A tre anni dall’inizio della guerra a Gaza e a un anno dal cosiddetto cessate il fuoco, Medici Senza Frontiere denuncia un progressivo restringimento dello spazio disponibile per la popolazione palestinese. Al centro dell’allarme dell’organizzazione umanitaria c’è la cosiddetta “linea gialla”, che secondo MSF sta assumendo le caratteristiche di un confine di fatto e contribuendo a isolare intere comunità dall’acqua, dall’assistenza sanitaria e dalle infrastrutture essenziali.
Nel comunicato diffuso oggi, 5 ottobre 2026, MSF afferma che Israele starebbe progressivamente comprimendo la popolazione di Gaza in un’area sempre più limitata, mentre continuano violenze, restrizioni alle forniture e difficoltà nell’accesso ai servizi indispensabili.
La “linea gialla” e il restringimento dello spazio disponibile
Secondo Medici Senza Frontiere, nell’ultimo anno la cosiddetta linea gialla, inizialmente presentata come misura difensiva temporanea e come elemento del cessate il fuoco, è stata progressivamente rafforzata attraverso postazioni militari, barriere e demolizioni.
MSF riferisce che la linea si sarebbe progressivamente spostata verso ovest, comprimendo la popolazione in una porzione sempre più ridotta della Striscia. Nel comunicato viene indicato che le forze israeliane occupano attualmente circa il 65% della Striscia di Gaza, utilizzando la linea come confine di fatto dell’area controllata.
L’organizzazione segnala inoltre che la delimitazione della linea non sarebbe sempre chiara o costante. Le persone che si avvicinano alla zona rischierebbero di essere colpite e i team di MSF continuano a curare pazienti con ferite da arma da fuoco riportate nelle aree circostanti.
La situazione avrebbe avuto conseguenze anche sulla distribuzione degli aiuti: MSF riferisce di avere dovuto sospendere più volte la distribuzione dell’acqua a causa delle sparatorie nelle vicinanze delle comunità situate lungo la linea.
Oltre 1.200 casi di trauma in due mesi
La violenza, sottolinea l’organizzazione, non riguarderebbe solamente le zone prossime alla linea gialla.
Nei soli mesi di giugno e luglio, i team di MSF affermano di avere assistito oltre 1.200 casi di trauma, comprendenti ferite da esplosione, ustioni, ferite da arma da fuoco e lesioni provocate da aggressioni fisiche.
Nel corso degli ultimi tre anni, secondo i dati riportati dall’organizzazione, i suoi team hanno trattato oltre 200.000 casi di trauma, comprese lesioni provocate da violenza fisica intenzionale. Nello stesso periodo, il comunicato indica in oltre 74.000 le persone uccise nell’offensiva militare israeliana, tra cui più di 20.000 bambini.
Acqua, igiene e malattie
Le condizioni di vita della popolazione vengono descritte da MSF come caratterizzate da un sovraffollamento estremo e da un accesso insufficiente ad acqua pulita, servizi igienico-sanitari, rifugi e assistenza sanitaria.
L’organizzazione riferisce di avere assistito quest’anno più di 11.000 casi di malattie della pelle, tra cui la scabbia, e di avere registrato oltre 1.500 casi di varicella nei mesi di giugno e luglio.
Nel mese di agosto, MSF dichiara di avere distribuito circa 2,1 milioni di litri di acqua potabile al giorno, una quantità che, secondo l’organizzazione, rimane comunque molto inferiore rispetto ai bisogni della popolazione.
MSF segnala inoltre che la maggior parte delle persone dispone di meno di sei litri d’acqua al giorno per uso domestico. Nei centri sanitari vengono trattati pazienti affetti da gastroenteriti, infezioni respiratorie acute, malattie della pelle, epatite, infezioni batteriche cutanee, scabbia e pidocchi.
Un sistema sanitario sempre più fragile
Il comunicato descrive anche un progressivo deterioramento dell’assistenza sanitaria. Gli ospedali esaurirebbero sempre più frequentemente le forniture di base, mentre l’accesso a farmaci e cure essenziali diventerebbe sempre più difficile.
Le restrizioni riguarderebbero anche materiali come olio motore e pezzi di ricambio, necessari al funzionamento di generatori, ambulanze, ospedali e sistemi per la distribuzione dell’acqua.
Secondo MSF, oltre l’80% delle strutture sanitarie della Striscia ha subito danni. L’organizzazione ritiene che le conseguenze fisiche e psicologiche della guerra, degli sfollamenti e della distruzione del sistema sanitario continueranno a pesare sulla popolazione per molti anni.
La situazione anche in Cisgiordania
Il comunicato estende l’attenzione anche alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Dal 2023, MSF riferisce un aumento di attacchi da parte dei coloni, operazioni militari, incursioni nelle abitazioni, demolizioni, espansione degli insediamenti e restrizioni alla libertà di movimento.
I pazienti assistiti nelle cliniche dell’organizzazione avrebbero raccontato ai team di MSF di avere visto le proprie abitazioni demolite, di avere subito aggressioni e di avere perso il bestiame.
L’attività di MSF a Gaza
Medici Senza Frontiere indica la presenza nel territorio palestinese occupato di oltre 1.480 operatori e operatrici palestinesi a Gaza e di circa 80 operatori e operatrici in Cisgiordania.
A Gaza l’organizzazione fornisce cure chirurgiche, fisioterapia, assistenza medica di base, cure materno-infantili, vaccinazioni, supporto alla salute mentale e distribuzione di acqua potabile.
Dall’inizio della guerra, MSF dichiara di avere effettuato oltre 2,2 milioni di visite ambulatoriali, gestito più di 769.500 casi d’emergenza, realizzato oltre 52.000 interventi chirurgici, registrato 101.500 ricoveri ospedalieri, somministrato 129.000 vaccinazioni e svolto più di 140.000 sessioni di supporto alla salute mentale.
L’organizzazione ha inoltre sostenuto l’evacuazione medica da Gaza di 144 persone. Quindici operatori di MSF sono stati uccisi dall’inizio della guerra.
