Dall'alimentazione alla lotta contro le malattie croniche, dalla salute infantile fino alle dipendenze e al disagio mentale, il denominatore comune dichiarato rimane quello di cercare le cause prima di limitarsi a gestirne le conseguenze.
Lo stesso HHS definisce oggi ufficialmente la prevenzione delle malattie croniche una delle proprie priorità e afferma di voler proteggere le decisioni scientifiche dai conflitti d'interesse, privilegiando programmi e organizzazioni che garantiscano maggiore trasparenza e indipendenza.
È probabilmente questo, più dei 77 milioni stanziati, l'aspetto politicamente più interessante dell'annuncio.
Kennedy continua infatti a portare avanti una concezione della politica sanitaria nella quale alimentazione, ambiente, comportamento, prevenzione, ricerca e medicina non vengono considerati compartimenti separati, ma elementi dello stesso problema.
Ora quella filosofia viene applicata anche a uno dei drammi sociali più profondi degli Stati Uniti: dipendenze, overdose, disagio mentale e suicidio.
E ancora una volta la parola d'ordine è la stessa: intervenire prima.
